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Le Lezioni del passato
08/02/2016 08:39

La settimana passata, e per la nostra borsa è ormai la sesta settimana consecutiva, è proseguita l’erosione di valore dei principali indici, ormai atterriti dalla possibilità che il 2016 assomigli al 2008.
L’umore dei mercati azionari è ormai sotto i tacchi, ben rappresentato dall’andamento parziale di questo primo scorcio dell’anno: SP500 è a -8%, Eurostoxx50 è a -12%, il Dax è a -13,5%, mentre il nostro Ftse-Mib ha perso ben il -19,5%. Solo nel 2008 abbiamo avuto un inizio d’anno simile a questo. Allora SP500 perse il 9% nelle prime 6 settimane ed Eurostoxx50 oltre il 14%. E, dato che in borsa il buongiorno si vede dal mattino, non resta che ricordare come si concluse il terribile anno 2008: -38% per SP500, -44% per Eurostoxx50 e -50% per il nostro Ftse-Mib.
Anche allora, come è avvenuto in queste settimane, la sventola ribassista di inizio anno colse del tutto impreparati i guru americani e i gestori dei grandi fondi. Nel classico esercizio previsionale che le riviste finanziarie elargiscono ai lettori sotto Natale, con sondaggi ad ampio raggio tra questi personaggi, ritenuti esperti, sul tema “Come andrà il prossimo anno?” e “Dove conviene mettere i soldi per guadagnare di più il prossimo anno?”, la risposta che nel 2007 ebbe il maggior consenso fu “i mercati saliranno ancora almeno del 10%”. Il consiglio poi fu quello di “puntare sull’Europa che è più a buon mercato degli USA”. Quasi nessuno previde scenari negativi.
Quest’anno abbiamo avuto le stesse risposte ed i mercati ci stanno  nuovamente dando una chiara dimostrazione dell’abilità previsionale dei guru. Che però continueranno, sempre gli stessi, ad essere chiamati a vaticinare anche il prossimo anno, tanto i lettori hanno la memoria corta.
Ma queste non sono le uniche analogie che possiamo leggere sui mercati tra il 2008 ed il 2016. Se guardiamo all’andamento dell’indice guida mondiale, l’americano SP500, allora, dopo qualche mese di faticoso rialzo nell’anno precedente, in cui venne realizzato il nuovo record assoluto, ma conteporaneamente vennero evidenziate sui grafici divergenze ribassiste tra l’andamento dei prezzi e quello dei principali oscillatori di forza, nei mesi autunnali dell’anno precedente venne disegnata una figura di inversione (testa e spalle ribassista), che venne ufficialmente completata proprio nel mese di gennaio. La stessa cosa è avvenuta nel 2015, con la formazione di un ampio testa e spalle, la realizzazione del record assoluto di 2.134 punti a maggio, la formazione della spalla destra del modello di inversione con il rally autunnale, ed il completamento del testa e spalle ribassista nella settimana centrale di gennaio.
La mappa del mercato, per il proseguimento d’anno, ricalcherà quella del 2008? Non credo che le analogie continueranno in modo così preciso, anche perché il mondo oggi è ben diverso da quello di 8 anni fa. In ogni caso, per chi vuol sapere come andò allora, ricordo che febbraio registrò un piccolo recupero nella seconda parte, seguito da un nuovo affondo ribassista in marzo, con realizzazione di un nuovo minimo relativo discendente. Da lì, finalmente, si ebbe un recupero consistente con un rally primaverile del 14%. Poi venne la devastazione estiva, la crisi finanziaria esplose ed il fallimento di alcune grandi banche (Bear Sterns e JP Morgan acquisite e Lehman Brothers liquidata) portarono i listini agli inferi, da cui emersero solo a marzo del 2009, con enormi danni all’economia reale.
Ho citato la successione degli eventi del 2008, non perché ritenga che rifaremo la stessa strada e con la stessa cadenza temporale. I motivi sono altri. Da un lato far notare che occorre aver rispetto del mercato anche quando ci dice cose spiacevoli. Non credere al mercato e rimanere pervicacemente dalla parte sbagliata solo perché è doloroso incassare una perdita, può portare ad ulteriori e ben più devastanti perdite. Il secondo insegnamento che possiamo trarre dal passato è che, come le salite non sono lineari, anche le discese non lo sono. Sebbene l’impulso ribassista sia molto più rapido e violento del rally riazista, non si scende a piombo. In un trend ribassista ci sono fasi di rimbalzo che possono essere anche molto consistenti, come avvenne appunto nella primavera del 2008, con l’indice SP500 che, dopo aver perso circa il 20% in sei mesi (ottobre 2007 – marzo 2008) poi recuperò il 14% in due (aprile e maggio 2008), per poi assestare le sventole peggiori successivamente.
Quel che deve essere compreso dai trader e dagli investitori è che non bisogna mai andare contro il mercato. Pertanto se in fase rialzista occorre privilegiare l’operatività rialzista, in quella ribassista occorre essere molto liquidi e magari operare short. Se in fase di trend rialzista è bene comprare sui supporti e lasciar correre i guadagni, in quelle ribassiste è bene non azzardarsi a comprare sui supporti, ma piuttosto vendere sulle resistenze, interpretando i rimbalzi come occasioni di alleggerimento. E soprattuto guai a fare le medie al ribasso.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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