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Cardiopalma
05/02/2016 08:38

Il film della seduta di ieri ha preso le somiglianze di un emozionante thriller, pieno di colpi di scena e con un finale che, sebbene possa sembrare a lieto fine, non riesce a fugare l’impressione che anche oggi si possa vedere una nuova puntata al cardiopalma.
L’apertura dei mercati europei è stata molto buona ed in gap rialzista. Hanno scontato il poderoso recupero del giorno precedente, attuato dall’indice USA SP500 per merito del rally del petrolio. Al mattino un intervento di Draghi ha tentato di dare una veste comica al film della giornata. Il governatore BCE, che evidentemente non riesce a capacitarsi del fatto che le sue politiche si siano rivelate del tutto inutili, non ha trovato di meglio che affermare «Ci sono forze nell'economia globale oggi che, tutte assieme, concorrono per mantenere bassa l'inflazione». Di che parla? Di un complotto planetario delle oscure forze del male, della sfiga o dei marziani? Boh… Ma come nei migliori film americani l’eroe conclude «Se non ci arrendiamo all'inflazione bassa - e sicuramente non lo facciamo - a conti fatti ritornerà a livelli in linea con il nostro obiettivo».  Ovvero: continuiamo così, tanto prima o poi i prezzi dovranno pur riprendere a salire.
Sarà magari stato anche questo rassicurante messaggio, unito all’arretramento del prezzo del greggio, sceso nuovamente sotto i 32 dollari al barile, a convincere i venditori a tornare in azione. Sta di fatto che ben presto i listini sono tornati a ballare, con saliscendi simili ad un lungo giro sull’ottovolante, testando nel pomeriggio, dopo l’arrivo di alcuni pessimi dati macroeconomici americani, i supporti da ultima spiaggia:  il Dax (ieri il listino più debole tra i maggiori) è scivolato sotto 9.300, livello che non aveva ancora superato nemmeno nei momenti peggiori degli ultimi tempi; Eurostoxx50 ha rivisto, come il giorno prima, valori vicini al minimo del 20 gennaio scorso; il nostro Ftse-Mib ha rifatto il minimo del giorno prima sotto 17.200.
Ma per fortuna che di lì a poco ha aperto Wall Street, che ancora una volta, anche se meno intensamente del giorno prima, ha interpretato con l’ottica, tornata in voga, del tanto peggio, tanto meglio, la serie di dati macroeconomici arrivati ieri, che profumano di rallentamento economico e riduzione dei margini di profitto: l’aumento dei sussidi di disoccupazione, il crollo della Produttività nel 4° trimestre 2015 (-3%), l’aumento oltre le previsioni del costo del lavoro, il deciso calo degli ordini industriali.
Rinfrancati da Wall Street in rialzo e dal petrolio che ha fatto una fiammata sopra i 33 dollari proprio dopo l’apertura americana, anche le borse europee hanno trovato il coraggio di recuperare e sono riapparsi i compratori. Il nostro Ftse-Mib ha recuperato oltre due punti percentuali ed ha chiuso vicino ai massimi di seduta.
Ancheggi sarà una giornata difficile, specialmente per le borse europee, che sono ancora molto vulnerabili e vicine ai minimi da ultima spiaggia per affrontare l’ultima seduta della settimana a cuor leggero. Dall’Asia arriva un nuovo calo per l’indice giapponese Nikkei, nuovamente sotto quota 17.000, ed anche la borsa cinese è in calo, anche se lieve. Dimostra comunque poca voglia di recuperare e si appresta ad entrare nel periodo di lunga vacanza dovuta al Capodanno cinese con l’indice di Shanghai inferiore ai 2.800 punti.
La giornata odierna oltre che difficile sarà però anche molto importante, poiché il fixing odierno chiuderà anche la candela settimanale e credo che a fine seduta avremo un’indicazione importante per il resto del mese di febbraio. Se le borse terranno e magari chiuderanno in positivo, la prossima settimana potrebbe partire scontando una sorta di doppio minimo sui mercati europei, con possibilità di recuperi non trascurabili. Al contrario, se verranno sfondati i livelli che ieri sono stato testati, sono possibili ulteriori e pesanti avvitamenti ribassisti, prima che si trovi un fondo da cui rimbalzare.
Come sempre il faro sarà Wall Street.

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