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I mercati si aggrappano alle gonne di Nonna Yellen
02/02/2016 08:35

Dopo un mese come gennaio, sebbene il finale abbia segnato un evidente recupero, non è facile mantenere il buonumore per più di un paio di sedute.
Così ieri le principali borse europee hanno dimenticato le gioie di venerdì scorso ed hanno accusato una giornata storta, iniziando febbraio proprio come avevano iniziato gennaio, cioè a passo di gambero. Con la sola eccezione del mercato giapponese, ancora alle prese con i festeggiamenti per la mossa a sorpresa di Kuroda, gli altri listini hanno registrato un ritorno di pessimismo, che ha portato quelli europei ad intraprendere fin dal mattino la via del ribasso, che li ha accompagnati per tutta la seduta. L’esempio negativo l’ha dato, tanto per cambiare, la borsa cinese che è andata a testare per la terza volta in 4 giorni l’area 2.650 con l’indice Shanghai Composite. Il motivo del calo è stata l’ennesima delusione da parte dell’indice PMI manifatturiero, ancora in ampio territorio recessivo e peggiore delle attese.
A peggiorare ulteriormente il clima si è poi aggiunta la pioggia dichiarazioni contrarie, da parte di molti paesi del Golfo Persico, allo svolgimento di una riunione straordinaria OPEC per concordare un taglio alla produzione. Perciò i rumors che la scorsa settimana avevano spinto il petrolio a quota 34 dollari si sono rivelati una bufala e subito gli operatori ne hanno tratto le conseguenze, provocando l’arretramento significativo e continuo del prezzo del greggio a partire da mezzogiorno. Alla fine della giornata le quotazioni del WTI si sono così ritrovate nuovamente intorno ai 31 dollari, con l’evidente indicazione che il primo attacco alla trend line discendente e passante da quota 34 dollari è mestamente fallito.
Il tono dei mercati azionari europei nel pomeriggio si è allora incupito come quello di chi aveva creduto ai rumors sulla riunione OPEC. Un’ulteriore botta è stata fornita dall’indice ISM manifatturiero USA di gennaio, che ha collezionato il terzo mese al di sotto di quota 50 (48,2 come a dicembre e meno delle attese che prevedevano 48,6). Per un’economia che la FED continua a ritenere in buona salute, direi che non ci siamo proprio. Su questa notizia i listini europei hanno fatto i minimi di seduta, arrivando a perdere anche più di un punto percentuale.
Però Wall Street da qualche giorno sembra aver ripreso ad utilizzare la chiave di lettura “mondo rovesciato”, che di solito adopera quando sente aria di aiuti monetari. Essa funziona al contrario del buon senso. Gli eventi positivi vengono accolti con stizza, mentre quelli negativi compiacciono il mercato, perché favoriscono la generosità monetaria delle banche centrali. Ne abbiamo visto un esempio venerdì scorso, quando il brutto dato sul PIL è stato accolto con una standing ovation da parte dell’indice SP500, salito di due punti e mezzo. Ieri il brutto PMI ha paradossalmente aiutato l’indice azionario americano a risollevarsi da una brutta apertura di seduta e a recuperare, lentamente ed a borse europee chiuse, nonostante il calo continuo del petrolio, il punto percentuale di perdita iniziale, chiudendo praticamente invariato.
Gli investitori americani mostrano ancora una volta di voler contrapporre l’ottimismo della volontà al pessimismo della ragione e continuano a fare quel che sono abituati a fare da anni: aggrapparsi alla giacchetta di chi governa la FED (in questo caso alle gonne di nonna Yellen) mendicando tassi a zero e stimoli monetari.
Riusciranno a convincere la FED a tornare di manica larga, così come ha fatto Kuroda e come Draghi anche ieri ha nuovamente promesso di fare? Questo è sostanzialmente il dilemma di queste settimane. Se le trimestrali riusciranno a non deludere troppo, è possibile che la scommessa sulla bonarietà della FED possa alimentare ancora qualche acquisto ad opera dei cacciatori di monnezza, che dopo i cali profondi fanno capolino in cerca di saldi di fine stagione.
Poi, probabilmente, la dura realtà, che ci fa già intravedere segnali di recessione globale in arrivo, finirà per imporsi definitivamente. Ma intanto l’illusione che anche stavolta si riesca a mettere una pezza monetaria alle falle dell’economia reale potrà magari favorire ancora un po’ di rimbalzo, consentendo alle mani forti di distribuire al popolo la carta straccia a prezzi più alti.

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