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Gennaio finisce con il rimbalzo
01/02/2016 08:39

Si è concluso con un rimbalzo finale il terribile mese di gennaio. Gli indici azionari ed anche il prezzo del petrolio, nell’ultima settimana, comunque piuttosto travagliata ed incerta fino a giovedì, hanno recuperato dai minimi. La performance mensile, seppure pesante (SP500 -5,1%; Eurostoxx50 -6,8%; Dax -8,8%; Ftse-Mib -12,9%, ed è stato il peggiore), si è allontanata parecchio dalla devastazione che appariva ai nostri occhi all’inizio della terza settimana del mese.
Ha contribuito molto alla ripresa finale delle quotazioni azionarie il rimbalzo del petrolio, in seguito agli annunci da parte di funzionari russi, poi smentiti, circa un possibile taglio produttivo che i sauditi avallerebbero al fine di consentire una certa ripresa delle quotazioni. Che sia notizia vera, oppure bufala, parecchie posizioni short sono state precipitosamente smontate, accontentandosi degli obiettivi raggiunti sotto i 28 dollari la settimana precedente e da cui già era partito un abbozzo di rimbalzo. La ripresa delle quotazioni è proseguita con volumi di scambio in aumento (dato che rafforza la validità del rimbalzo) ed ha raggiunto il primo ostacolo di rilievo in area 34 dollari, dove transita la trend line discendente che unisce i massimi di fine dicembre ed inizio gennaio. Il superamento di questo livello, che non è scontato, potrebbe consentire l’avanzata verso il secondo ostacolo, assai più ostico, in area 38-39 dollari, dove si sono arenati ripetuti tentativi di inversione rialzista a dicembre. In quell’area passerà nei prossimi giorni un’altra trendline discendente di più lungo periodo, che molto probabilmente sarà difficile superare, a meno che le voci di tagli produttivi non diventino consistenti realtà.
Ma il contributo decisivo al rimbalzo è arrivato ancora una volta dalle banche centrali, sempre disposte a soddisfare le crisi di astinenza monetaria dei mercati.
Già Draghi aveva seminato promesse di ulteriori misure espansive la scorsa settimana. Ma l’euforia era durata poco, dato che lo smalto di SuperMario non è più quello di una volta, dopo il flop di dicembre, quando aveva promesso molto e mantenuto poco. Questa volta è stato Kuroda a rianimare quel po’ di toro che è ancora rimasto sui mercati. Il presidente della Bank of Japan, al contrario di Draghi, ama promettere poco e sorprendere con i fatti. Anche stavolta lo spettacolo è riuscito. Venerdì ha deciso di introdurre tassi negativi sui depositi bancari presso la BOJ che verranno incrementati da ora in poi. Solo pochi giorni fa si era detto contrario a questa misura e l’averla invece decisa ha sorpreso e sferzato i mercati, che hanno potuto ricominciare a pensare positivo. Se Kuroda si è già mosso e se Draghi si muoverà in senso espansivo ai primi di Marzo, è assai difficile che Yellen ed il FOMC della Federal Reserve possano continuare ad irrigidire la loro politica, causando un nuovo rally del dollaro, di cui venerdì si è cominciato a vedere qualche accenno. Perciò qualche ottimista è tornato a comprare. Nel pomeriggio di venerdì, poi, è arrivata una prima conferma macroeconomica, con la stima preliminare del PIL USA del 4° trimestre. Il risultato di +0,7% annualizzato contro il +0,8% atteso dagli analisti, il +2% del 3° trimestre ed il +3,9% del secondo, ha mostrato nei numeri che il rallentamento della crescita non è più solo d’attualità in Cina, ma si sta affermando anche in America. Questa evidenza toglie altri argomenti ai falchi della FED e rende assai probabile almeno uno stop di qualche mese alla normalizzazione che vuole la FED.
Insomma. Siccome alcune banche centrali si muovono allargando gli stimoli e quella che voleva stringere è stata spiazzata dai fatti, i mercati possono riprovare il giochino del “tanto peggio, tanto meglio”, che tante soddisfazioni rialziste ha dato in passato. Ricominciano così a leggere le brutte notizie come preludio ad aiuti monetari delle banche centrali.
Però faccio notare che proprio le notizie negative, che inducono a pensare ad altri aiutini monetari, dimostrano che tutto quel che hanno fatto le banche centrali finora non è servito a stimolare l’economia reale, ma solo la speculazione. E non vedo come possa funzionare domani quel che non ha funzionato fino ad oggi.
Credo quindi che ogni nuovo giro di giostra speculativa basato sulla droga monetaria diventerà sempre più pericoloso, perché allontana sempre più le valutazioni di mercato dai fondamentali dell’economia, che sono in rapido deterioramento, come dimostrano le recessioni ormai conclamate da mesi su alcuni importanti paesi, emergenti ed immergenti (Russia, Brasile, Giappone) il rallentamento senza fine della crescita cinese, la frenata che ora si sta facendo evidente anche in USA. Manca soltanto una battuta d’arresto europea, che potrebbe arrivare quando,tra qualche giorno verranno comunicati i dati preliminari del PIL dell’Eurozona, per completare il quadro a tinte fosche. Aggiungiamo che, per quel che contano, le previsioni per il 2016 fatte da Fondo Monetario e OCSE vengono continuamente riviste al ribasso e ormai si rassegnano ad indicare tassi di crescita mondiale inferiori al 3%, che per gli economisti è un livello da recessione globale.
Detto questo, che induce ad essere pessimisti per il medio periodo, in ottica di breve non c’è dubbio che si riscontrano i tipici segnali di rimbalzo da ipervenduto. La tempesta ribassista nella prima parte del mese ha creato eccessi di negatività che hanno portato il trend principale a svoltare al ribasso, su tutti i principali mercati azionari mondiali, ma negli ultimi giorni del mese è riuscito ad arrestare la caduta ed iniziare una fase di correzione rialzista di breve periodo. SP500 nella seduta di venerdì ha già recuperato fin quasi alla prima resistenza di 1.950, che oggi potrà forse essere attaccata. Il movimento di recupero, se accompagnato da una stabilizzazione del petrolio sopra i 33 dollari, potrebbe anche portarsi verso la seconda forte resistenza di area 1.990, dove passerà tra qualche giorno anche la media mobile a 50 periodi, che gennaio ha orientato al ribasso. Oltretutto l’area 1.875, ripetutamente testata per tutta la scorsa settimana, farà da supporto molto robusto per contenere eventuali ripensamenti.
Il rimbalzo, a mio parere, non andrà vissuto come occasione di rientro strategico sul mercato, ma solo come opportunità tattica di trading di breve respiro. Le mani forti ricominceranno a smobilizzare ed i ribassisti torneranno a picchiare un po’ più in alto, dove riusciranno a vendere meglio. Non mi illuderei che le misure monetarie, ora che il ciclo economico sembra deteriorato un po’ dappertutto, riescano a fare quel miracolo che non sono riuscite a fare in condizioni più favorevoli.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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