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Ehi, Renzie! Sicuro che l'Italia non e' piu' un problema?
29/01/2016 08:41

La fiction che ci presenta il mercato azionario americano, in questa settimana finale del terribile mese di gennaio, ha trasmesso ieri una puntata simile alle precedenti e senza particolari emozioni.
Il pendolo ha compiuto la quinta oscillazione, questa volta al rialzo, sempre all’interno del box che, noiosamente, riporto per l’ennesima volta: 1.878 - 1.908. Se proprio vogliamo cercare il pelo nell’uovo, dobbiamo constatare che la seduta è stata un po’ più nervosa delle precedenti e i massimi del box non sono stati raggiunti. Ma è un dettaglio secondario.
Quel che conta è che fino a quando SP500 non risolverà il braccio di ferro tra compratori e venditori e non uscirà da questa scatola che ne contiene la direzionalità, non fornirà segnali operativi.
Oggi, al termine di una settimana di nervosa lateralità, abbiamo un dato macroeconomico che potrebbe imprimere una spinta direzionale al mercato, specialmente se risulterà diverso dalle attese.
Alle 14,30 verrà infatti pubblicata la prima stima (advance) del PIL USA del 4° trimestre 2015, un dato molto atteso e previsto dagli analisti al +0,8% annualizzato. Rispetto al +2% del trimestre precedente si nota un’attesa di significativa contrazione della crescita, motivata in gran parte da una deludente stagione natalizia, che giustifica la fibrillazione dei mercati nelle ultime settimane.
Un dato superiore o inferiore alle attese favorirebbe la fine dell’impasse e darebbe un certo impulso direzionale al mercato.
Se negli USA si attende, nel resto del mondo ci si muove parecchio. Ieri l’Eurozona è stata bersagliata dalle vendite, con perdite generalizzate e superiori ai 2 punti percentuali. Il nostro Ftse-Mib è riuscito ancora una volta a fare assai peggio degli altri, trascinato nel baratro dal settore bancario su cui sono piovute sospensioni a raffica per eccesso di ribasso.
Il problema, per l’Eurozona, è la progressiva perdita di credibilità, dopo le continue liti sui profughi, l’innalzamento di muri e la ventilata sospensione del trattato di Schenghen per due anni, che manderebbe in soffitta uno dei capisaldi del progetto europeo e danneggerebbe anche la credibilità dell’Unione Monetaria. Per la borsa italiana si aggiunge la grave criticità in cui versa il sistema bancario. Per anni le banche italiane sono state abbandonate dai governi al loro destino. Si è sbandierata, prima da Monti, poi da Letta e, ultimemente, anche da Renzi, una solidità che non esiste, come dimostra il livello di sofferenze: oltre 200 miliardi, il 17% dell’attivo complessivo del sistema bancario, una percentuale doppia rispetto alla media delle banche europee.
La pentola dei crediti marci è stata lasciata ribollire per anni, complice una Banca d’Italia che da Fazio in poi ha perso per strada tutto il prestigio e l’integrità morale che possedeva ai tempi di Carli, Baffi e Ciampi, e parecchie volte ha chiuso un occhio, altre volte addirittura tutt’e due, di fronte agli scempi dei manager e delle consorterie politiche locali nascoste dietro il paravento del “contatto col territorio”, che serviva a finanziare allegramente gli amici dei manager e dei partiti di riferimento ai danni dei bilanci della banca.
Il Governo Letta, poi, ha accettato senza discutere e, mi viene il sospetto, senza nemmeno capire le conseguenze che avrebbero portato, le norme europee sul Bail-in, che il Governo Renzi ha poi ratificato alla chetichella entro il limite massimo concesso dalla UE, per farle entrare in vigore da quest’anno. La normativa sul bail-in cancella con un tratto di penna la tutela costituzionale del risparmio, come veniva inteso finora, cioè che le banche non potevano fallire e quel che prestavi allo Stato o alle banche lo avevi sicuramente indietro alla scadenza. Una rivoluzione che non è stata minimamente spiegata in anticipo agli italiani, che l’hanno scoperta quando si è applicata in modo leggermente edulcorato alle 4 banchette toscane della famiglia Boschi. Una rivoluzione che piomba su un sistema bancario in grave crisi, rappresenta un attentato alla fiducia dei cittadini.
Non ci possiamo stupire perciò se assistiamo a risparmiatori che chiudono i conti bancari, a titoli delle banche quotate che crollano, alla speculazione internazionale dei fondi avvoltoio che sta individuando nelle nostre banche le prede delle prossime razzie ribassiste.
Come se non bastasse, si illude il mercato che si troverà con un colpo di bacchetta magica la soluzione al problema delle sofferenze e si partorisce la soluzione Padoan-Vestager, chemolto probabilmente non risolverà un bel niente. Non mi addentro in tecnicismi, di cui abbondano i primi dettagli comunicati, ma la garanzia bancaria verrà data solo sulle tranches di sofferenze dotate di miglior collaterale a garanzia, che verranno insaccate in obbligazioni dotate di rating BBB. A queste la garanzia non serve nemmeno, anche perché lo Stato italiano non ha un rating migliore di questo.
A tutte le altre, che sono la maggior parte, niente garanzia, per cui è ipotizzabile che i fondi avvoltoio non pagheranno che pochi spiccioli per comprarsi le sofferenze. Per cui le banche che vorranno fare pulizia dovranno poi fare aumenti di capitale monstre per tornare in linea con i parametri europei.
Ergo, la soluzione Padoan-Vestager è una bufala che serve solo per tranquillizzare la gente mischiando le carte. Tanto i media ultimamente si limitano a pubblicare le slides di Renzi senza indagare quel che c’è dietro.
Ma il mondo non è solo Italietta, né è solo eurozona. A rianimare le Borse asiatiche nella notte ci ha pensato Kuroda, il boss della Banca del Giappone, che ha introdotto i tassi negativi sui depositi in eccesso delle banche giapponesi depositati presso la BOJ.
La notizia è bastata a svalutare immediatamente lo Yen ed a rianimare l’indice Nikkei, che ha recuperato quasi il 3%, come ha fatto anche l’indice di Shanghai.
Aggiungiamo che il petrolio è risalito abbondantemente al di sopra dei 33 dollari e sembra voler proseguire il rimbalzo sulle voci di imminenti tagli produttivi di OPEC e Russia per rianimare i prezzi.
Ce n’è abbastanza per preventivare un recupero mattutino anche degli indici europei.
Poi, alle 14,30, il PIL USA darà la sua sentenza.

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