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No FED, no party
28/01/2016 08:37

La borsa americana, rappresentata al meglio dall’indice SP500, ci ha dato anche ieri l’ennesima prova di incertezza. Ho fatto notare nel commento di ieri mattina che l’indice aveva percorso i 30 punti compresi tra 1.878 e 1.908 per tre volte nelle tre giornate di borsa precedenti (due volte al rialzo e una al ribasso).
Ebbene, ieri ha continuato il gioco del pendolo e messo a segno la quarta oscillazione, ovviamente questa volta al ribasso. La volatilità è stata persino in crescita rispetto alle precedenti oscillazioni, dato che ieri i massimi (1.917) ed i minimi (1.873) hanno debordato i margini del box in cui sembra ingabbiato. Però il fixing di fine seduta fotografa l’indice ancora ben inscatolato a quota 1.883.
Pertanto diciamo subito che nulla cambia nello scenario del futuro prossimo, almeno fino a quando l’equilibrio nel braccio di ferro tra rialzisti e ribassisti non vedrà prevalere gli uni o gli altri. La chiusura di una seduta sopra 1.908 oppure sotto 1.878 avvierà un movimento direzionale di una certa valenza. Possiamo ipotizzare che, se l’uscita fuori dalla scatola sarà rialzista, l’obiettivo minimo dovrebbe essere la resistenza di 1.950.
Assai più significativa invece potrebbe essere un’uscita ribassista, poiché il movimento direzionale andrebbe a confermare la rottura del minimo di agosto (1.867) e causerebbe un’accelerazione ribassista quanto meno fino all’area 1.812 (minimo del 20 gennaio), da cui partì il rimbalzo che ora si è bloccato.
Torniamo un attimo indietro per spiegare il motivo per cui i mercati azionari USA ieri, dopo una partenza volitiva hanno cambiato bruscamente direzione. Sì, perché l’inizio di seduta è stato molto promettente, con l’indice SP500 che si è rapidamente portato al massimo di seduta di 1.917 ed ha trascinato anche le borse europee a recuperare dai minimi e quasi tutte le principali a chiudere la seduta con un bello ed insperato segno positivo. Ha fatto eccezione il nostro Ftse-Mib, trascinato nel baratro e poi non completamente in grado di recuperare il calo, per colpa delle violente vendite sul settore bancario, dovute all’insoddisfazione del mercato sul meccanismo che Padoan è riuscito a partorire per assorbire le sofferenze. Man mano che affiorano i dettagli si sgonfia l’illusione di poter fare le nozze con i fichi secchi. L’operazione rimarrà abbastanza costosa, per la necessità di far emergere in bilancio perdite notevoli e la pulizia richiederà aumenti di capitale per molte delle banche che vorranno intraprenderla. Il rischio è che il meccanismo serva a mettere a posto chi sta già meglio,  mentre le banche che ne avrebbero più bisogno non possano cedere le sofferenze perché non in grado poi di ricapitalizzarsi come richiesto dalle regole di vigilanza BCE.
Torniamo a SP500. Dopo aver brillato per metà seduta, dalle ore 20 è partita una bordata di vendite in grado di produrre in pochi minuti un calo di oltre -2%.
La colpa e della FED, e del suo comunicato che ha illustrato i risultati della riunione del FOMC appena conclusa. Scontato il fatto che i tassi sono stati lasciati fermi, i mercati si attendevano toni molto accomodanti sulle mosse future e speravano che magari si facesse cenno ad un consistente periodo di attesa prima di procedere ad un ulteriore rialzo. Invece nulla di tutto questo. Se non è mancata la solita frase che afferma che le mosse future dipenderanno dai dati che giungeranno sul tavolo del board, non è stato escluso un rialzo nella prossima riunione e nemmeno sono state cambiate le attese che i membri del FOMC avevano manifestato a dicembre, ovvero di 4 rialzi da un quarto di punto nel corso del 2016. Si tratta perciò di un comunicato non accomodante, che un mercato in affanno e bisognoso di aiuti monetari, anche perché le trimestrali in arrivo non stanno affatto entusiasmando, ha interpretato come ostile.
La giornata odierna sarà dunque chiamata a decidere se il supporto è ancora in grado di stimolare un’altra oscillazione del pendolo, questa volta al rialzo, oppure la negatività prenderà il sopravvento. Dall’Asia vengono indicazioni contrapposte. A fronte ad una discreta tenuta della maggior parte degli indici che non si sono fatti spaventare dal calo americano, l’indice di Shanghai ha collezionato un’altra seduta pesante intorno al -3%.

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