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La volatilita' e' messa in scatola
27/01/2016 08:36

Il sismografo impazzito dei mercati ieri ha segnato un’altra oscillazione di assestamento, questa volta  in crescita. Tutte le borse occidentali si sono mosse ben allineate dietro il pifferaio magico, che in questa fase è la quotazione del greggio.
E, come lunedì il petrolio, sceso da oltre 32 dollari a poco più di 29 (stiamo parlando di oscillazioni intorno al 10% quotidiano, non so se mi spiego), aveva causato l’arretramento violento delle borse, la costatazione che ieri le note del pifferaio erano tornate ad essere una suadente melodia rialzista, con il recupero completo del terreno perduto il giorno prima, ha trascinato al rialzo le borse azionarie occidentali.
Gli indici europei, dopo una brutta apertura, a metà mattinata hanno dimenticato il crollo della borsa cinese e si sono messe in fila dietro il rialzo del petrolio ed hanno recuperato anch’esse quel che avevano perso lunedì. Nel pomeriggio si è unito anche Wall Street e tutto è tornato praticamente al punto in cui era venerdì scorso.
Se guardiamo al grafico di SP50, constatiamo che l’indice ha percorso i 30 punti compresi tra 1.878 e 1.908 per ben tre volte nelle ultime tre giornate di borsa: venerdì e martedì al rialzo, lunedì al ribasso.
In questo modo ha disegnato un chiaro box di congestione appena sopra il supporto chiave rappresentato dai minimi estivi. Questa figura di congestione ha un asomiglianza impressionante con quella disegnata dal prezzo del petrolio tra i livelli di 29,50 e 32,30 $.
Evidentemente l’uscita da questa figura di incertezza da parte del petrolio trascinerà anche l’indice SP500 dalla stessa parte e, per il meccanismo delle correlazioni, anche le borse europee.
La situazione sulla borsa italiana aggiunge all’incertezza internazionale anche un po’ di peculiarità nostrana, poiché le banche italiane sono al centro dell’attenzione per le insolvenze e la necessità di una bad bank che ne ripulisca i bilanci. Per questo i titoli bancari, che pesano molto sull’indice Ftse-Mib, non accennano a rallentare la dimensione delle oscillazioni, sballottati da rumor e dichiarazioni. Se lunedì erano tutti letteralmente crollati, ieri la maggior parte di essi ha messo a segno un corposo rimbalzo, sull’onda dei rumors relativi al risiko delle popolari, che vede al centro dell’attenzione Pop. Milano, UBI Banca e Banco Popolare e per le aspettative sulla trattativa tra il Ministro Padoan e la Commissaria UE alla Concorrenza Vestage, per riuscire a strappare l’autorizzazione UE a concedere almeno un aiutino di stato al meccanismo di ripulitura delle sofferenze, che altrimenti sarebbe piuttosto penalizzante per le banche italiane.
A tarda sera è poi arrivata la notizia che l’accordo sarebbe stato raggiunto per un meccanismo un po’ complicato che impone la vendita delle sofferenze a prezzi di mercato, ma consente una forma di garanzia pubblica mascherata. I dettagli non sono ancora noti. Lo saranno probabilmente oggi. Siccome spesso il diavolo si annida nei dettagli, è presto per valutare il possibile gradimento del mercato sullo sforzo compiuto da Padoan.
Anche questa diventa oggi una fonte di incertezza, che si aggiunge all’impatto che avrà sul mercato la trimestrale deludente di Apple, in parte già scontata a priori, la capacità del petrolio di proseguire nel suo rialzo, e, per finire, l’esito del FOMC della Federal Reserve, che verrà comunicato in serata e da cui si attende un comunicato che parli un linguaggio accomodante per i mercati e non accenni ad ulteriori rialzi dei tassi nel prossimo futuro.
Ce n’è abbastanza per tirare i remi in barca ed attendere che i mercati prendano una direzione. Se poi la volatilità si placasse anche un po’, tanto di guadagnato.

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