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Ultima spiaggia, speriamo in Draghi
21/01/2016 08:30

Un vecchio detto di Borsa dice: “I mercati salgono per le scale e scendono con l’ascensore”. E’ quel che è successo anche stavolta, con tutti gli indici azionari principali che ieri hanno ulteriormente esteso la striscia ribassista che si vede sui grafici, accelerando senza pietà in preda al panico dei venditori, che hanno scaricato senza troppe distinzioni titoli che solo un mese fa si strappavano di mano.
L’impulso ribassista è stato così forte da far pensare ad una vera e propria “capitolazione” degli investitori, disposti ad incassare a qualunque costo quel poco o tanto di guadagno che ancora rimane sui portafogli.
Le perdite in Europa sono state anche ieri generalizzate e profonde. Il listino tedesco, che tra i principali è stato quello che ha perso meno (per modo di dire) ha lasciato sul terreno -2,8%. Il nostro Ftse-Mib, ancora una volta quasi il peggiore, battuto soltanto da quello greco, ha ceduto il -4,8%. Quando hanno chiuso le borse europee anche gli indici statunitensi erano in preda al panico e perdevano circa il 3%.
La giornata dei mercati azionari ha ricalcato alla perfezione l’andamento del prezzo del petrolio, che è partito già sotto i 29 dollari ed ha accelerato al ribasso nel pomeriggio, sfondando i 28 dollari proprio poco dopo la chiusura delle borse europee. Il Dax ha così raggiunto e per un momento anche superato il minimo di fine settembre, mentre il nostro Ftse-Mib, grazie alla terza giornata consecutiva di tracollo dei bancari, ha testato addirittura i minimi del 2014, inferiori ai 18.000 punti, che rappresentano veramente l’ultimo baluardo per evitare di piombare nel baratro che si apre sotto quota 17.600.
Quando però le borse europee hanno chiuso è partita la riscossa del petrolio, che ha recuperato oltre un dollaro e con essa anche quella degli indici USA, con SP500 che ha recuperato 2/3 delle perdite e il Nasdaq che è addirittura riuscito a chiudere praticamente in pari.
I mercati USA hanno così disegnato una candela hammer, di possibile esaurimento dell’impulso ribassista. Questa deve però essere confermata oggi da un superamento dei massimi di ieri (1.876). Ma è molto importante che la settimana si chiuda sopra 1.890, per negare la rottura di un pericoloso testa e spalle, che al momento sembrerebbe completato e che proietterebbe nel medio periodo a perdere altri 270 punti.
Come si intuisce, il rimbalzo oggi è d’obbligo, anche se le premesse non sono entusiasmanti. In Asia la seduta non si è conclusa bene né in Giappone, né in Cina. L’indice Nikkei e quelli cinesi non si sono lasciati convincere dal rimbalzo americano ed hanno lasciato il terreno tra il -2% e il -3,5%, mentre il petrolio è tornato nei pressi di 28 dollari.
Pertanto non resta che sperare in Draghi, che oggi riunisce il Board della BCE. E’ difficile che prenda misure concrete, però le sue valutazioni e magari le sue promesse, se ancora hanno qualche appeal, potrebbero rianimare un po’ i mercati europei, completamente frastornati dalle zampate dell’orso.

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