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Tornera' la bufera su banche e BTP?
19/01/2016 08:35

Ieri le borse americane erano chiuse. Quelle asiatiche non avevano dato alcun argomento di riflessione, trascinandosi stancamente alla fine senza movimenti significativi. Il petrolio ha smentito gli oracoli di sventura che prevedevano chissà quali scivolate, dopo la fine delle sanzioni all’Iran ed il prossimo arrivo sul mercato di almeno 1 milione di barili al giorno di greggio offerto da quel paese.
Occorreva qualche argomento forte per stimolare il movimento delle borse europee. Poteva essere magari il tanto sospirato rimbalzo, favorito da eccessi ribassisti molto accentuati sugli indici europei, a contatto con supporti decisivi. Oppure poteva essere una rottura dei supporti, che avrebbe compromesso definitivamente anche le speranze di lateralità, dopo che le prime due settimane hanno abbattuto quelle di rialzo.
Ma per fare l’una o l’altra cosa senza il sostegno che viene dal comportamento dei mercati americani, che tengono da sempre al guinzaglio l’andamento delle altre borse e soprattutto di quelle europee, ci voleva una dose di coraggio che le borse europee non hanno. Perciò i principali indici europei hanno segnato il passo senza rompere i supporti.
L’attesa della riapertura di Wall Street è stata ingannata concentrando tutta l’adrenalina su un obiettivo più limitato, cioè il settore bancario italiano e di conseguenza l’indice Ftse-Mib. A dire il vero anche la borsa di Atene ha subito una dura punizione, ma quella è ormai un’abitudine. Quel che ha impressionato è stata la bordata ribassista che si è abbattuta sulle banche italiane, senza distinzioni. Delle 8 principali banche italiane, tutte quotate sul Ftse-Mib, quella che ha perso meno è stata Mediobanca con-4,8%, mentre le tanto celebrate banche popolari, su cui ci si diletta a scommettere su fusioni e varianti fantasiose del risiko, hanno buscato tra il -5,6% di Popolare di Milano ed il -14,8% di MPS, beniamina dei ribassisti, che vale già assai meno dell’importo raccolto con l’ultimo aumento di capitale.
Poteva stare a galla il nostro indice Ftse-Mib zavorrato da tali cadaveri? No, ed infatti ancora una volta è stato quasi il peggiore d’Europa (peggio di lui solo Atene, ma di poco) con un calo di -2,65% ed un atterraggio a quota 18.687, praticamente sui minimi di seduta che aveva toccato in mattinata, con una scivolata partita dopo la prima illusoria mezz’ora di contrattazioni, che in poco più di un’ora è costata un calo di 4 punti percentuali dai massimi iniziali.
Il perché di questa debacle è tutto negli eventi che in questi giorni sono seguiti all’alzata di cresta di Renzi nei confronti di Bruxelles. Dopo le parole offese di Junker (è storia del week-end) ieri sono arrivati i fatti tedeschi. E non riguardano i problemi per la creazione della bad bank, su cui Padoan sta elemosinando dalla Commissione Europea un ok che tarda ad arrivare. Quella della bad bank è una storia vecchia e di difficile soluzione perché si vuole a tutti i costi fare le nozze con i fichi secchi. In poche parole, ci sono circa 210 miliardi di sofferenze che debbono essere tolte dai bilanci delle malandate banche italiane. Sì, proprio quelle che non avevano bisogno di essere salvate, perché il nostro sistema bancario era il più sano d’Europa. Ricordate Tremonti e poi Monti?
La soluzione può essere solo una bad bank che li rilevi a prezzi molto più alti di quelli di mercato e che dia la garanzia dello Stato. Ciò equivale a buttare nelle banche soldi pubblici, come si è sempre fatto in passato.
Ma ora, dopo l’Unione Bancaria e le norme sul Bail-in, questo non è possibile, perché il salvataggio non può essere fatto con soldi pubblici ed i prezzi di cessione delle sofferenze non possono essere troppo lontani dalle valutazioni di mercato, perché questo sarebbe una violazione della concorrenza. Perciò non si vede come una soluzione efficace possa essere trovata a meno di caricare ancora una volta tutti gli oneri sulla Cassa Depositi e Prestiti. Questa però è garantita dallo Stato ed allora bisogna convincere la commissione UE che non si tratta di soldi pubblici, e non è facile. Oppure si toglie la garanzia dello Stato dalla CDP ed allora bisogna spiegare ai correntisti delle Poste che i loro risparmi vengono usati per comprare monnezza creditizia. La vedo dura, ma Padoan è fiducioso. Sarà andato a ripetizioni di finanza creativa da Tremonti?
Comunque non è questo quel che ieri ha turbato le banche, ma la terrificante proposta di Weidmann, il presidente della Bundesbank, difensore dell’ortodossia monetaria ed acerrimo nemico di Draghi.
Si tratta di una bomba nucleare, che se venisse approvata manderebbe a picco i paesi mediterranei più indebitati.
Weidmann ha proposto che anche gli stati possano fallire, esattamente come le banche. In particolare propone di prevedere per gli stati l’emissione di obbligazioni subordinate, sulle quali, in caso di difficoltà verrebbero azzerate le cedole o abbattuti i rimborsi, in modo da lasciare sui privati parte dell’onere del salvataggio (e toglierlo agli stati forti dell’Eurozona, ovviamente). E’ una proposta che non si discosta poi molto da quella fatta più volte da Schauble, quando, a chi chiede, come ha fatto Renzi, uno sforzo alla Germania per concedere la tutela europea sui 100.000 euro che vengono garantiti ai correntisti in caso di bail-in bancario, ha risposto che in cambio bisognerebbe assegnare un livello di rischio ai titoli di stato in possesso delle banche e svalutarli nei calcoli che la Vigilanza BCE fa misurare la solidità delle banche. Recenti studi propongono la svalutazione tra il 20% ed il 50% dei titoli di stato quando l’emittente ha un rating BBB (il rating dell’Italia è BBB-).
Se consideriamo che le banche italiane hanno in portafoglio circa 400 miliardi di BOT e BTP, si comprende bene il brivido lungo la schiena di chi ha sentito queste proposte.
L’intento punitivo nei confronti dei paesi più indebitati è evidente. Gli esperti di dietrologia debbono scoprire se le uscite tedesche sono una risposta all’insubordinazione di Renzi, che da giorni provoca ed attacca Germania e Commissione UE, oppure se l’attacco di Renzi è stato l’inizio di una guerra preventiva di difesa contro queste proposte, di cui avrebbe avuto qualche “soffiata” nelle vacanze di Natale.
Comunque sia, questo argomento rimette il nostro paese in cima alla lista degli anelli deboli dell’Eurozona. Se lo spread è stato schiacciato da Draghi a quota 100 e la nostra borsa azionaria ambiva solo qualche mese fa a diventare l’Eldorado dei capitali di ventura del mondo intero, la situazione sembra ora in rapidissimo deterioramento. Se le turbolenze si accentueranno noi torneremo nell’occhio del ciclone. Ma la questione debiti pubblici e solidità delle banche non riguarda solo l’Italia, ma tutta l’area mediterranea. Si preannuncia perciò come il prossimo terreno di scontro e possibile focolaio di destabilizzazione futura dell’intera area euro. Non bastavano gli immigrati, il terrorismo ed il bail-in?
Occorre allora prendere atto della debolezza relativa del nostro listino azionario, che queste questioni accentueranno, e della possibile futura debolezza del nostro mercato obbligazionario, con gli spread destinati a tornare a salire.
Ovviamente il processo non sarà fulmineo. Oggi i mercati europei proveranno a rimbalzare, dopo che i dati cinesi, pubblicati nella notte, hanno ufficializzato il regolare scivolamento del tasso di crescita del PIL, degli investimenti e della produzione industriale, senza sorprese positive né negative.
Gli eccessi ribassisti accumulati rendono probabile un nuovo tentativo di rimbalzo anche in Occidente, dopo che in Asia l’accoglienza è stata senza entusiasmi, ma abbastanza favorevole.
Oggi parteciperà anche Wall Street alla battaglia tra ribassisti ringalluzziti e rialzisti perplessi.

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