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Il primo rimbalzo del 2016
13/01/2016 08:39

Ci sono voluti ben 12 giorni di calendario e 7 sedute di borsa per vedere la prima giornata chiaramente positiva sulle borse azionarie occidentali. Di quest’anno, prima di ieri, si era visto soltanto uno striminzito segno +, assai poco convincente,  il 5 gennaio scorso, preceduto e seguito da lunghe e lugubri candele nere. Una serie negativa che è iniziata ancora nel 2015, il 30 dicembre, ed ha causato uno scivolone che assomiglia molto a quello dello scorso agosto. E come quello, si è accompagnato al crollo dei prezzi del greggio, che pare senza fine.
Ma, dopo ogni esagerazione, viene sempre la reazione tecnica. E ieri la si è vista sul mercato azionario, anche se il petrolio ha continuato a sprofondare, raggiungendo la tanto temuta ed attesa quota 30 $ ed ha rischiato di rovinare il rimbalzo dell’azionario, come aveva fatto lunedì scorso.
Ieri però i compratori, che già di buon mattino avevano preso il controllo della seduta in Europa, trascurando le perdite che si erano realizzate in Giappone, hanno avuto i nervi più saldi e la seduta europea si è conclusa con guadagni superiori al punto percentuale, pur retrocedendo nel finale dai massimi della mattinata.
Wall Street invece ha fatto quasi esattamente il contrario delle borse europee e, dopo il rimbalzo iniziale, si è riportata in territorio negativo sulla scia dei prezzi del petrolio che scendevano ed andavano a toccare i 30 dollari. Poi, provvidenziale, è arrivato il rimbalzo del greggio, dovuto a voci su una prossima riunione straordinaria dell’OPEC per riesaminare le quote di produzione, che ha convinto molti trader ribassisti a ricoprirsi ed incassare i guadagni delle posizioni short, una volta raggiunto l’obiettivo. SP500, rinfrancato, ha perciò messo a segno un rally dell’ultima ora ed è riuscito a riportarsi nei pressi dei massimi di seduta, guadagnando anch’esso circa un punto percentuale.
Come si può comprendere dalla narrazione di quel che è successo ieri, per poter sperare in una stabilizzazione delle borse il petrolio è quello più importante dei tre elementi chiave, che si debbono incastrare a dovere. E’ necessario che il raggiungimento delle fosche previsioni sul prezzo del petrolio, che hanno riportato gli oscillatori di momentum nuovamente in forte eccesso ribassista, quasi come nella seconda metà di agosto 2015, siano seguite da un recupero significativo, paragonabile a quello partito allora, che riuscì a stabilizzare i prezzi per 3 mesi al di sopra dei minimi allora raggiunti, che erano a quota 37,75. Un valore che oggi potrebbe addirittura rappresentare un primo obiettivo rialzista di un eventuale rimbalzo.
Il secondo elemento chiave che i mercati osservano con attenzione è la situazione cinese, che deve mostrare quei segni di stabilizzazione che ancora non si vedono. Il Shanghai Composite, dopo essere atterrato a quota 3.000, non è riuscito a rimbalzare a dovere ed oggi ha chiuso a 2.950. Tutto ciò nonostante che nella notte sia stato comunicato un dato ufficiale sulla bilancia commerciale cinese di dicembre così buono da sembrare un miracolo. Il surplus commerciale cinese è salito di oltre l’11%, grazie alle importazioni che sono scese meno del previsto e soprattutto alle esportazioni che sono addirittura salite dopo 5 mesi di calo.
Il dato pare decisamente troppo bello per essere vero e la borsa cinese lo ha preso come una cattiva notizia, forse temendo che impedisca l’erogazione di nuovi forti stimoli monetari.
Il terzo elemento decisivo sarà l’andamento della stagione delle trimestrali USA, apertasi lunedì con Alcoa, che ieri è stata duramente penalizzata dal mercato, che non ha gradito il bicchiere mezzo vuoto dei dati presentati. Tradizionalmente le settimane in cui vengono rilasciate le trimestrali sono quasi sempre favorevoli ai mercati, anche perché molte big anticipano previsioni caute, su cui gli analisti stimano gli utili, per poi sorprendere i mercati con dati effettivi migliori, ed ottenere rally sulle quotazioni. Non è un caso che quasi sempre, anche nei momenti congiunturali difficili, il numero delle società dell’indice SP500 che batte le previsioni degli analisti sia superiore al 50%.
Sarà così anche a questa tornata? Vedremo. Intanto registriamo che gli analisti si attendono complessivamente utili in calo su base annua intorno al -4%, che non sarebbe certo una prova di gran smalto per un sistema produttivo, come quello USA, che vuole porsi anche nel 2016 al traino della crescita mondiale. Ricordo che in settimana toccherà a Intel e JP Morgan (giovedì), Citigroup, Wells Fargo e US Bancorp (venerdì), che ci daranno il polso degli utili soprattutto nel settore bancario.
Sembra pertanto un po’ prematuro festeggiare il rimbalzo di ieri, che potrebbe rivelarsi niente più che un semplice alleggerimento tecnico della pressione ribassista, pronta magari a riprendere vigore dopo le tre classiche sedute di correzione. Ieri è stata la prima. Oggi potrebbe essere la seconda.

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