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E rimbalzo fu, in attesa del Yellen Day
16/12/2015 08:34

Chi ha un po’ di esperienza di trading sa che accanto agli elementi “fondamentali”, alle condizioni economiche e monetarie, ad incidere profondamente sui movimenti dei mercati sono gli aspetti emotivi. Al punto che l’emotività può portare ad eccessi che vanno ben oltre il sensato adeguarsi dei mercati all’economia circostante. E tutto ciò nel bene e nel male.
Abbiamo vissuto una fase, per tutto il mese di novembre, in cui l’emotività rialzista, determinata dall’inerzia acquisita da 6 anni di rialzi e dalle illusioni sulla generosità monetaria di Draghi, ha impedito ai mercati di scontare la negatività dei fondamentali economici che nel corso del 2015 è venuta a crearsi.
Poi la delusione sui concreti provvedimenti della BCE, assai inferiori alle attese, ha portato ad una brusca inversione del “sentiment”, al punto che per una decina di giorni i mercati azionari non hanno fatto altro che scendere a precipizio fino a lunedì, azzerando, chi gran parte, chi per intero, la performance accumulata in tutto il 2015. Ma anche questa volta è arrivato il momento della riflessione, ed i mercati si sono finalmente chiesti se forse non si stava esagerando con i ribassi.
Ecco allora il violento rimbalzo, partito lunedì in USA dopo la drammatica chiusura dei mercati europei. E’ stato il petrolio a dare il via alla riscossa, e si è trascinato dietro Wall Street, con l’indice SP500 che ha puntato i piedi sul supporto di area 1.995 e si è arrampicato fino a superare la resistenza (ex supporto, infranto venerdì scorso) di 2.020.
Ieri gli indici europei hanno dato la caccia alla lepre americana e rimbalzato con ancor maggior vigore, anche perché nel calo avevano lasciato sul terreno perdite assai più grandi di SP500.
La performance quotidiana degli indici europei, è stata via via rafforzata dai segnali di stabilizzazione provenienti dalla Cina, dove il mercato azionario è rimbalzato, dai rendimenti degli High yield americani, che hanno arrestato una salita che pareva infinita, e dalla prosecuzione del rimbalzo del petrolio, che ieri è arrivato quasi a toccare i 38 dollari al barile. L’apertura positiva di Wall Street, che ha ancora aggiunto un altro punto percentuale al recupero, ha poi causato l’accelerazione finale degli indici europei e la registrazione di performance da tripudio: +3,07% il tedesco Dax, +3,26% l’indice globale Eurostoxx50, e addirittura +3,74% il nostro Ftse-Mib, trascinato dal settore bancario, che riemerge dalla tomba in cui sembrava precipitato.
Sebbene il rimbalzo fosse dovuto, occorre non commettere l’errore di scambiare una rondine con la primavera. Fuori di metafora, il rimbalzo è un movimento di alleggerimento della pressione, ma per diventare un’inversione di trend, oltre ad assorbire gli eccessi di debolezza, deve riuscire a concretizzare manifestazioni di forza. Il Dax deve ora superare l’esame di quota 10.630, che fa da resistenza, l’Eurostoxx50 trova un ostacolo a 3.300, mentre il nostro Ftse-Mib per segnalare un’inversione di trend deve oltrepassare 21.840. Anche SP500, che si muove da sempre con una volatilità minore degli indici europei, ha il suo bell’ostacolo da scavalcare per trasformare il rimbalzo nel ripristino pieno del trend rialzista di breve. E’ a quota 2.094.
Affinché questi segnali di forza possano manifestarsi occorre non solo che il petrolio confermi la volontà di recupero, che nelle ultime ore sembra affievolirsi, ma anche che la FED, per bocca del suo Presidente Janet Yellen, non ripeta questa sera la triste e deludente performance di Draghi.
Oggi infatti è il fatidico Yellen Day, la data prevista da tempo come il momento storico del rialzo dei tassi, a 9 anni dall’ultimo ritocco al rialzo e dopo 7 anni di tassi ufficiali fermi a zero.
Non c’è nessun esperto, tranne qualche isolato bastian contrario, che preveda il nulla di fatto questa sera. Esperti e mercato scontano abbondantemente il ritocco all’insù da 0,25%. Qualunque evento contrario a questo, sia il nulla di fatto, che un rialzo più forte, causerebbero turbative significative ed eccessi di volatilità. Pertanto ritengo che possiamo considerare questa aspettativa quasi già una notizia acquisita. Quel che invece non è affatto scontato è il tenore del comunicato e le parole che saranno pronunciate da nonna Yellen in Conferenza Stampa, su cui i mercati imposteranno le scommesse per il 2016. Infatti occorrerà verificare se la FED calcherà la mano sulle cautele e le rassicurazioni che si tratterà di una normalizzazione dei tassi moooolto graduale, oppure non scoprirà le carte sui successivi interventi, lasciandosi le mani libere di fare presto il bis e magari proseguire ancora a distanza abbastanza ravvicinata.
Nel primo caso i mercati, soprattutto quelli più “evoluti”, digerirebbero molto bene il rialzo. Forse qualche turbolenza potrebbe aversi sugli emergenti, che però sono già scesi parecchio ed hanno scontato già ben più di un modesto rialzo da un quarto di punto.
Ma se Yellen & C. non smentiranno categoricamente e senza equivoci la possibilità di un decollo dei tassi un po’ più celere di quel che i mercati vogliono, allora la volatilità potrebbe tornare ad imperversare e l’anno potrebbe chiudersi piuttosto male.
Le probabilità stanno dalla parte della prima ipotesi. Però anche prima dello show di Draghi le probabilità stavano dalla parte di un intervento assai più imponente di quel che poi si è visto e che ha deluso i mercati.
Pertanto è bene calmare gli entusiasmi per il rimbalzo ed aspettare che le rose fioriscano. …Se son rose.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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