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I mercati snobbano la paura
17/11/2015 08:12

Era un evento in qualche modo atteso, temuto, ma rimosso dalla consapevolezza collettiva, quello Le Borse non hanno ceduto al pessimismo del terrore.
La reazione a caldo agli attentati francesi, nel primo giorno di apertura dei mercati dopo il terrore che ha assalito l’Europa nel cuore di Parigi, è stata al di sopra delle mie aspettative.
Possiamo dire che l’emotività, invece che scaricarsi in un tripudio di vendite, che hanno avuto il sopravvento solo nella prima parte della seduta, è stata spesa nel desiderio di rivincita e di vendetta, nella convinzione che la Francia e il mondo civile occidentale vincerà questa terza guerra mondiale contro il nazismo religioso dell’ISIS.
A rincuorare fin da subito i mercati credo siano state le immediate decisioni francesi di rispondere triplicando il loro impegno bellico e bombardando subito Raqqa, la capitale del califfato. Ma ancor più le immagini di Obama e Putin, seduti ad un tavolino uno di fronte all’altro, che si guardano da vicino negli occhi e forse (che cosa si siano detti è ovviamente segreto) hanno trovato un’intesa sulla Siria e sulla guerra all’ISIS.
Perciò, dopo una sbandata iniziale, i mercati europei hanno ritrovato la parità ed ancor meglio hanno fatto quelli americani, che hanno messo a segno un rimbalzo cospicuo con l’indice SP500 sul supporto di 2.020, quello che avevo indicato venerdì come decisivo e da non cedere per non avvitarsi e tornare a testare i minimi di settembre.
La logica, a mio parere, non depone a favore dell’entusiasmo mostrato dai mercati.
Non credo che l’ISIS si spaventi per i bombardamenti occidentali ed arresti la sua nuova strategia, che prevede l’attacco concentrico ai luoghi di ritrovo della gente normale in tutto l’Occidente, per creare una paura generalizzata e rendere la vita molto più difficile ed insicura a quelli che loro definiscono “i crociati”. La guerra durerà ancora molto e l’esito finale non sarà certamente raggiunto con una passeggiata. E’ difficile ipotizzare che tutto ciò dia un contributo positivo alla crescita economica. A fronte dell’evidente impulso all’industria bellica, avremo certamente un aumento sensibile delle difficoltà per il settore turistico e il senso di insicurezza minerà la fiducia dei consumatori. Pertanto credo che al di là della reazione emotiva positiva, i mercati dovranno poi fare i conti con una spinta recessiva provocata dalla guerra all’ISIS.
Ma intanto la reazione è stata quella solita che in passato ha caratterizzato il post-attentati: cedimento a caldo e ripresa immediata degli acquisti, nella convinzione che tutto sarà dimenticato presto.
In questo caso non è mancato chi ha addirittura gioito per l’eventualità, che io ritengo piuttosto improbabile, che la FED possa rinviare ulteriormente il rialzo dei tassi e per la certezza che Draghi a dicembre aumenterà ulteriormente, oltre a quel che già sta progettando, la dose già promessa di stimolo monetario aggiuntivo.
I mercati hanno perciò messo sul piatto un sonoro “tanto peggio, tanto meglio”, in modo ancor più plateale che in passato.
C’è da fidarsi?
Nel breve forse il rimbalzo potrebbe estendersi ancora un pochino. La reazione che oggi in Asia si sta vedendo, con tutti gli indici dell’area decisamente positivi, sembra confermarlo.
Però io resto abbastanza scettico sulle possibilità di cancellare come se nulla fosse i segnali di debolezza che il mese di novembre ci ha già inviato. Ci sono motivi di preoccupazione preesistenti alle novità geopolitiche. Gli attentati cadono su un terreno già fragile. Ritengo imprudente pensare che non contribuiscano a qualche ulteriore smottamento.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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