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In attesa della reazione al Terrore
16/11/2015 08:34

Era un evento in qualche modo atteso, temuto, ma rimosso dalla consapevolezza collettiva, quello che si è brutalmente materializzato venerdì sera a Parigi.
Una serie combinata di attentati simultanei che, per gravità, costituisce un inedito passo avanti nell’escalation del terrore globale ed una prova di forza e di organizzazione militare dell’ISIS superiore alle attese degli esperti occidentali.
Mai era capitato che si azzardasse e si portasse a compimento in Europa un massacro simultaneo sui civili inermi attuato da tre diversi commandos con tecniche diverse. Se l’obiettivo dell’ISIS era quello di seminare il panico nella vita della popolazione civile europea, possiamo dire che l’obiettivo è stato ampiamente raggiunto. Non c’è più nessuno, dopo venerdì, che possa sentirsi al sicuro in una qualsiasi grande città europea. Lo ha dimostrato il panico che si diffuso incontrollato proprio ieri sera, a Parigi, quando è scoppiato un faretto di illuminazione, seguito dagli spari di qualche poliziotto con i nervi a fior di pelle. La paura collettiva ha innescato un travolgente fuggi fuggi che avrebbe potuto fare altre vittime.
La vita nelle grandi città europee non sarà più la stessa, così come mutò profondamente il viaggiare in aereo dopo l’attentato dell’11 settembre.
La capacità organizzativa e la spietata vocazione al martirio dell’ISIS rende purtroppo probabile il ripetersi di episodi simili in altre città. Il primo ministro francese Valls ha già dichiarato di attendere altri atti in Francia nei prossimi giorni. Video diffusi su internet dall’ISIS minacciano già Roma, Londra e Washington. Non è certo un buon viatico per l’inizio ormai imminente del Giubileo a Roma, dato che alla loro brutale efficienza il nostro governo risponde con l’organizzazione di Alfano.
Le conseguenze sull’andamento dei mercati finanziari dei tragici attentati, sia quelle indotte dalla logica che quelle emotive, non possono che essere negative e si scaricheranno su mercati già deboli e preoccupati dei ripetuti segnali di rallentamento provenienti dall’economia reale.
L’Asia, che è più lontana dall’epicentro del terremoto terroristico, stamane ha reagito in modo negativo, ma via via si è ripresa e vede alcuni indici addirittura positivi.
Il dubbio è quanto perderanno fin dall’apertura i mercati occidentali. E, dopo l’inevitabile apertura al ribasso, quali saranno i minimi e se avverrà una qualche sorta di rimbalzo. Poi toccherà ai mercati Usa metabolizzare l’evento. Qui, se si ripeteranno le reazioni avvenute in passato in analoghi episodi, dovremmo assistere ad una reazione molto più controllata, poiché le borse USA sono tradizionalmente meno volatili di quelle europee e per la “lontananza” dall’Europa, che oggi è il bersaglio di ISIS.
Ma che cosa succederà dopo?
L’esperienza passata ci ha mostrato che i mercati, al di là della reazione emotiva a caldo, non sono molto condizionati dai singoli episodi, per quanto gravi possano essere. Questi possono creare esplosioni di volatilità, ma sulla tendenza di fondo del mercato il loro effetto è transitorio. Persino il terribile attentato alle torri gemelle venne metabolizzato in sole 13 sedute di borsa a Wall Street.
Ciò che crea i trend è la percezione dell’andamento futuro dell’economia e le reazioni che le autorità fiscali e monetarie possono mettere in campo. Nel 2001 l’attentato alle torri gemelle avvenne durante un periodo di recessione già conclamato e fornì il pretesto per attuare politiche massicce di stimolo all’economia, in grado di strozzare la recessione e rianimare i mercati. Il rimbalzo di Wall Street si concretizzò infatti grazie all’enorme aiuto fiscale e monetario che Bush e Bernanke misero in campo, oltre che alla sciagurata dichiarazione di guerra all’Afganistan, che fece decollare la spesa militare americana.
Oggi le condizioni in Europa e nel mondo sono molto diverse. L’economia globale sta rallentando e quella americana, nonostante la fiducia di Yellen, continua a dare segnali di incertezza. L’Europa è alle prese con una fragile ripresa, che non riesce a rafforzarsi, nonostante gli stimoli della BCE, che ha ormai quasi esaurito le cartucce a disposizione senza raggiungere obiettivi apprezzabili. I governi, tutti alle prese con il Patto di Stabilità, non possono aumentare il proprio deficit. Le spinte alla disgregazione si stanno ampliando e dappertutto, anche in stati un tempo esempio di apertura cosmopolita, come quelli del Nord Europa, la Gran Bretagna e la stessa Francia, si fanno passi indietro sul processo di integrazione, si sospende la libertà di spostamento garantita dal trattato di Schengen, in altri si costruiscono addirittura muri e filo spinato contro i profughi. Gli attentati avranno sicuramente l’effetto di amplificare queste spinte disgregatrici.
E’ difficile pensare che la piega che sta prendendo quella che da molti osservatori è stata battezzata come “la Terza Guerra Mondiale” possa avere effetti benefici sulla crescita mondiale ed europea.
L’unico effetto che i mercati potrebbero leggere come positivo sarebbe la dissuasione della FED dall’alzare i tassi a dicembre. Ma se avvenisse, si tratterebbe dell’ennesimo rinvio, in grado forse di minare la credibilità della Banca Centrale americana.
Comunque la si guardi oggi è difficile essere ottimisti.

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