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S.O.S. !! Draghi non basta piu'
13/11/2015 08:32

Non è bastato nenache Draghi a salvare i mercati azionari, alle prese ieri con una crisi di nervi piuttosto significativa.
Eppure in mattinata il presidente BCE ce l’ha messa tutta, davanti alla commissione per gli Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo, per garantire che a dicembre il QE sarà ampliato, smentendo il suo vice, il francese Coeurè, che ha rilasciato un’intervista in cui affermava che nulla era ancora deciso. Il mercato ha mostrato inizialmente di credere di più a Draghi, ed infatti l’euro/dollaro in mattinata ha sfondato anche quota 1,07. Però le incertezze che accompagnano i mercati americani in questi giorni, dopo che Yellen ha fissato l’ora X per il rialzo dei tassi a dicembre, si sono fatte ancora sentire ed il pomeriggio è stato uno stillicidio di vendite sui mercati azionari, mentre l’euro recuperava terreno. L’azionario ha poi accelerato al ribasso nel finale, dopo che Wall Street ha mostrato incapacità di recuperare un’apertura negativa. Neanche l’intervento di Yellen, tutta presa a studiare i modi per aumentare la credibilità e la chiarezza della comunicazione della FED ai mercati, è servito a infondere un po’ di ottimismo.
Tutti gli indici europei hanno così chiuso in calo piuttosto pesante e generalmente superiore al punto percentuale. Il nostro Ftse-Mib è stato ancora una volta il peggiore, con un significativo -2,35%.
A trascinare giù il nostro mercato sono stati soprattutto i bancari, guidati dal tonfo di Unicredit che, il giorno dopo la presentazione di una trimestrale che aveva entusiasmato gli analisti, ha lasciato sul terreno oltre il -5%. Non c’è bisogno d’altro per comprendere l’affidabilità che i mercati attribuiscono ai pareri degli analisti fondamentali.
La serata ha confermato anche in USA l’intonazione ribassista (6° calo nelle ultime 7 sedute), che ha portato SP500 a chiudere la seduta a 2.046 punti (-1,40%, che rispetto alle variazioni di routine rappresenta una bella botta).
Le motivazioni per alimentare le prese di beneficio non mancano:  l’avvicinarsi del rialzo dei tassi USA e l’affastellarsi di notizie congiunturali negative sulla Cina; la forza del superdollaro e i timori dei paesi emergenti; il nuovo impulso ribassista dei prezzi delle materie prime (il petrolio sotto i 42 $ al barile ed il rame sprofondato sotto i minimi dell’anno) e le crisi politiche in alcuni paesi dell’Eurozona (in Grecia ieri si sono riviste violente manifestazioni di piazza, la prima volta nell’era di Tsipras).
Sembrano molto lontani i rialzi di ottobre, quando si è beatamente accantonata la crisi estiva cinese, derubricandola a tempesta in un bicchier d’acqua, mentre gli indici occidentali riprendevano a correre verso i massimi dell’anno.
Ora ci ritroviamo con SP500 che ha quasi completato il pullback di ritorno sulla resistenza di area 2.020, sfondata il 15 ottobre e che ora costituisce un supporto da non cedere assolutamente, pena la negazione del segnale rialzista dato allora ed il probabile terzo affondo al di sotto di 1.900 punti.
In Europa il Dax ha mostrato un’encomiabile tenuta ed è, per ora, riuscito a rimanere all’interno della stretta fascia di congestione laterale compresa tra 10.700 e 11.000 punti.
Il nostro Ftse-Mib, che da qualche giorno è abbastanza debole, non è riuscito a fare altrettanto. Ha sfondato con forza il supporto di 22.100 punti e fornito un segnale ribassista confermato da incremento sia di volatilità che di volumi di contrattazione. A questo punto, se non avverrà oggi stesso un recupero convincente, l’atterraggio più probabile è circa 1.500 punti sotto il livello raggiunto ieri.
La partita tra rialzisti e ribassisti è ancora molto aperta, ma la riscossa dei compratori non può più farsi attendere molto.
Certo che, se avremo conferma che neanche le banche centrali riescono più a tenere a galla i mercati, potremmo vivere un difficile finale d’annata.
Altro che rally di Natale….

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