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Il bicchiere torna ad essere anche mezzo vuoto
10/11/2015 08:34

La forte divergenza di comportamento, registrata venerdì scorso, tra la borsa americana e quelle europee, aveva reso abbastanza anomala la seduta, evidenziando, per le prossime decisioni di politica monetaria, uno strano miscuglio di paura a Wall Street ed entusiasmo in Europa. Non capita molto spesso di vedere contemporaneamente, come si è visto venerdì scorso, gli indici americani scendere con decisione e quelli europei salire con altrettanta convinzione.
L’anomalia sembrava quasi evocare un affrancamento delle borse europee dal giogo americano, che normalmente decide la direzione che debbono seguire gli altri listini.
Io stesso nel commento di ieri avevo notato un certo recupero di forza relativa a vantaggio delle borse europee, causato proprio dal cambio euro-dollaro in discesa, che favorisce la competitività delle imprese di Eurolandia e penalizza invece quelle americane.
Però un conto è aumentare la forza relativa, ma tutt’altro è fregarsene di Wall Street.
Infatti ieri abbiamo assistito ad un brusco riallineamento delle borse europee, una volta constatato che le nuvole delle aspettative di  Wall Street minacciano pioggia in attesa della decisione della FED, che stavolta dovrebbe proprio agire, dopo aver rimandato mille volte l’evento annunciato da oltre un anno.
Gli investitori in USA, dopo che la scorsa settimana Yellen aveva definito “appropriato” l’incontro di dicembre per alzare i tassi, è qualche giorno che cominciano a vedere anche la parte vuota del bicchiere e prendono beneficio. Gli entusiasmi di ottobre sembrano dimenticati, dato che nei paesi emergenti (Cina a parte, dove pare ripartito un giro rialzista alla giostra della speculazione) il clima è tornato a peggiorare proprio a causa di quell’annuncio. Le materie prime tornano a soffrire come a settembre, il commercio mondiale continua a contrarsi e ieri anche l’OCSE ha preso atto del rallentamento globale, rivedendo al ribasso le stime della crescita mondiale a causa delle difficoltà degli emergenti.
La forza del dollaro comincia a preoccupare per il futuro degli utili societari, già in sofferenza nel secondo e terzo trimestre ed ora pressati dal dollaro che si sta decisamente rivalutando.
Ieri SP500 ha così lasciato sul terreno un altro punto percentuale, allontanandosi ancora dalla vetta dei massimi assoluti. Anche le Borse europee hanno allora dovuto piegarsi e seguire quelle americane al ribasso. In Europa i pretesti non mancano, dato che ieri sono venute fuori altre magagne sulla Volkswagen nella interminabile saga del “Dieselgate”, mentre è tornata sulla scena una protagonista che da qualche mese sembrava dimenticata: la Grecia. Qui la troika ha manifestato irritazione per i passi troppo lenti delle riforme e l’Eurogruppo non sembra intenzionato ad erogare la tranche di aiuti da 2 miliardi di euro, preannunciando nuove battaglie negoziali.
Le vendite si sono intensificate nella parte finale di seduta ed il nostro Ftse-Mib ha nuovamente guadagnato il titolo di peggior listino di giornata (-1,88%) con cali generalizzati, ad eccezione di Saipem e Tenaris.
Male anche la Francia e la Germania, con discese di un punto e mezzo percentuale, come pure l’indice delle blue chip europee Eurostoxx50.
La volatilità sembra tornare di moda, e forse gli alti e bassi accompagneranno il tempo che ci separa dalle decisioni delle banche centrali di dicembre.
Prepariamoci a vivere alla giornata, sballottati dalle notizie e senza più una idea direzionale precisa.

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