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Un futuro pieno di interrogativi
06/11/2015 08:38

Anche ieri è proseguita in Occidente la momentanea correzione dopo la forte salita dei mercati azionari ad ottobre. E contemporaneamente si è rinforzato il recupero in Asia, soprattutto grazie allo sprint che improvvisamente ha animato l’azionario cinese, dopo la pubblicazione di dati macro rassicuranti ad inizio settimana. Sembrerebbe che il rallentamento economico in atto in Cina sia stato almeno momentaneamente rallentato dalle misure di emergenza approntate dal governo e dalle autorità monetarie dopo la botta subita in estate.
Pertanto la speculazione rialzista, enormemente incoraggiata dal governo cinese, ha rialzato la testa e con quella anche gli indici azionari. In questi giorni l’indice Shanghai composite ha fornito un forte segnale rialzista, andando a superare il massimo del precedente tentativo di recupero. Oggi ha superato anche la resistenza di area 4.530, che ieri aveva contenuto il rialzo, e si dirige a passo sostenuto verso il naturale obiettivo di 4.000 punti.
In Europa e USA invece le idee sono confuse ed i mercati soffrono la differenza di vedute che è emersa tra le due principali banche centrali del mondo e che anche nelle ultime dichiarazioni pubbliche di questi giorni i rispettivi presidenti  hanno confermato.
Yellen ha ribadito nell’audizione di mercoledì scorso la volontà di alzare i tassi a dicembre, rassicurata dai segnali di forza dell’economia a stelle e strisce. Draghi invece, l’ha ribadito anche ieri, non vede l’ora di estendere ancora la portata del finora abbastanza inutile Quantitative Easing, per rianimare un’economia europea molto meno reattiva di quel che la BCE si attendeva.
I mercati si interrogano ora se sia possibile avere due visioni così discordanti sul futuro. L’impressione è che se entrambi faranno quel che promettono, uno dei due (almeno) commetterà un errore di valutazione, che potrebbe destabilizzare in futuro i mercati.
L’altra domanda che comincia a impegnare le menti dei guru è: che cosa succederà dopo che la FED avrà rotto il ghiaccio stratificatosi in ben 7 anni di tassi a zero.
Inizierà veramente un processo verso la normalizzazione della politica monetaria? Se qualcuno se ne fosse scordato, dato che viviamo da anni in stato di repressione finanziaria ed il rendimento è diventato merce rarissima, sul grafico degli ultimi 30 anni del titolo obbligazionario decennale USA, la mediana del rendimento, che esprime appunto la “normalità”, passa intorno al 4,5%.
Se la confrontiamo con il 2,23% attuale, comprendiamo bene quale spazio ci sia per continuare a rialzare i tassi anche dopo aver rotto il ghiaccio. Ci si chiede a quale ritmo verrà fatto.
Yellen ha rassicurato, dicendo che il rialzo sarà molto graduale. Ma che cosa significa graduale?
Altre domande riguardano Draghi. La caduta dei rendimenti sotto zero coinvolge ormai in Eurozona  una fetta molto rilevante di titoli obbligazionari dei paesi più solidi. Persino il BTP a due anni emesso dall’Italia (che solido appare soltanto perché Draghi compra a qualunque prezzo) è ormai arrivato sotto zero. Aggiungiamo il fatto che è a -0,20% anche il tasso sui depositi che le Banche hanno presso la BCE per parcheggiare la liquidità. Se oggi gran parte della liquidità, invece che rendere, costa, ci si chiede dove troveranno le banche i ricavi per fare bilanci decenti. Ed i fondi pensione, che investono molto in titoli di stato “sicuri”, che già da molti mesi forniscono solo la sicurezza di non rendere nulla? E le assicurazioni, che emettono polizze vita legate al rendimento di panieri obbligazionari? E, per finire, tutto il comparto del risparmio gestito obbligazionario, che non riesce più a trovare rendimenti in grado di pagare almeno le commissioni di gestione.
Tutta questa enorme fetta di mondo finanziario quanto potrà ancora resistere, prima di alzare la bandiera bianca del fallimento, se i rendimenti scenderanno ancora, dopo le misure che Draghi prenderà a Dicembre?
Il rischio che si stia tirando troppo la corda per ora lo vedono in pochi. Non lo vedono i media, ormai tutti allineati al conformismo di maniera che li ha trasformati in lacchè del Draghi e del Renzi di turno.
Non li vedono chiaramente ancora nemmeno i mercati azionari, che magari si innervosiscono, ed ogni tanto stornano un po’, ma non hanno alternative a continuare a salire, poiché rappresentano ormai l’unico posto dove un po’ di rendimento si può ancora trovare.
Finché dura. Ma con quali rischi?
Mi vengono i brividi.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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