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Yellen annuncia il rialzo. E poi?
05/11/2015 08:30

La salita di Wall Street da inizio ottobre ci ha abituato ad un ritmo che prevede l’alternarsi di impulsi (di durata dai 2 ai 4-5 giorni) e correzioni (da 1-2 giornate). Era già capitato 5 volte in ottobre. Per questo motivo i due giorni di buon rialzo di inizio settimana, che hanno generato il 6° impulso rialzista, hanno reso probabile l’arrivo di un po’ di correzione, per rispettare il copione.
Sarebbe bastato un minimo pretesto per spingere a qualche realizzo.
Ieri i pretesti sono stati addirittura due. Uno, che però riguarda soprattutto l’Europa, è stato la scoperta di altri taroccamenti effettuati da Volkswagen sul altri modelli, anche a benzina. Questa volta si è trattato non di manipolazione dei dati sulle emissioni di sostanze inquinanti, ma di taroccamenti sui consumi, dichiarati ben più bassi di quel che in realtà sono. E’ una bugia assai più pericolosa, dal punto di vista dell’impatto commerciale, di quella sulle emissioni. Cinicamente possiamo dire che una parte abbastanza bassa di acquirenti si preoccupa se la sua auto appena acquistata inquina un po’ più di quel che viene dichiarato. Ma molti di più si preoccupano se consuma più di quanto viene dichiarato. Inoltre è diventato di dominio pubblico quel che gli addetti ai lavori sapevano da tempo e che è una pratica diffusa tra tutti i marchi. Il fatto, cioè, che le vetture vengono ottimizzate per dare il meglio dell’efficienza nei test ufficiali che certificano i consumi, nella realtà un po’ tutte consumano assai più. Ecco perché la reazione del mercato sul settore auto è stata molto dura ed ha penalizzato un po’ tutte le big europee, zavorrando il Dax per tutta la giornata. Poi, magari, oggi il mercato rielaborerà i dati e si accorgerà che se tutti taroccano, nessuno paga, per cui non escludo affatto un recupero di almeno una parte dei tonfi che ieri hanno caratterizzato i titoli dell’auto.
Nel pomeriggio sono arrivati dati macroeconomici molto buoni per gli USA. L’ISM servizi ha battuto largamente le attese degli analisti e veleggia su valori (59,1) molto più alti del limite di 50, che separa le attese dei manager di crescita futura da quelle di recessione.
Un dato che avrebbe potuto aiutare i listini, se proprio in contemporanea Yellen non avesse gelato gli scettici ammettendo candidamente che un rialzo dei tassi nella prossima riunione di dicembre «potrebbe essere appropriato», a meno che non arrivino nel frattempo dati che modifichino la soddisfacente impressione di crescita dell’economia americana.
Il mercato non si aspettava un endorsement così esplicito a favore della stretta monetaria. Oltretutto in mattinata Draghi aveva confermato la sua intenzione di intensificare il QE in Eurolandia.
L’effetto combinato è stato perciò quello di far precipitare l’Euro contro il dollaro ben sotto 1,09 e di far scattare prese di beneficio sull’azionario, che ha chiuso la giornata in calo (-0,35% per SP500).
Il clima è decisamente migliore in Asia, dove dalla Cina ieri sono arrivati dati sul PMI che mostrano un certo rimbalzino congiunturale, dopo mesi di costante deterioramento delle attese.
E’ bastato per svegliare gli investitori cinesi e provocare il rimbalzo dell’indice Shanghai composite, che prosegue anche nella giornata odierna ed ha superato con decisione la resistenza di 3.457, inviando un segnale di forza che rende concreto l’obiettivo di area 4.000, da raggiungere nelle prossime settimane.
Anche il Nikkei giapponese oggi ne approfitta tornando sopra quota 19.000.
Occorre verificare se la ritrovata euforia asiatica riuscirà a contagiare la mesta Europa e farà dimenticare i problemi sul settore auto e sulle banche.
In USA oggi dovrebbe iniziare anche sui listini il dibattito su che cosa succederà dopo il rialzo dei tassi a dicembre, che ormai è quasi una certezza.
Si tratterà di “una botta e via” come vuol far credere la rassicurante nonna Yellen, o sarà l’inizio dell’Apocalisse?

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