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Siamo sicuri che Draghi e Yellen vedano bene?
03/11/2015 08:35

I mercati occidentali hanno metabolizzato molto bene i deboli dati riguardanti l’economia cinese, pubblicati tra domenica e lunedì. Questi sono piaciuti assai meno in Asia, dove tutti i mercati hanno iniziato la settimana col piede sbagliato, mentre in Europa, dopo un inizio in calo, è subito tornato l’ottimismo, grazie alla bordata di dati sull’indice PMI dell’Eurozona e dei principali paesi componenti.
Sia il dato complessivo che quello della Germania hanno battuto le stime. Lo ha fatto anche, per la gioia di Renzi, anche quello italiano, mentre, sono stati inferiori alle attese quelli di Spagna e Francia.
Si tratta comunque di valori per tutti ben superiori a 50, che è il confine tra le attese di stagnazione e quelle di crescita.
L’ottimismo dei direttori degli acquisti sottolinea che l’Europa non ha risentito granché del tonfo estivo cinese e tende ad irrobustire la crescita, anche in Germania, alle prese con gli strascichi del “Dieselgate”, che finora non stanno impattando più di tanto sul ciclo.
Decisamente meno brillante (50,1) ed appena sufficiente a non spaventare troppo si è rivelato nel pomeriggio l’equivalente indice ISM americano. Si nota anche qui la difficoltà congiunturale americana, che altri indicatori hanno mostrato in questi mesi, e che renderà assai difficile per gli USA battere nel 2015 il dato annuale di crescita registrato lo scorso anno (+2,4%).
I dati stanno mostrando una realtà ben diversa rispetto alle visioni delle due banche centrali più importanti del mondo. La crescita europea rende incomprensibile la preoccupazione manifestata da Draghi  a settembre e francamente superfluo il nuovo stimolo monetario che stanno preparando a Francoforte. Ritengo che siano più grossi gli effetti collaterali negativi che si potrebbero manifestare in futuro che le necessità immediate.
Diametralmente opposta sembra la situazione americana, con l’economia che non sembra affatto confermare l’ottimismo ufficializzato dalla FED nell’ultima riunione del FOMC. Alzare i tassi a dicembre potrebbe ulteriormente strozzare un’economia che sta già ansimando.
Forse la cosa migliore, per entrambe le banche centrali, sarebbe quella di non fare nulla fino al prossimo anno, attendendo di capire se la Cina riuscirà a stabilizzarsi. In fondo dalla borsa cinese non arrivano indicazioni né particolarmente preoccupanti, né entusiasmanti. Il lavoro del governo per narcotizzare gli indici sembra essere riuscito piuttosto bene.
I mercati se ne stanno rendendo conto e si mostrano sempre meno convinti che la FED si muoverà.
A dire il vero continuano a fidarsi che invece Draghi agirà. Per ora non scontano un nulla di fatto anche in Europa. Infatti da parecchi giorni salgono sia la borsa americana che quelle europee, con leggera sovra performance per quelle europee, che hanno più da recuperare per arrivare ai massimi dell’anno.
Anche ieri Wall Street ha proseguito il suo rally, tornando con SP500 (+1,19%) nuovamente al di sopra dei 2.100 punti. I massimi dell’anno ed assoluti di 2.134 distano ormai solo 30 punti e potrebbero anche essere raggiunti in settimana.
L’euforia USA ha contagiato solo in parte le borse europee, che in questi ultimi giorni sono alle prese con le difficoltà dei titoli bancari a digerire le future novità che bollono nella pentola delle regole di vigilanza.
L’indice italiano Ftse-Mib, pur riuscendo a fatica a conservare il segno positivo, si è distinto ancora una volta come il peggiore d’Europa e non riesce, almeno per ora, a tornare stabilmente sopra il livello di 22.500, oltre il quale le prospettive lo porterebbero a 24.000.

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