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Le Banche Centrali ostaggio dei mercati
30/10/2015 08:32

Ieri ho sottolineato parecchie perplessità derivanti dal comunicato FED, sebbene, a caldo, gli indici USA abbiano assecondato positivamente l’iniezione di fiducia della Banca Centrale americana ed ignorato le conseguenze negative di un rialzo dei tassi sulla crescita americana e dei paesi emergenti.
La giornata di ieri ci ha mostrato che, col passare del tempo, qualche dubbio stia attanagliando anche gli investitori, soprattutto fuori dagli USA. Infatti la seduta di ieri ha registrato una certa debolezza da parte dei mercati emergenti, che non hanno certo festeggiato come gli indici USA il giorno prima la possibilità di un rialzo dei tassi fin da dicembre.
Anche quelli europei, dopo un avvio interlocutorio, hanno preso la via del ribasso, aiutati a scendere anche da alcune trimestrali di Blue chip europee piuttosto brutte (soprattutto Deutsche Bank) e da voci su future revisioni dei criteri di calcolo del rischio bancario ai fini dei controlli di vigilanza.
Si parla attribuire una certa dose di rischio anche ai titoli di stato presenti nei portafogli delle banche vigilate dalla BCE, riformando così il principio del rischio zero attuato finora. E’ una notizia che finalmente sembra andare nella direzione della logica, ma che avrebbe conseguenze devastanti per le banche italiane e in generale per quelle dei paesi a più alto debito, che sono imbottite di titoli di stato locali. Non sorprende allora che i listini europei abbiano stornato a tratti anche più di quanto guadagnato il giorno precedente e solo nel finale sono riusciti in extremis a limitare un po’ i danni, senza evitare il segno meno sul risultato quotidiano di tutti i listini. Per la tegola sui bancari il nostro Ftse-Mib ha guadagnato anche ieri la palma del peggiore di giornata.
E’ partito malino anche Wall Street, che però col passare del tempo ha limitato i danni.
In effetti il dato sul PIL USA del 3° trimestre, uscito alle 13,30, ha tolto il dubbio che l’ottimismo della FED sulla crescita USA fosse motivato da risultati migliori di quelli attesi dagli analisti.
Il dato diffuso questa volta è esattamente allineato alle previsioni degli esperti e ci parla di una prima stima provvisoria di crescita annualizzata del 1,5%. Confrontato con il 3,9% del trimestre precedente, l’impressione non è certo quella di un ritmo solido di crescita, ma piuttosto di una decisa frenata, causata dal contagio del rallentamento cinese.
Diventa perciò sempre più enigmatica l’interpretazione del comunicato FED. In particolare, per quale strana strategia comunicativa, proprio quando i dati confermano il contagio che a settembre preoccupava la FED, è stata ora accantonata ogni preoccupazione al riguardo?
L’impressione è che l’ottimismo sia tornato sulla bocca dei membri del FOMC perché le borse hanno rimbalzato dai minimi di agosto e la manipolazione governativa del mercato azionario cinese lo ha sorretto e ne ha impedito l’ulteriore caduta. Se è così ci dobbiamo preparare a misurare la volatilità degli orientamenti delle banche centrali così come misuriamo la volatilità dei mercati. E diventerà difficile comprendere se sono le banche centrali a dirigere i mercati oppure i mercati a dirigere le banche centrali.
Infatti, che cosa succederebbe a dicembre se i mercati dovessero arretrare nuovamente? Yellen & C  rinvierebbero nuovamente il rialzo dei tassi appena ipotizzato e tornerebbe la preoccupazione appena accantonata?
Questo atteggiamento ondivago e sostanzialmente legato all’andamento dei mercati conferma tristemente l’impressione, che ho da tempo, che le banche centrali siano tutte ormai ostaggio delle bizze dei mercati, sempre più dipendenti dalle facilitazioni monetarie. Come in una famiglia i genitori possono essere ostaggio di un figlio gravemente tossicodipendente, che quando va in crisi di astinenza può spaccare tutto. Ed allora pur di tenerlo buono lo si asseconda, pensando poi di farlo ragionare  quando sembra calmarsi. Per poi scoprire che questi ottiene quel che vuole quando minaccia di spaccare tutto.
L’impressione è che i mercati abbiano dimensioni troppo imponenti e il castello di debiti e di carta straccia che si è accumulato sia ormai fuori controllo. O perlomeno al di fuori delle possibilità ortodosse di controllo, quelle che sono compatibili con un sistema economico liberale. Restano quelle da dittatura economica, che la Cina ha mostrato di saper usare senza troppi scrupoli.
Diventerà quello l’esempio da seguire anche per le economie occidentali?

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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