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Vorrebbero, ma non possono
13/10/2015 08:38

La seduta di ieri non ha fornito indicazioni significative sulle intenzioni future dei mercati. Si è trattato di una seduta interlocutoria, in cui Wall Street ha vivacchiato con pochi scambi, a causa della giornata semifestiva in cui si festeggiava Cristoforo Colombo nel giorni della scoperta dell’America. Se consideriamo che anche in Giappone la Borsa è rimasta chiusa, si comprende come per le borse europee la giornata fosse sostanzialmente priva dei classici punti di riferimento.
L’unica piazza che ha funzionato a pieno regime è stata quella cinese, che è riuscita a superare quota 3.257 (bordo superiore del lungo trading range che ha seguito il crollo di agosto).
Tuttavia il rialzo, sebbene sostenuto, si è fermato pochi punti sopra questa resistenza e soprattutto al di sotto dei massimi di giornata, lasciando un retrogusto di perplessità al movimento.
Per questo motivo, forse, le borse europee hanno mostrato poco entusiasmo e si sono progressivamente indebolite, man mano che dal fronte dei prezzi del petrolio venivano indicazioni poco rassicuranti. Il tentativo di recuperare quota 50 dollari pare al momento miseramente fallito, dato che ieri i prezzi sono stati respinti indietro di oltre 2 dollari.
In mancanza del sostegno americano le borse europee hanno perciò chiuso la seduta prevalentemente in negativo (eccetto il tedesco Dax, lievemente positivo perché trascinato ancora dal settore auto e dalle utility energetiche, in recupero dopo la conferma da parte del governo dei costi di smaltimento delle scorie nucleari a loro carico).
La partita con le resistenze, da superare per imprimere la svolta rialzista al trend, è rinviata alla seconda parte della settimana.
A conferma di ciò notiamo che anche stamane in Asia l’umore è abbastanza scuro, con tutti i mercati in calo per colpa del brutto dato sulla bilancia commerciale cinese, diramato nella notte. Il saldo di settembre è migliorato, ma a passo di gambero. Infatti sono calate ancora le esportazioni, nonostante la svalutazione del yuan, ma soprattutto sono crollate le importazioni del 20%. Segno che la domanda interna, specie quella per investimenti, è ancora bloccata. Il dato rende sempre più probabile un rallentamento significativo della crescita cinese, di cui verrà pubblicato a fine mese la variazione del PIL del 3° trimestre. In queste condizioni non comprendo proprio come possa il governo continuare, come ha fatto nel week-end all’Assemblea del FMI a Lima, a dichiararsi fiducioso che gli obiettivi di crescita (sopra il 7% di aumento del PIL) verranno centrati.
E’ probabile perciò che anche la mattinata europea sia piuttosto debole o attendista, nella speranza che l’inguaribile ottimismo americano faccia vedere nel pomeriggio alla borsa USA il bicchiere cinese più pieno che vuoto.
A chiarire le idee (o a confonderle, dipende) contribuiranno anche le trimestrali americane, che cominciano ad entrare nel vivo con i risultati di JP Morgan Chase ed Intel.
Siamo in attesa di capire se il sentiment girerà veramente verso l’ottimismo oppure se il rimbalzo ha raggiunto il massimo possibile e cederà nuovamente il campo all’orso.

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