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I mercati sentono puzza di guai. Yellen no.
25/09/2015 08:36

E’ stato ancora il settore automobilistico europeo a trascinare giù, anche ieri, i mercati azionari europei. Si può pensare che in un settore caratterizzato da un oligopolio molto concentrato, con pochissimi colossi che si distribuiscono gran parte delle quote di mercato, non ci siano canali di comunicazione collusivi per fronteggiare un nemico comune (in questo caso le leggi anti-inquinamento)? Ovviamente no. Ancora. Si può pensare che uno dei più grandi player mondiali, come Volkswagen, che aspira a diventare il numero 1, metta in atto da solo una pratica fraudolenta che, se scoperta, porterebbe all’autodistruzione? Anche qui il buon senso direbbe di no.
Non sorprende, allora, che a due giorni dallo scoperchiamento della pentola Volkswagen si scoprano analoghi altarini anche per altri colossi del settore, particolarmente quelli più esposti sulla produzione di auto diesel. Volkswagen è stata beccata in USA, ma ora si deve per forza cominciare ad indagare sui comportamenti in Europa
Se la valanga si ingigantisce rischia di travolgere non solo qualche operatore, ma l’intero settore. Si stima che solo per Volkswagen in USA si prospetti una class action con danni da rimborsare per 50 miliardi. Figuriamoci se il fenomeno si estende anche ai comportamenti europei ad altri produttori.
La questione diventa subito politica, non solo perché, nonostante le smentite ufficiali, secondo il giornale inglese Guardian pare che i governi di Germania, Francia e Gran Bretagna sapessero quel che si combinava nel settore ed abbiano esercitato pressioni sulla Commissione UE per mantenere lacunosi i test europei sulle emissioni nocive.
Se si allunga la lista dei furbetti (a giudicare dall’andamento in borsa il mercato teme per BMW, su cui si addensano già significativi sospetti, Daimler e Fiat) i governi saranno investiti dello scomodo compito di fronteggiare l’emergenza. Si troverà la scappatoia di alzare ufficialmente i limiti alle emissioni, con effetto retroattivo, per rimettere in regola tutti ed evitare le multe e la caduta d’immagine? Sarebbe la solita scappatoia politicamente scorretta, che farebbe pagare alla salute collettiva le esigenze di business delle imprese automobilistiche.
Si arriverà ad attuare forme di salvataggio simili a quelle che si adottano per le banche che falliscono? In questo caso sarebbero le tasche dei contribuenti a pagare il conto.
Insomma. Se la quantità di marciume che viene a galla raggiungerà dimensioni ragguardevoli, il termine “dieselgate” rischia di raggiungere la triste fama che 8 anni fa fece conoscere a tutti i “mutui subprime” americani, e la valanga automobilistica potrebbe innescare quella recessione che oggi nessuno si azzarda ad ipotizzare.
Men che meno nonna Yellen, che ieri, a mercati chiusi, ha fatto un discorso paradossale davanti agli studenti di una università americana, affermando che l’economia USA è solida e continuerà a rafforzarsi, per cui il rialzo dei tassi avverrà entro fine anno, per evitare eccessivi surriscaldamenti e la necessità rialzarli troppo bruscamente in futuro.
A guardare il comportamento delle borse di questi giorni sembra invece che il pericolo di una crescita troppo robusta sia proprio l’ultimo a cui pensare.
Ieri, l’ennesima grandinata ha portato gli indici principali a raggiungere parecchi degli obiettivi ribassisti indicati. Il tedesco Dax ha raggiunto e superato il minimo di agosto di 9.483, anche se la quotazione del contratto Future aveva un minimo più basso, che è stato solo avvicinato. SP500 ha sostanzialmente raggiunto l’area 1905 (realizzato ieri un minimo a 1.908), per poi rimbalzare a mercati europei già chiusi e contenere le perdite sul finale. Eurostoxx50 è atterrato con precisione in area 3.000 (realizzato il minimo a 2.997). Il nostro Ftse-Mib, che si avvantaggia di una maggior forza relativa espressa nelle scorse settimane, deve invece ancora percorrere circa il 2% di ribasso per arrivare ai minimi di agosto.
Il discorso così fiducioso di Yellen oggi potrebbe imprimere una sferzata rialzista e stimolare il rimbalzo dei mercati, che tecnicamente, una volta raggiunti gli obiettivi, si avvantaggeranno anche della chiusura di posizioni ribassiste. In Asia il Nikkei ha chiuso con un buon rimbalzo, mentre i futures USA stanno già scontando una positività abbastanza evidente e l’euro sta decisamente perdendo terreno sul dollaro, grazie alle parole di Yellen. Meno entusiasmo vi vede sugli emergenti, che dal rialzo dei tassi USA non avranno alcun beneficio, anzi.
La mattinata in Europa potrebbe pertanto essere positiva, anche in modo consistente. La voglia di mordi e fuggi rialzista è ora molto forte, dati gli eccessi ribassisti raggiunti dagli oscillatori negli ultimi giorni.
Il prossimo duello dovrebbe giocarsi sulle resistenze, e lì vedremo se le mani forti vorranno continuare a scaricare posizioni.

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