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Crollano i Miti, insieme alle Borse
23/09/2015 07:05

Ieri le borse europee non avevano chiaramente individuato la gravità dello scandalo Volkswagen e le conseguenze che potrebbe avere sia sul futuro del colosso automobilistico che sulla credibilità tedesca.
Aver truccato con un apposito software i sistemi anti-inquinamento di ben 11 milioni di auto diesel, in modo da sfuggire ai controlli e poter inquinare liberamente a livelli assai superiori a quanto consentito in USA, non è una semplice leggerezza di qualche impiegato distratto, ma una truffa che fa impallidire i camorristi di Caserta e la mafia cinese, decisa ai massimi livelli aziendali e portata avanti per anni in modo sistematico per raggiungere il primato produttivo tra i colossi automobilistici mondiali.
Ora che le autorità americane hanno scoperto il trucco arriverà una multa colossale e forse una condanna penale per i vertici aziendali, dovranno essere ritirate tutte le auto truccate e verranno intentate cause legali e class action a tutto spiano, con richiesta di danni enorme. La casa automobilistica ha subito accantonato 6,5 miliardi in bilancio, ma gli esperti pensano che dovrà essere ampliata di molto, mangiandosi parecchi utili futuri. Ma il danno d’immagine potrebbe fare ancor più male di multe e rimborsi e certamente archivierà per sempre le ambizioni di primato.
Non riterrei azzardato pensare che quello che è stato subito battezzato “dieselgate”,  possa portare addirittura al fallimento della società tedesca, che, non a caso, in due giorni ha perso quasi il 40% del suo valore di borsa. Un crollo mai visto tra le blue chips europee, che fa vacillare come non mai il mito dell’efficienza tedesca e della superiorità tecnologica teutonica. Era già stato messo a dura prova qualche mese fa dallo scandalo delle manipolazione dei tassi Libor, dove le principali sanzioni colpirono Deutsche Bank, la principale banca tedesca. Ora è la volta del campione automobilistico. L’imbarazzo della Merkel direi che è più che giustificato, dato che cominciano a trapelare voci che il governo fosse informato.
E’ uno strano momento quello che stiamo vivendo. Crollano miti che resistono da decenni. Alcuni di essi addirittura dalla notte dei tempi, come appunto quello del religioso rispetto delle regole, che i tedeschi pretendono dagli altri in modo ossessivo, ma ultimamente praticano molto a singhiozzo a casa loro.
Ad agosto ha cominciato a vacillare il mito della potenza economica cinese, messo in crisi dal crollo della borsa e dal rallentamento economico sempre più pronunciato.
Poi è stata la volta dell’intero comparto degli “emergenti”, che da qualche mese dovrebbero cambiare il termine che li definisce con un più realistico aggettivo “immergenti”.
Qualche giorno fa è crollato anche il mito delle banche centrali, che hanno dovuto in qualche modo ammettere il fallimento delle loro politiche di allagamento monetario. Da “deus ex machina” in grado di pilotare i destini economici del pianeta, salvare mercati ed economie dall’instabilità e risolvere qualunque guaio con la bacchetta magica monetaria, sembrano diventate “deus ex Volkswagen”, manipolatrici dei mercati senza che l’economia ne tragga alcun  beneficio. Ora si ritrovano ostaggio di quella speculazione che hanno coccolato per troppo tempo con dosaggi esagerati di droga monetaria ed si presentano incapaci persino di ipotizzare se i prossimi mesi ci porteranno crescita o recessione, inflazione o deflazione.
Quando crollano le illusioni, il ritorno alla realtà può essere durissimo, come ci hanno testimoniato le batoste di ieri dei mercati azionari europei. Quando anche gli dei finiscono nella polvere, rischia di non rimanere nulla a cui aggrapparsi. Ieri tutto il settore automobilistico mondiale, persino chi in USA non vende nemmeno un’auto diesel, è stato duramente penalizzato, con gli investitori in precipitosa fuga, come se il settore fosse una famiglia mafiosa, a cui hanno arrestato il capo, e che vede fuori dalla finestra i lampeggianti della Polizia in arrivo.
In casi come questi il contagio si diffonde in un attimo, al punto che nessun titolo, né sul paniere dei 40 principali italiani, né in quello delle 50 blue chip dell’Eurozona ha chiuso col segno positivo.
Il Dax ha perso quasi il 4%, ma tutti i principali indice europei hanno perso più del 3%, contagiando anche la borsa americana, che con Volkswagen non c’entra proprio nulla, ma ha comunque segnato     -1,23% sull’indice SP500.
Inutile dire che la fase ribassista apertasi ad agosto viene confermata ed il ritorno sui minimi di agosto si fa molto probabile.
Poi si vedrà. Per esperienza posso testimoniare che i fatti specifici, per quanto gravi, non riescono quasi mai a portare per tempi lunghi l’orso sui mercati. Perché questo fatto succeda occorre che il contagio assuma dimensioni sistemiche, cioè che emergano concrete prospettive di recessione o di forte stagnazione. Quando arriva la recessione, infatti, è del tutto improbabile che i mercati evitino il ciclo ribassista.
L’enigma è tutto qui: riusciranno questi eventi (e magari altri che ancora non si sono manifestati, ma si stanno magari formando nel ventre della storia) ad abbattere la crescita mondiale a livelli decisamente inferiori a quelli già in diminuzione del recente passato?
Se i mercati si convinceranno di sì gli spazi di discesa sono enormi. Se i germogli di ripresa invece non verranno calpestati dagli eventi, settembre ed ottobre riusciranno magari a confermare la loro fama ribassista, ma il trend rialzista in qualche modo potrà ripristinarsi.
Personalmente ritengo più probabile la prima ipotesi, ma mi riservo di cambiare idea se i grafici mi obbligheranno.

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