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Una FED "paurosamente" accomodante
18/09/2015 08:31

Una giornata passata noiosamente intorno alla parità ha fatto trascorrere il tempo che separava i mercati dall’appuntamento clou della settimana e dell’estate, almeno a giudicare dall’ossessione con cui da mesi i media hanno caricato di attese l’evento: il comunicato della FED e la successiva conferenza stampa di Yanet Yellen, che avrebbe potuto produrre la temuta svolta sui tassi ufficiali, portati a quota zero nel dicembre 2008, in risposta alla terribile crisi finanziaria causata dal crollo dei mutui sub prime, e lì fermi da quasi 7 anni.
Ebbene, come avevano anticipato i movimenti dei mercati al rialzo nei due giorni precedenti, la scommessa che non sarebbe cambiato nulla neanche questa volta è stata vinta. Anzi, l’impressione che hanno trasmesso le parole scritte del comunicato e quelle dette da nonna Yellen, sembra addirittura quella di una FED ancora più accomodante di giugno e tutt’altro che ansiosa di procedere a normalizzare la politica monetaria. Una FED molto generosa nelle rassicurazioni ai mercati, forse troppo. Al punto che, dopo una reazione a caldo di esultanza, che ha portato il cambio Euro-Dollaro a superare ampiamente quota 1,14 e l’indice SP500 fino a toccare quota 2.020, proprio nei pressi della forte resistenza che delimita il contesto ribassista di breve termine in atto, gli operatori hanno cominciato a riflettere su che cosa ci sia dietro tanta generosità e, mentre il cambio ha mantenuto i progressi dell’euro, l’indice azionario ha messo la retromarcia per andare a chiudere in negativo di circa -0,3% e sui minimi di seduta.
Ed allora cerchiamo di comprendere che cosa deve aver raffreddato gli animi.
Sappiamo che nell’era Yellen la FED non brilla certo per capacità comunicativa. Anche stavolta l’impressione è che la decisione di rassicurare abbia dovuto bilanciare una certa fretta estiva nel voler comunicare l’imminenza della svolta rialzista dei tassi. L’esser andati un po’ troppo avanti in precedenza ha comportato la frenata di ieri, che in realtà ha spaventato un po’.
La motivazione principale che sembra aver portato i membri del FOMC a rinviare ancora una volta il rialzo è una certa preoccupazione per l’andamento delle economie emergenti e per le turbolenze cinesi. Siccome la volatilità della borsa cinese ed i suoi effetti a catena sugli altri paesi emergenti hanno portato alla luce concrete possibilità di contrazione della crescita a dell’attività economica mondiale, di fatto si sono create condizioni simili a quelle che avrebbe avuto il rialzo dei tassi, che pertanto ora è più necessario. Anzi, se venisse attuato, rischierebbe di aggravare  le condizioni degli emergenti come sottolineavano gli appelli che sono arrivati da ogni parte nelle scorse settimane. E’ lo stesso tipo di messaggio lanciato da Draghi due settimane fa.
Qualche operatore deve perciò aver pensato che ignorare gli eventi cinesi, come avevano fatto i mercati negli ultimi giorni, forse non è opportuno. E, siccome le turbolenze cinesi non sembrano ancora superate, ecco che il messaggio della Yellen diventa assai meno rassicurante.
Si sa che le borse vorrebbero sempre botte piena e moglie ubriaca, cioè economie pimpanti e tassi bassi. Il messaggio della FED però è che tutto non si può più avere. I tassi immobili sono la reazione a condizioni economiche mondiali in deterioramento. Se la situazione dovesse stabilizzarsi, tornerebbe d’attualità il rialzo dei tassi, che comunque la quasi totalità dei membri del FOMC si attende entro la fine dell’anno.
Il messaggio è quindi abbastanza chiaro, ma non è esattamente quel che desiderano i mercati.
Nel breve sono gli emergenti che dovrebbero beneficiare maggiormente della decisione FED, poiché oggettivamente rappresenta uno scampato pericolo di ulteriore avvitamento. Non so però se basterà a far tornare il sorriso alla borsa americana, sempre più incastrata tra l’incudine del rallentamento ed il martello del rialzo dei tassi.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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