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La Normalita' che piace ai mercati
21/07/2015 08:33

La ridicola pantomima che è andata ieri in scena in Grecia ha consentito ai media di parlare di ritorno alla normalità ed alle borse europee di proseguire il “rally della Via Crucis”.
Le Banche greche hanno infatti riaperto i battenti, grazie agli spiccioli erogati dalla BCE con l’allargamento del fondo di emergenza ELA, e, mentre prima si poteva prelevare 60 euro al giorno dai bancomat, ora se ne possono prelevare 420 alla settimana (60 x 7) dagli sportelli. Il miglioramento consiste nel fatto che la fila invece che ogni giorno si potrà fare una sola volta la settimana.
Poi sono arrivati i 7 miliardi circa di prestito ponte dal fondo europeo ESFS, che sono stati subito girati in gran parte per rimborsare i creditori FMI e BCE. Così si può formalmente dire che la Grecia è tornata  solvibile ed i creditori, che con una mano hanno prestato e con l’altra si sono ripresi i soldi, possono dire di aver aiutato i greci. Un morto che cammina, come è oggi la Grecia, viene presentato come un debitore affidabile ed in grado di tornare in buona salute, purché si abbia la cortesia di attendere 20-30 anni (!).
Tsipras ha cacciato i ministri troppo fedeli alle promesse elettorali, e pertanto infedeli al suo gigantesco voltafaccia, ed ha fatto giurare i sostituti più malleabili. Così può affermare che il suo governo è tornato stabile, quando tutti sanno che per approvare qualsiasi norma ha bisogno dei voti dell’opposizione.
Se tutto questo è un ritorno alla “normalità”, chissà come sarebbero le sembianze di  una situazione anomala.
Ma il dominio dell’ipocrisia pelosa dei burocrati e dei banchieri consente queste contraddizioni, anzi, le camuffa da “salvataggio riuscito” per narcotizzare gli investitori, che nelle scorse settimane, a causa della crisi greca, avevano mostrato qualche sintomo di risveglio dal nirvana delle banche centrali.
La situazione ora viene descritta come “sotto controllo”. Vengono fatti tacere tutti coloro che obiettano che si tratta dell’ennesimo prolungamento dell’agonia greca, a carico delle medesime categorie che hanno pagato finora la recessione con l’aumento della loro miseria, e senza alcun progetto di rinascita economica né altro che pochi spiccioli da investire. Ai mercati fa comodo credere che tutto sia tornato in ordine, perché serve a fornire quella tranquillità che permette la risalita di tutti gli strumenti finanziari, pompati dalle continue immissioni di liquidità dei vari QE e dalle favole sulla crescita futura,  di un sistema economico mondiale che oggi ha una sola variabile che continua a crescere senza limiti ed a ritmi sempre più accelerati: il debito pubblico e privato. Si fa festa con i soldi degli altri, che in questo caso sono le generazioni future che dovranno saldare i conti, si gonfiano artificialmente le quotazioni in un mondo finanziario virtuale in cui anche le notizie di stagnazione vengono prese a pretesto per alimentare gli acquisti e separare gli indici di borsa dalla realtà.
Il Nasdaq, inebriato dalla performance a due cifre che ha avuto Google venerdì scorso, quando la società ha battuto leggermente le stime degli analisti sui profitti e sui ricavi, ieri ha ritoccato ancora il suo record assoluto, scontando chissà quali meraviglie in arrivo dalle trimestrali che oggi verranno comunicate da altre big company della tecnologia (Apple, Microsoft, Yahoo).
L’Europa non è da meno e, come spesso capita quando c’è euforia, sono proprio i peggiori listini, come il nostro, carico di bancari, ad essere premiati, facendo la parte del leone.
Mentre gli altri mercati hanno confermato i segnali di inversione rialzista e proseguito il ritorno verso i massimi dell’anno, il nostro FIB ha addirittura già sfondato quel livello (23.900) che da un paio di mesi resisteva alla pressione rialzista.
Il segnale è abbastanza chiaro e dovrebbe consentire il raggiungimento di quota 24.500, dove però dovrebbero piovere parecchie prese di beneficio, perché quella, come ho sottolineato nel commento di ieri, è la porta che separa l’inferno dei perdenti dal purgatorio degli aspiranti vincenti.

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