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Dopo la normalizzazione e' tornata l'euforia
20/07/2015 08:38

Nelle scorse settimane i commenti sono stati necessariamente calamitati dalle notizie che provenivano dalle stanze di Bruxelles, dove si svolgevano le affannate riunioni di condominio volte a ridurre a miti consigli il molesto inquilino greco, oggi è bene che si torni a leggere quel che ci dicono i grafici.
Come sanno i cultori dell’analisi grafica, questo strumento è molto utile ad interpretare il comportamento di massa degli investitori quando le loro decisioni dipendono dalla valutazione dell’andamento dell’economia e degli elementi finanziari che da essa dipendono.
Va assai meno bene quando il comportamento degli investitori può essere condizionato o addirittura manipolato da importanti decisioni politiche delle autorità e dei governi volte a cambiare il corso degli eventi. Quando il mercato è libero di farsi un’idea del futuro, allora l’analisi grafica dà il meglio di sé, poiché permette di ricondurre il comportamento di massa a modelli che nel passato hanno mostrato buona capacità di rappresentarlo. Quando invece sono le decisioni di singoli individui (Tsipras, Merkel, Draghi nelle ultime settimane, Renzi no) a determinare gli eventi, allora l’analisi piega il capo e cede il passo alla volatilità compulsiva delle notizie.
La settimana appena conclusa ha messo un primo punto fermo su un paio di situazioni assai delicate per il futuro dei mercati. La Grecia è stata salvata dal fallimento dalle “fraterne mazzate” dei creditori e, con l’erogazione che avverrà oggi del prestito ponte da 7,2 miliardi, che le consentirà di restituire i debiti scaduti a giugno e in scadenza a luglio ed agosto, il rimpasto del governo Tsipras con la purga dei dissidenti e l’accettazione delle sofferenze da parte della popolazione in cambio della riapertura odierna delle banche, dovrebbe sparire dai radar dei mercati per un mesetto, in attesa che si torni a litigare nella seconda metà di agosto per definire la nuova tappa della Via Crucis che dovrà accompagnare l’erogazione del maxi – prestito da 86 miliardi in 3 anni, promesso dai creditori se il birichino Tsipras farà tutti i compiti assegnati.
Anche la Cina sembra sia stata “normalizzata” con l’erogazione di 200 miliardi di dollari di aiuti alle banche in difficoltà e l’imposizione di pesanti divieti e manipolazioni dei listini da parte del governo dittatoriale, per evitare che la “cattiva” speculazione riporti i valori di borsa su livelli più realistici, ma troppo lontani dall’illusorio paradiso speculativo che si è creato con una crescita dell’indice azionario globale cinese di oltre il 150% dal giugno 2014 al giugno 2015.
Resta così aperto un solo rebus politico, cioè quando la FED procederà a rialzare i tassi, ma qui occorre ammettere che la FED cerca di essere il più prevedibile possibile.
Possiamo perciò tornare a guardare i grafici.
Quelli degli indici europei la scorsa settimana hanno archiviato ogni tentazione ribassista, ponendo fine alla correzione in atto da metà aprile. Il Dax tedesco è uscito al rialzo dal canale ribassista e, violando gli ultimi massimi discendenti di 11.635, ha generato un segnale di inversione che potrebbe proiettare il ritorno ai massimi assoluti del 10 aprile di 12.390.
Il nostro FIB ha testato proprio venerdì la forte area di resistenza di 23.900. E’ un livello decisivo, già attaccato senza successo a maggio e giugno. Se questa settimana dovesse riuscire a superarlo con vigore, le prospettive diventerebbero piuttosto rosee e l’approdo successivo sarebbe a 24.500. Questa resistenza è il massimo realizzato nel 2009, dopo il forte rimbalzo post crollo e rappresenta all’incirca il 38,2% di ritracciamento dell’intero calo 2007-2009. E’ quello che oserei definire come “il confine tra l’inferno ed il purgatorio borsistico”. Riuscire a superarlo fornirebbe al listino italico una infusione di fiducia in grado di spingerlo verso il successivo obiettivo di area 28.000 e sarebbe un passo decisivo verso la normalità che i mercati più avanzati d’Europa hanno raggiunto da anni.
Anche gli indici americani sono impostati molto bene. Il globale SP500 in settimana è salito del 2,4% ed ha avvicinato a meno di 10 punti il suo massimo assoluto di 2.135, già testato più volte a maggio e giugno. L’attacco pare imminente e, se questa volta dovesse riuscire, magari grazie alle trimestrali migliori delle modeste attese degli analisti, la prolungata congestione che ha ingabbiato l’indice per ben 4 mesi, potrebbe favorire un rialzo abbastanza significativo, verso quell’obiettivo psicologico rappresentato da quota 2.200.
Per non parlare del tecnologico Nasdaq Composite, che, trascinato dalla performance di Google, ha frantumato ancora una volta il suo massimo storico, portandolo a 5.210.
E’ tornata l’euforia del 2000 e qui in Europa non ce n’eravamo accorti.

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