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Tutto sale, come se niente fosse successo
17/07/2015 08:41

La Via Crucis greca (così ho soprannominato il lungo percorso che dovrebbe condurre al varo del terzo piano di aiuti) prosegue spedita. Ieri l’Eurogruppo ha fatto rapidamente il suo dovere, cioè ha preso atto dell’approvazione della prima stangata fiscale da parte del Parlamento greco ed ha subito autorizzato il prestito ponte da 7 miliardi, che verrà erogato dopo che il Parlamento, il 22 luglio, avrà approvato il secondo giro di “riforme” preventive. Ha anche dato il suo assenso di massima alle trattative per il terzo piano di aiuti da 85 miliardi, sempre che i greci continuino a fare bene i compiti.
A sorpresa anche Draghi, senza attendere il via libera formale al prestito ponte da parte del Consiglio UE a 28, che avverrà solo oggi, ha aiutato le banche greche, decidendo che quel che ha visto è sufficiente a ritenere la Grecia ancora solvibile e pertanto ha aumentato il tetto dei prestiti di emergenza di 900 milioni. Una cifra che non basta a far riaprire le banche ed eliminare i controlli sui capitali, che sono stati confermati fino a lunedì, così come la chiusura delle banche, ma almeno consente di ricaricare i bancomat e di erogare i 60 euro al giorno che i cittadini greci si debbono far bastare.
Sono entrambe notizie positive per i mercati, ansiosi di scontare una normalizzazione che ancora deve fare molti altri passi per dirsi compiuta. Le borse europee hanno esteso il rally in atto e gli indici principali si sono portati a testare importanti resistenze. Il Dax tedesco ha superato l’ultimo massimo discendente del movimento correttivo, decretando l’inversione di tendenza e la possibilità di puntare nuovamente ai massimi assoluti di 12.390. Il nostro FIB ha proseguito l’avvicinamento ai massimi dell’anno e si è presentato per la terza volta negli ultimi due mesi all’appuntamento con la forte area di resistenza compresa tra 23.800 e 23.900. Un superamento proietterebbe il nostro mercato sui massimi del dopo crisi a quota 24.500.
Anche gli indici americani hanno festeggiato la diminuzione delle tensioni in Eurozona, la stabilizzazione delle borse cinesi e qualche buon risultato societario (Citigroup ha battuto le stime di utile). Ha brillato soprattutto il tecnologico Nasdaq100, che ha travolto i precedenti massimi annuali e si sta dimostrando ancora come il settore più tonico. Ma anche il più globale SP500 ha fatto il suo dovere, arrivando a 2.124, a soli 10 punti dai massimi assoluti. Si ripropone pertanto la possibilità di testare per l’ennesima volta l’area compresa tra 2.130 e 2.135, che più volte è risultata invalicabile nel primo semestre di quest’anno.
Sembra incredibile, ma soltanto 7 sedute dopo che i mercati azionari sembravano cedere importanti supporti ed avviarsi verso un avvitamento ribassista, ora stiamo a discutere sulla possibilità di superare i massimi dell’anno (che per gli indici USA ed il Dax tedesco sono anche i massimi assoluti).
C’è da dire che la violenza di questo “Rally della Via Crucis” è stata tale da portare gli indici all’appuntamento con i massimi in condizione di significativo eccesso e con significative divergenze tra prezzi in salita e volumi piuttosto fiacchi. Va anche aggiunto che il “salvataggio” della Grecia non è certo un evento che irrobustisce l’Eurozona, ma piuttosto una sorta di “male minore”. Le stesse condizioni dell’economia americana non appaiono particolarmente brillanti. Se la FED è convinta che il ritmo di crescita del PIL riprenderà robusto, non altrettanto ottimisti paiono gli analisti nelle loro previsioni sugli utili societari per le imprese quotate dell’indice SP500. Il consensus prevede un calo di circa il 3% per il secondo trimestre rispetto allo scorso anno. Finora il campione delle società che hanno comunicato i risultati è ancora troppo piccolo per essere significativo, ma a fronte di una percentuale intorno al 70% di società che finora hanno battuto le previsioni di utile (più o meno in linea con la media storica), solo il 48% ha battuto le stime sui ricavi (molto meno della media storica del 60%).
Queste considerazioni fanno pensare che se i mercati, oggi o nei prossimi giorni, riusciranno ancora una volta a forzare i precedenti massimi, renderanno ancor più evidente lo scollamento tra quotazioni e fondamentali.
Ma, se ciò avvenisse, non sarebbe certo una novità.

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