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La Grecia rimane nelll'Euro, ma esce l'Europa
14/07/2015 08:31

Il summit interminabile si è concluso come peggio non poteva per i greci, ed ha messo in evidenza crepe enormi nella costruzione europea.
Il paese ellenico è stato saccheggiato dai creditori. Tsipras è stato crocifisso alla croce che si è in gran parte costruito con le sue stesse mani. E’ stata sottratta completamente ai greci ogni sovranità politica.
Non mi dilungo sui particolari dell’accordo, tra cui spiccano sostanzialmente 3 punti cardinali:
- Entro domani dovranno essere abrogate dal Parlamento greco tutte le misure di alleggerimento dell’austerità prese da Tsipras nei mesi scorsi, dovrà essere aumentata l’IVA e varata la riforma delle pensioni. Poi, entro il 22 dovrà essere creato un fondo indipendente da 50 miliardi in cui far confluire tutti i beni da privatizzare, i cui proventi finiranno per metà a ricapitalizzare le banche, un quarto per rimborsare debiti e solo un quarto per gli investimenti.
- Solo dopo mercoledì, e se Atene farà tutto quanto indicato, verranno aperte trattative per avere un terzo programma di aiuti da 86 miliardi in tre anni, prestati da UE e FMI, ed anticipati in parte con prestiti ponte immediati, ma condizionati da un ulteriore memorandum che prevederà altri tagli, riforme e liberalizzazioni da fare in cambio dei prestiti.
- La Troika tornerà trionfante ad Atene a verificare, indirizzare ed autorizzare tutte le misure che i Greci dovranno prendere per ricevere i finanziamenti di UE e FMI quando sarà varato piano di assistenza.
E’ chiaro che l’obiettivo dei creditori è che la Grecia non sia più un paese sovrano, ma una colonia europea governata dalla Troika.
Non so se il Parlamento greco riuscirà ad approvare queste misure. La maggioranza di Tsipras è in frantumi, come il suo partito, e si va verso un nuovo governo di unità nazionale che garantisca i voti necessari. Si dà per scontato, forse troppo, che la popolazione accetti a testa bassa e ginocchia sanguinanti tutte le vergate provenienti da Bruxelles, pur di rivedere le banche aperte. Personalmente invece non scarterei l’ipotesi di insurrezioni popolari, quando la popolazione, riavutasi dallo shock, si renderà conto del significato della durissima sconfitta.
Insomma. Andrei cauto a dire che è finita ed a cantare vittoria, come ieri a caldo hanno fatto i mercati. Personalmente penso che, anche se tutto andrà come previsto dall’accordo, non ci sia alcuna vittoria a cui cantare. Tutte le misure che la Grecia adotterà serviranno solo a prolungare di qualche mese l’agonia dei greci ed aumentarne la sofferenza. Anche questi soldi finiranno come i precedenti ed i poveri riempiranno le strade di Atene più di quanto succede ora.
La Germania ha gettato la maschera e distrutto i valori fondativi dell’Unione Europea. Questa Unione è soltanto un condominio dove i partecipanti cercano di sfruttare ogni possibilità di trarre vantaggi egoistici nazionali sulle spalle degli altri. Tra i 19 membri dell’Eurogruppo solo due (Germania e Francia) hanno negoziato con la Grecia con la mente rivolta agli equilibri politici della politica interna nazionale. Tutti gli altri hanno passato il tempo a twittare e raccontarsi barzellette in attesa che i padroni decidessero per tutti.
La Merkel, che finora si pensava molto sensibile ai valori europei e disponibile a perdere anche un po’ della propria popolarità in patria per un obiettivo di grande respiro, si è mostrata succube di Schaeuble, il vero e spietato vincitore. Merkel forse ha valutato che solo lo scalpo di Tsipras avrebbe consentito di far passare nel suo Parlamento l’esborso dei quattrini necessario per tenere la Grecia nell’euro.
Inoltre ha confidato sul valore pedagogico, per gli altri paesi poco disciplinati, dell’esemplare punizione affibbiata ai greci.
Non so se i suoi calcoli questa volta saranno azzeccati. Da ieri è chiaro che contestare la dura legge dell’austerità dall’interno dell’eurozona è impossibile. L’Europa è la Germania. Chi vuole rimanerci deve germanizzarsi.
La mia impressione è che le forze anti-euro presenti in Francia, Spagna, Italia, oggi abbiano molte frecce in più nel proprio arco. Il solco tra i paesi ricchi, che si avvantaggiano dell’euro, e quelli poveri, che ne vengono schiacciati, da oggi è molto più profondo. Le illusioni di solidarietà, valori comuni, cammino condiviso, sono state spazzate via dagli egoismi nazionali e bancari.
Ieri la Grecia è rimasta nell’Euro, ma ne è uscita l’Europa.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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