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Grecia addomesticata, Cina manipolata
10/07/2015 08:32

I mercati in questi giorni sono come cavalli imbizzarriti, frustati dalla volatilità che regna sovrana e si nutre delle voci e delle manipolazioni che ne dettano la direzione.
Quel che solo martedì (in Europa) e mercoledì (nelle borse asiatiche ed americane) ha seminato il terrore, ieri ha provocato la gioia dei mercati, lanciati al galoppo della ripresa.
Cominciamo dalla questione più vicina, quella che doveva essere la tragedia greca, e che ora potrebbe diventare un semplice dramma a lieto fine. Incredibilmente Tsipras, dopo aver fatto votare il suo popolo contro la bozza di accordo che prevedeva sacrifici per 8 miliardi, usando solo due giorni fa davanti al Parlamento Europeo tutta la retorica possibile contro i tiranni affamatori di Bruxelles, deve aver constatato che con i creditori forse si ottiene di più ad abbassare la testa che ad opporsi,  ha presentato stanotte la proposta ufficiale. Secondo le anticipazioni, dovrebbe contenere tutti i sacrifici rigettati col referendum, ed anche altri in aggiunta, dato che il peso delle misure è quasi raddoppiato (13 miliardi). In questo modo spera di far breccia nel cuore arido dei tedeschi ed ottenere dal Fondo salva stati ESM un finanziamento da 53 miliardi in 3 anni e dai paesi europei creditori una qualche forma di sollievo sul pesante debito che il suo paese non può restituire.
La svolta comportamentale di Tsipras è significativa. Non so quanto sia gradita in patria dal popolo che si sentirà certamente preso in giro. Certamente non lo è dall’ala dura del suo partito, che si dovrebbe spaccare proprio sull’approvazione parlamentare di queste misure, che dovrebbe avvenire oggi. Ma gli incontri dei giorni scorsi sembrano aver garantito a Tsipras i voti di gran parte dell’opposizione. Pertanto è prefigurabile anche una sorta di governo di salute pubblica che tenga dentro quasi tutti e garantisca poi l’approvazione delle specifiche misure lacrime e sangue.
Il dato che ha galvanizzato le borse europee ieri è stata l’apertura da parte del presidente del Consiglio Europeo Tusk, considerato un falco. Le pesanti ingerenze americane e del FMI, e quelle più velate addirittura da parte della Cina, devono aver ammorbidito il fronte più ostile alla Grecia. Tusk ha affermato che se le misure presentate dalla Grecia saranno credibili, occorrerà in qualche modo rispondere con una sorta di alleggerimento del peso del debito. Non si parla di haircut, cioè diminuzione del valore nominale, ma di spostamento di scadenze e magari anche alleggerimento degli interessi. A questa ipotesi persino Schaeuble si è detto cautamente disponibile.
La strada verso quell’accordo che lunedì pareva impossibile sembra spianata. Il nuovo Tsipras, che nei giorni scorsi deve aver preso lezioni da Renzi sull’arte di separare le parole dai fatti concreti, pur di strappare l’accordo, pare disponibile a tutto, persino ad accettare le umilianti procedure previste per ottenere i finanziamenti ESM. Innanzitutto il terzo piano di bailout dovrà essere approvato dai parlamenti di Germania, Finlandia, Olanda, Austria ed Estonia. Poi la commissione UE dovrà fare l’esame della situazione economica della Grecia, redigere un memorandum con le misure concrete da attuare in cambio dei finanziamenti e sorvegliarne l’applicazione tramite la Troika (magari cambiandogli nome) che si stabilirà nuovamente ad Atene. Per un leader, che ha fatto del “basta Troika in Grecia” lo slogan della sua ascesa politica, è un esito piuttosto misero.
Ovviamente tutto questo richiederà un bel po’ di tempo. Occorrerà allora decidere un prestito ponte per far superare ai greci il mese di luglio ed allargare il limite dei finanziamenti BCE per le banche, se si vorrà che riaprano lunedì. Poi forse occorrerà ristrutturare il sistema bancario greco, che ha rivelato parecchie debolezze. Insomma: non sarà facilissimo far quadrare tutto. E magari occorrerà anche chiedersi se tutti questi aiuti serviranno a far cambiare marcia alla Grecia o finiranno, come i precedenti, per essere gettati nel pozzo nero dell’inefficienza.
Ma sono domande che i mercati ora non si fanno. Prevale il sospiro di sollievo per una vicenda che pare a lieto fine e la voglia di dimenticare la Grecia almeno per un po’.
Lo scoppio di entusiasmo anticipato ha provocato un crescendo degli indici europei per tutta la giornata di ieri e preannuncia fuochi artificiali anche per la mattinata odierna. Soltanto impreviste impuntature tedesche sembrano in grado di zittire i cori di esultanza che provengono dai listini.
A rasserenare gli animi ha contribuito anche la ripresa della borsa cinese, che ha attuato un ampio recupero, che sembra proseguire anche oggi, dopo le misure da medioevo finanziario attuate dal governo. Terrorizzato dallo scoppio della bolla speculativa, il governo cinese ha diramato provvedimenti pesantemente manipolatori per fermare la caduta. Si sono sospese dalle contrattazioni circa la metà delle società presenti sui listini di Shanghai; è stato vietato a chiunque possiede partecipazioni superiori al 5% di una società di vendere azioni; si è penalizzato chi vende futures su indici allargando (solo per le vendite) i margini di garanzia; si sono aperti i rubinetti di liquidità a chi vuole indebitarsi per comprare azioni e, dulcis in fundo, si è annunciato un piano della polizia per punire gli “ostili venditori allo scoperto” di azioni e futures su indici.
E’ ovvio che con queste misure da dittatura finanziaria l’indice cinese non poteva che rimbalzare. Ma questi provvedimenti segnalano anche la disperazione delle autorità, oltre che il loro disprezzo verso la libertà economica e le regole del mercato. Un mercato che è lasciato libero solo di gonfiare i prezzi, ma non di farli tornare alla realtà. Quando la speculazione è rialzista è benvenuta. Quando il mercato torna verso valori più sensati, allora la speculazione è cattiva.
Se le banche centrali occidentali hanno manipolato i mercati con i loro QE, i cinesi ieri hanno fatto vedere al mondo di che cosa sono capaci.
Adam Smith chissà quante volte si sarà rivoltato nella tomba.

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