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Se vince il no, se vince il si'
03/07/2015 08:30

I mercati oscillano all’inseguimento dell’ultimo sondaggio, mentre il popolo greco, allo sbando e chiamato a votare su una proposta che non esiste più, non sa che pesci pigliare. Anzi, mi sa che di pesci non ne piglierà affatto, qualunque cosa voti. Forse è più corretto affermare che non sa scegliere a quale corda impiccarsi.
L’euforia di mercoledì sui mercati europei, quando circolavano fantomatici sondaggi che davano il sì in vantaggio, ha lasciato il posto ad una maggior cautela, dato che l’esito della consultazione pare assai più incerto di quanto i politici dell’eurozona vogliano far credere. E’ una forma di pressione e di ingerenza anche questa, dato che si sa che, da che mondo è mondo, alle elezioni una parte di popolazione, incerta, finisce per adeguarsi all’opinione della maggioranza. Far filtrare certi sondaggi, veri o falsi che siano, è un modo per condizionare gli incerti.
Ma questa non è una libera e democratica consultazione popolare, come vogliono farci credere.
Quando un popolo è stato portato all’esasperazione da anni di vessazioni economiche ed ha perso un quarto del reddito disponibile, quando larghi strati della popolazione si ritrovano senza lavoro e senza speranza, altri con pensioni già ampiamente decurtate e con l’aspettativa di ulteriori “riforme”, quando molti hanno già bruciato i risparmi per riuscire a campare e mandare i figli a scuola, mentre chi può se ne va ed i ricchi oligarchi, dopo essere ingrassati per anni con ampie esenzioni fiscali, ora hanno già portato all’estero il bottino… Quando un popolo è in queste condizioni è una pia illusione e forse una egoistica pretesa pensare che compia con certezza scelte razionali. Quando alla domanda ”lo sai che se voti no la Grecia uscirà dall’euro e la tua ricchezza verrà dimezzata?” la risposta che si riceve è “siccome la mia ricchezza non c’è già più, la metà di zero fa sempre zero e se voto sì sarò obbligato a subire altre vessazioni per chissà quanti anni”, la certezza che i greci sceglieranno di rimanere nell’euro si sgonfia come si sono sgonfiate ieri le borse europee. Inoltre ci si comincia a chiedere quanti poveracci resisteranno alla tentazione, votando no, di trascinare nei guai anche la Germania ed i suoi vassalli dichiarando un gigantesco default, all’insegna del “muoia Sansone e tutti i filistei”.
Chi ha la pancia piena può ragionare con la testa (non sempre, ma il più delle volte). Chi ha la pancia vuota può solo ragionare con la pancia. E bene non dimenticarlo.
Questo credo sia il motivo della cautela che ieri i mercati sono tornati ad avere sulla questione greca, restituendo una parte degli incauti guadagni del giorno prima. Siccome le banche sono state penalizzate, anche il nostro Ftse-Mib è tornato nel ruolo di peggior listino d’Europa.
A far riflettere i mercati vi è poi anche la constatazione che, se anche vincesse il sì, che secondo gli allibratori inglesi, che la sanno lunga, resta l’ipotesi più probabile e quindi meno pagata, non è che finirebbe tutto a tarallucci e vino e con un colpo di bacchetta magica si potrebbe archiviare la questione Grecia.
Lunedì ci sarebbe immediatamente la necessità di riannodare i fili delle trattative e mettere sul piatto la proposta di un nuovo piano di assistenza, dato che il precedente è scaduto il 30 giugno. Esso dovrebbe comprendere anche la ristrutturazione del debito e un nuovo bailout per tenere la Grecia lontana dagli inaccessibili mercati finanziari per almeno tre anni. Il FMI ha stimato proprio ieri in 50 miliardi le necessità di nuovi aiuti, aggiuntivi alla ristrutturazione del debito. Sarà un boccone difficile da ingoiare per i tedeschi ed i suoi vassalli, che fino ad oggi non vogliono sentir parlare di tirar fuori altri soldi per i greci. Inoltre, chi condurrà le trattative per la Grecia? Tsipras si dimetterà? In tal caso quanto ci vorrà per fare un nuovo governo? E quanto ci vorrà poi a confezionare e ratificare il nuovo accordo? Non dimentichiamo che il 20 luglio la Grecia dovrà ripagare un’altra bella rata da oltre 3 miliardi alla BCE e se non lo farà anche l’Europa, dopo il FMI, dovrebbe dichiarare l’insolvenza della Grecia. Nel frattempo i controlli sui capitali dovrebbero restare in vigore, le banche dovrebbero rimanere ancora chiuse, l’economia bloccata ed i conti di quest’anno, su cui fare i piani ed i progetti di risanamento saranno completamente da rifare, con la sorpresa magari di constatare un’altra bella botta di recessione e di mancati introiti fiscali, che andranno ad allargare il buco attuale.
Insomma, comunque vada il referendum, si comincia a capire che lunedì i negoziatori non avranno di fronte una passeggiata, ma un’esplorazione della giungla equatoriale, tra ragni, serpenti e sabbie mobili.
Buon viaggio.

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