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La Euro-Frittata e' fatta. Entriamo in terra inesplorata
29/06/2015 08:40

La frittata è fatta. Quel che una classe dirigente accorta avrebbe dovuto assolutamente evitare è invece ormai sotto gli occhi di tutti. La Grecia, dopo aver bivaccato sull’orlo dell’abisso per lunghi mesi, ha deciso di fare un passo avanti, aiutata in questo “cupio dissolvi” anche dalla assoluta incapacità degli euro burocrati di distinguere la differenza che c’è tra una virgola ed un disastro.
La bomba pare sia scoppiata venerdì sera in mano agli apprendisti stregoni che da mesi gestiscono le trattative tra creditori e Grecia, con un epilogo che nel week end ha assunto i toni drammatici degli eventi storici. Tsipras ha maldestramente interrotto le trattative e convocato un referendum per domenica prossima sul documento presentato ai greci dall’Eurogruppo, invitando il popolo greco a rifiutarlo. E’ una enorme sciocchezza. In primis perché avviene a tempo scaduto e, provocando la sospensione delle trattative, farà scattare mercoledì il default tecnico. Inoltre è un referendum anomalo, poiché si tiene su un pezzo di carta che non è una proposta ufficiale e formale, ma una base di discussione, che, ovviamente, cadute le trattative, è caduta con esse.
Pertanto  il referendum in realtà non è sull’accordo, che ormai è stracciato, ma su Tsipras. Se i greci lo sosterranno, oltre al default avremo la probabile Grexit. Se invece i greci lo bocceranno avremo nuove elezioni in Grecia, Tsipras verrà rottamato e si aprirà qualche scenario alternativo ora difficilmente immaginabile. Ma intanto il default dispiegherà i suoi effetti, a meno di soluzioni di emergenza e passi indietro dell’Eurogruppo, che ne farebbero crollare del tutto la già scarsa credibilità, dopo che i fatti dei giorni scorsi hanno già dimostrato una notevole incapacità negoziale.
Il dato certo è che domani scadrà il programma di aiuti varato nel 2012 dalla Troika senza il fatidico  versamento da 7,2 miliardi alla Grecia da parte della UE. La Grecia non potrà pagare il debito da 1,6 miliardi al FMI e si trova ora in assoluta mancanza di liquidità. Siccome la BCE, in mancanza di accordo, ha sospeso l’allargamento del tetto ai prestiti di emergenza ELA per le banche greche, a Tsipras non è rimasta altra scelta che chiudere le banche e la Borsa per sei giorni per evitare la corsa agli sportelli. Dovrebbe inoltre essere introdotto oggi un tetto ai prelievi bancomat di 60 euro ed altri controlli sui capitali in uscita.
La situazione sta quindi velocemente precipitando e gli automatismi che tutti conoscevano, stanno portando la Grecia a cadere nell’abisso. Non si vede come questa macchina infernale dei default progressivi (verso FMI, verso Il Fondo Salvastati, verso i singoli paesi creditori, e poi verso la BCE tramite le banche greche) possa essere fermata, ed a quali costi, ora che si è messa in moto.
Non resta che attendere il responso dei mercati, che oggi registreranno con freddi numeri preceduti da segni meno la drammaticità della situazione e l’entità del contagio.
Che cosa succederà ora è impossible prevederlo. Nessuno sa come andrà a finire, poiché semplicemente siamo entrati in un terreno inesplorato.
Il fatto che tutti i ministri europei abbiano dichiarato che non c’è pericolo, non è certo una rassicurazione. Sono gli stessi che avevano dichiarato che un accordo sarebbe stato certamente trovato, e prima ancora che l’euro è una scelta irreversibile.
Sono gli stessi che non hanno saputo usare un minimo di raziocinio per comprendere che la scelta di fare un piccolo passettino verso la Grecia sarebbe stata assai migliore di quella di costringere i greci a fare il salto nel buio dell’uscita dall’euro, e l’Europa intera a farne un altro verso la disintegrazione del progetto comune.
Siamo in buone mani… O no?

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