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Occorre mettere in disparte i tecnocrati
25/06/2015 08:38

La perversa volontà punitiva dei tecnici della Troika, con una improvvisa svolta rispetto alle attese di accordo, rischia di mandare all’aria proprio in dirittura d’arrivo il frutto di mesi di trattative, che i mercati ed il buon senso si apprestavano a cogliere.
Ieri l’Eurogruppo è stato un nuovo buco nell’acqua, dopo che i tecnici della Troika hanno bocciato il documento greco di lunedì scorso, che tutti avevano giudicato concreto ed incoraggiante, così da rappresentare una solida base per chiudere l’accordo. Invece no. I mastini della Troika hanno alzato ancora una volta la posta, presentando alla Grecia una nuova controproposta di 5 pagine che corregge buona parte delle proposte greche ed aggiunge una nuova serie di punizioni per pensionati e lavoratori.
In particolare sembra che siano stavolta i tecnocrati del FMI a fare le bizze. Chiedono di aumentare l’IVA anche sui medicinali e l’elettricità, contestano un eccessivo aumento di tasse (in particolare sulle imprese) invece che tagli di spesa, per arrivare a quell’avanzo primario dell’1% del PIL. Vogliono anche una manovra più pesante sulle pensioni ed altri ritocchi che umiliano la sovranità greca.
Per capire bene che cosa stia succedendo, dobbiamo riflettere sul fatto che sugli obiettivi di risanamento, sui tempi e sull’onere che il popolo greco dovrà complessivamente sopportare (oltre il 4% del PIL, in proporzione ben più della manovra che Monti ci fece ingoiare nel 2012) per avere quei maledetti 7,2 miliardi di aiuti entro fine mese, l’accordo è ormai esplicito.
Dove invece testardamente i rappresentanti dei creditori insistono ad erigere un muro di ostilità è sulle modalità tecniche per raggiungerli e sui criteri politici di distribuzione dei sacrifici. Normalmente queste scelte sono demandate alla sovranità nazionale, che investe del compito il governo legittimamente eletto (particolare non di poco conto in una democrazia). Così è stato nei precedenti casi di aiuto erogato ad Irlanda e Portogallo, e così vorrebbe il rispetto reciproco e della democrazia.
Invece in questo caso si vuole anche imporre un’insopportabile ed umiliante ingerenza politica, attuata da tecnocrati eletti da nessuno.
Anche se, oltre la forma, entriamo nel merito, in base a quale principio sarebbe “necessario” tagliare la spesa pubblica invece che aumentare le tasse sulla parte più ricca della popolazione? Oppure alzare indiscriminatamente l’età pensionabile e penalizzare medicinali ed elettricità, che incidono sui bilanci della povera gente che già non arriva a fine mese?
Soltanto per opinabili motivi ideologici, in ossequio a quel liberismo che da oltre 30 anni impera nelle istituzioni finanziarie e nelle università che formano la classe dirigente del mondo occidentale, e che ha   prodotto lo strapotere della finanza speculativa, la cancellazione della classe media nei paesi più sviluppati ed il più straordinario incremento di disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza mondiale mai avvenuto nella storia dell’umanità.
Chi si oppone al liberismo delle istituzioni monetarie va stroncato ed umiliato. E poco importa se si rischia di provocare conseguenze devastanti in tutta l’Eurozona. Il principio dell’economia liberista, che non è altro che la legge della giungla applicata all’economia, va salvaguardato ad ogni costo, poiché è su questo che si regge tutta l’impalcatura che ingrassa quella colossale sanguisuga che è diventata la finanza internazionale.
Non posso credere che i leader europei siano così ciechi da non vedere che gli allegri tecnocrati li stanno portando alla paralisi negoziale e verso l’esito che solo 2 settimane fa tutti escludevano categoricamente. Sarebbe il più colossale “cupio dissolvi” a cui ci troveremmo nostro malgrado a dover assistere. In fondo il tempo non è ancora scaduto e prima del 30 giugno ci sono ancora molti giorni utili e, in caso di accordo, la possibilità di trovare subito circa 3 miliardi che possono essere erogati alla Grecia senza passare per le ratifiche parlamentari.
Per questo confido che il vertice che stasera e domani impegnerà i leader europei, con un sussulto d’orgoglio, riesca a mettere un attimo da parte i consiglieri famelici di sangue e decida, politicamente, come il loro ruolo impone, di fare l’accordo con la Grecia per garantire l’integrità dell’euro, la dignità di ciascun paese partecipante e la prevalenza di un minimo di buon senso contro le cieche ideologie dei tecnocrati.
Altrimenti sarà default.

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