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Rebus Grecia: i mercati sanno gia' oppure se ne fregano?
19/06/2015 11:07

La giornata che ieri i mercati finanziari hanno vissuto ha dimostrato due cose: innanzitutto la voglia dei mercati azionari occidentali e tra essi anche quelli europei, di archiviare la ormai già abbastanza lunga correzione (dura da praticamente da febbraio per l’indice americano SP500 e da inizio aprile per quelli europei); in secondo luogo l’importanza che torna ad avere la borsa americana nell’orientare l’andamento dei listini europei.
Andiamo per ordine. La giornata doveva scontare l’ennesimo scontro a muso duro tra la Grecia e il resto d’Europa, che ha portato l’Eurogruppo a non concludere alcunché e ad assistere all’ennesima rissa di dichiarazioni delle parti in causa. Il Presidente del Consiglio d’Europa Tusk ha dovuto così convocare un “Euro Summit” straordinario tra tutti i capi di Governo europei per lunedì prossimo alle 18, per tentare l’accordo politico in extremis, da ratificare il 26 giugno nel Consiglio d’Europa ed impedire che scatti automaticamente il default il 1° luglio. Tutto questo era abbastanza previsto. Ma un paio di novità hanno peggiorato la situazione. La prima è stata l’avviso della BCE che lunedì le banche greche potrebbero essere chiuse in attesa del vertice per fronteggiare fughe di capitali. La seconda è stata la dichiarazione della Lagarde, presidente del FMI, che ha escluso ogni sorta di tolleranza ulteriore da parte del suo istituto, se non arriveranno i pagamento di 1,6 miliardi di euro dalla Grecia entro il 30 giugno. Ora sappiamo che la prassi di un mese di ritardo nella formale dichiarazione di insolvenza, questa volta non verrà applicata e la Grecia andrebbe in default tecnico e giuridico nei confronti del FMI dal 1° luglio. E ciò significa, ovviamente, che in tal caso il FMI non presterebbe più neanche un centesimo ai greci.
L’insieme di queste notizie, avrebbe potuto drammatizzare la situazione dei mercati europei, spingendo l’azionario al di sotto dei supporti a cui si erano aggrappati tenacemente nei giorni precedenti ed avrebbe potuto far scattare un drammatico  allargamento di spread sull’obbligazionario dei paesi più periferici dell’eurozona.
Invece questo schema è stato seguito dai mercati europei soltanto nella mattinata, con perdite molto significative, fino a circa il -2% per l’azionario e con lo spread BTP-Bund in estensione fino quasi a 160 punti.
Poi, senza motivazioni apparenti, come è già successo nei giorni precedenti, è avvenuto lo switch ed i compratori hanno cominciato a prendere il sopravvento riducendo le perdite degli indici azionari e lo spread in modo consistente.
Il recupero è proseguito poi nel pomeriggio e, grazie anche alla buona apertura americana, la giornata, da terribile si è trasformata in radiosa, con guadagni degli indici superiori al punto percentuale e lo spread tornato sui minimi settimanali.
Ho già accennato al ruolo che le borse USA hanno avuto a sostenere il recupero dei mercati europei. Era un po’ di tempo che la correlazione tra l’andamento degli indici USA con quelli europei sembrava messa in soffitta. Le borse europee hanno corretto con un certo vigore ribassista il forte rialzo del primo trimestre, mentre quelle americane hanno continuato quell’andamento laterale che stanno tenendo da inizio anno.
Ieri invece la voglia di salire in USA si è fatta più significativa, dopo le piacevoli parole della super-colomba Yellen, e la cosa non è stata snobbata dai mercati europei.
L’indice SP500 ha messo a segno la terza seduta rialzista consecutiva che, chiudendo a 2.126, gli ha permesso di superare di slancio la trend line ribassista che unisce i massimi discendenti del 21 maggio, 3 e 11 giugno. Possiamo quindi affermare che il movimento discendente dell’ultimo mese pare concluso e che ora l’obiettivo dell’indice USA è il ritorno a testare i massimi assoluti, che sono a quota 2.135, con buona possibilità di superarli per la quinta volta da inizio anno. Il fatto che nelle precedenti 4 occasioni il superamento sia stato effimero o poco più, non induce a confidare in grandi performance.
Del resto i fondamentali dell’economia USA sono assai meno convincenti di quanto la stessa FED voglia far credere (infatti ogni trimestre rivede al ribasso le previsioni di crescita). La Borsa USA resta enormemente sopravvalutata e “cammina sulle uova”. Però è un fatto che i mercati confidano ancora nella tutela di nonna Yellen, che finora non la mai traditi e sono restii a scendere troppo presto dalle vette che hanno raggiunto.
Perciò le Borse europee hanno deciso di adeguarsi all’ottimismo americano più che guardare al pessimismo negoziale di Bruxelles.
Mi rendo conto che l’atteggiamento pare un po’ incosciente. Sembra quasi che l’esser stati sulle spine per tanti mesi (Tsipras ha vinto le elezioni a fine gennaio e da allora è cominciata la partita a poker con la Troika) abbia convinto i mercati che comunque vada sarà meglio di questo infinito braccio di ferro. Oppure che le mani forti sappiano già che lunedì le cose verranno in qualche modo risolte e si permettono di festeggiare in anticipo.
Noi che non abbiamo informazioni riservate (il cui uso, per chi le ha, è comunque  vietato dalla legge) non possiamo che affidarci alle notizie che ci danno i grafici.
Abbiamo già parlato di SP500, che ha dato segnali positivi. Il tedesco Dax, con la scivolata mattutina, ha testato per la terza volta il supporto di area 10.800 ed è ancora una volta rimbalzato. Questa volta il rimbalzo assume le forme di un modello di inversione rialzista detto Bullish Engulfing, che potrebbe esaurire la correzione, anche se la conferma più importante verrà data solo al superamento dell’area 11.450.
Il nostro Ftse-Mib ha realizzato una figura simile e si è riportato al di sopra di 22.300. Grecia permettendo, forse è la volta buona per tornare a 23.800.

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