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Tra falchi europei e colombe americane
18/06/2015 08:33

I mercati stanno facendo uno sforzo titanico per evitare il cedimento dei nervi, dopo che la situazione delle trattative tra Grecia e creditori è sempre più sul binario morto.
Le giornate trascorrono senza più alcuna parvenza di volontà negoziale da parte delle due sponde, mentre, anzi, le parole che vengono proferite dai personaggi che recitano le parti principali della commedia sono sempre più ostili verso la parte avversa, in una sorta di cinica gara ad avvelenare i pozzi. I falchi dominano la scena e le colombe restano rintanate nel loro nido, mentre gli avvoltoi cominciano a roteare in alto intorno alla preda greca.
E’ diventato difficile trovare qualcuno pronto a scommettere nell’esito positivo delle trattative, che ormai hanno abbandonato la veste tecnica per assumere una connotazione politica, come ha chiaramente affermato Draghi in questi giorni. Mentre Schaeuble, con un ghigno torvo, ha avvisato il Parlamento tedesco di prepararsi al fallimento dei negoziati, ed oggi si terrà un Eurogruppo da cui sarei molto stupito se uscisse qualche passo avanti, la palla è ormai passata al probabile vertice politico che si dovrebbe tenere nel week-end, non si sa ancora da chi, mentre probabilmente in Grecia saranno introdotti controlli sui capitali per trattenerne la fuga. L’ultima spiaggia rimane il Consiglio d’Europa dei capi di governo che si terrà il 26 giugno. Personalmente resto convinto che alla fine un calcio al barattolo di 3 mesi verrà dato. Però se l’accordo ai massimi livelli politici non verrà raggiunto per quella data la situazione potrebbe scappare di mano ed evolversi verso un fallimento molto disordinato e denso di incognite: giuridiche, poiché non ci sono regole europee definite per gestirlo; finanziarie, perché non si sa quale potrebbe essere la reazione dei mercati ed il contagio possibile; politiche, perché potrebbe proiettare la Grecia fuori dall’Unione europea e nelle braccia di Putin, che già oggi tenterà il flirt con Tsipras nell’incontro che i due avranno a San Pietroburgo, ufficialmente per parlare del gasdotto che sarà costruito per isolare l’Ucraina.
In questo contesto i mercati, che sia mercoledì che ieri hanno mostrato parecchia voglia di tenere le posizioni ed evitare l’avvitamento della correzione oltre i supporti costruiti la scorsa settimana, vedono il loro tentativo ostacolato dalla girandola di dichiarazioni ostili dei protagonisti.
Anche ieri, una mattinata incoraggiante, in cui le borse europee hanno tentato di proseguire il recupero avviato nel pomeriggio di martedì, è stata seguita da una fase finale convulsa e preda si vendite cospicue, che ha riportato i mercati europei a chiudere la seduta in significativo calo.
Meglio è andata agli indici americani, che, dopo un inizio incerto e preoccupato per il comunicato del FOMC della Federal Reserve e per le parole che la Yellen avrebbe proferito subito dopo, alle 20 hanno tratto sollievo da quel che hanno visto.
La FED ha leggermente rivisto al ribasso le prospettive di crescita americana, ammettendo implicitamente che la ripresa ha perso slancio, dopo il brutto primo trimestre. Dal tono del comunicato si desume che molto probabilmente il primo rialzo dei tassi avverrà entro quest’anno, ma emerge altresì che la maggioranza dei partecipanti al FOMC prevede un ritmo di incremento dei tassi meno intenso di quanto non prevedesse a marzo.
Le dichiarazioni della Yellen poi hanno rimarcato il concetto, rivelando tutta la cautela e l’attenzione che la Presidente FED rivolge alle reazioni dei mercati: “Lasciatemi sottolineare che l’importanza del rialzo iniziale non deve essere esagerata (…) l’orientamento della politica monetaria resterà verosimilmente molto accomodante per diverso tempo dopo il rialzo iniziale”. Sono parole inequivocabili che hanno prontamente consentito ai mercati di riprendere ottimismo e recuperare le perdite per chiudere in modesto rialzo, mentre, come da manuale, il dollaro si è prontamente indebolito fino a superare 1,135 nel rapporto con l’Euro.
Il sostegno americano potrebbe aiutare un po’ i mercati europei, che tentano disperatamente di non cedere i supporti a fatica mantenuti nei giorni scorsi (10.850 per il Dax tedesco e 22.200 per il nostro Ftse-Mib) ma certamente il limbo delle trattative greche ed il passaggio dell’Eurogruppo senza passi avanti costituirà una zavorra difficile da portare. Sarei già contento se le borse europee riuscissero a mantenere oggi un sia pur modesto segno positivo, in attesa che passi ‘a nuttata greca.

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