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I Mercati si accontentano di rinviare i problemi
22/05/2015 08:32

Dopo l’impetuoso strappo rialzista di martedì scorso da parte delle borse europee, le due giornate seguenti sono state trascorse a vivacchiare in stretto laterale, in attesa di trovare nuove motivazioni per salire.
Del resto, se i motivi del rialzo erano le voci di nuovi provvedimenti accondiscendenti da parte della BCE e le prospettive di accordo tra l’Eurogruppo e la Grecia, il fatto che nulla di quanto atteso si sia finora concretizzato ha tolto spinta al mercato, anche se non è bastato a negare le attese.
Siccome neanche dall’America sono venute notizie eclatanti, anche le borse USA continuano danzare con i massimi assoluti il classico ballo della mattonella, che lascia tutti abbastanza indifferenti.
Dopo il passettino indietro di mercoledì, ieri SP500 ne ha fatto uno piccolino in avanti, riuscendo a portare oltre 2.130 il suo record assoluto di chiusura, mentre se consideriamo anche il durante di ogni seduta, il record è stato fissato mercoledì scorso a 2.135.
La serie di dati macroeconomici che vengono pubblicati quotidianamente continua a fornirci l’impressione che la crescita americana, dopo il rallentamento del primo trimestre, stia faticando a riprendere vigore, penalizzata dal dollaro troppo forte e dal petrolio che continua a vivacchiare intorno ai 60 dollari al barile, deteriorando i bilanci del settore, mentre ormai i pozzi attivi di shale oil sono più che dimezzati rispetto ai massimi produttivi di 6 mesi fa e i debiti contratti dagli avventurieri cercatori di oro nero nelle rocce cominciano in buona parte a diventare “sofferenze” per il sistema bancario.
Tutto ciò, secondo l’ottica che seguono le borse in questi anni, allontana le possibilità di rialzo dei tassi da parte della FED. A giugno è ormai impossibile che questo avvenga, e ciò favorisce la voglia di rischio da parte di chi confida che, passato giugno, la finestra di stabilità rimarrà aperta fino a settembre, dato che normalmente a luglio ed agosto generalmente anche la FED pensa alle vacanze.
Le borse europee perciò, grazie al sostegno americano, restano incollate ai valori raggiunti martedì scorso e tendono a recuperare nel pomeriggio quel che perdono al mattino, effettuando un movimento che molti chiamano “di consolidamento”, in attesa di nuovi spunti operativi.
Il nostro Ftse-Mib appare in questi giorni un po’ più debole degli altri indici europei, zavorrato dal comportamento ribassista di parte delle banche. Sono soprattutto alcune banche popolari, su cui si è abbattuto mercoledì il downgrade da parte di Fitch, ed in particolare Banca MPS (sempre lei…) a pesare sull’indice con un prolungato e cospicuo ribasso, in vista dell’aumento di capitale da 3 miliardi che partirà lunedì e di cui ieri sera sono state fissate le condizioni, che prevedono l’emissione di azioni al prezzo di 1,17, con uno sconto di quasi il 40% sul valore teorico dell’azione dopo lo stacco del diritto d’opzione.
Oggi i mercati potrebbero avere sostegno da quanto trapelerà dell’incontro informale che si è svolto ieri sera tra Tsipras, la Merkel e Hollande a margine del Vertice europeo di Riga.
Si sa che sono sempre gli incontri informali a sbloccare le situazioni di impasse. Specialmente in Europa, dove si fanno riunioni di 28 stati (o 19 quando si tratta di eurozona), che formalmente decidono quasi sempre all’unanimità, ma che sostanzialmente ratificano la volontà di Parigi e Berlino.
Siccome il tempo è agli sgoccioli e la Grecia è rimasta con 800 milioni in cassa con cui deve pagare stipendi, pensioni e rimborsi di prestiti, si fa sempre più strada l’ipotesi che venga sbloccata dall’Eurogruppo almeno metà della somma ancora da versare alla Grecia in base al programma di bailout che scade a fine giugno, in cambio di una stretta fiscale aggiuntiva e simbolica. In questo modo Tsipras eviterà il formale fallimento, riuscendo ad onorare tutte le scadenze estive, mentre un nuovo programma verrebbe poi elaborato per settembre, quando dovrebbero anche essere affrontate le due questioni spinose su cui la Grecia non ha ceduto, cioè la riforma delle pensioni e del sistema retributivo.
Evidentemente, se questo accadesse, si tratterebbe dell’ennesimo rinvio dei problemi per pochi mesi. Sappiamo bene che a settembre si ritroveranno tutti daccapo a discutere se salvare o lasciar fallire la Grecia. Ma sappiamo anche che la burocrazia europea eccelle nello sport del calcio al barattolo, che pratica da sempre.
I mercati potrebbero perciò accontentarsi, dato che l’alternativa ora è soltanto quella di un default, che scatterebbe inesorabilmente il 5 giugno col mancato pagamento di 310 milioni al Fondo Monetario, che la Grecia ha già fatto sapere che non intende onorare in mancanza di accordo.

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