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Il Bluff greco intristisce i mercati
13/05/2015 08:38

L’avvitamento progressivo della Grecia verso il default deprime nuovamente i mercati europei, che hanno vissuto ieri un’altra giornata di calo abbastanza significativo, trascinando nel pessimismo (più contenuto, ma comunque presente) anche le Borse USA.
L’esibizione muscolare mostrata dalla Grecia, con la restituzione puntuale del debito al FMI, si è rivelata un clamoroso bluff. Ben 650 dei 750 milioni restituiti sono stati prelevati dai Diritti Speciali di Prelievo, che ogni Stato membro ha presso il FMI, una sorta di riserva di ultima istanza a cui ricorrere in situazione di emergenza e che deve essere ripristinata entro 30 giorni.
Il fatto ci dimostra che le casse di Tsipras sono ormai vuote e probabilmente non basteranno a pagare gli stipendi pubblici e le pensioni a fine maggio.
L’urgenza di ricevere almeno una parte dei 7,2 miliardi, che l’Eurogruppo sta bloccando in attesa della lista delle “riforme”, è ormai impellente per evitare l’ufficializzazione del default, che nella sostanza è già in atto. La BCE sta continuando la manovra di rianimazione del sistema bancario con l’ennesimo allargamento del limite ai prestiti d’emergenza ELA, portato a 80 miliardi. Il quale, però, basta appena a fronteggiare la fuga di capitali dalle banche greche, che Bloomberg indicato in 7 miliardi nel mese di aprile.
Insomma. Tutto questo gran trattare, se anche andrà in porto, servirà a malapena a tenere in piedi la Grecia fino a fine giugno. Poi saremo punto a capo e bisognerà varare un nuovo piano di aiuti (il terzo) da 40-50 miliardi in cambio di ulteriori “riforme”. E’ una fatica di Sisifo, come si ammette negli ambienti del governo greco.
Non so quali possibilità ci siano di impostare una trattativa per un nuovo piano di aiuti, con il FMI che si sta chiamando fuori perché ritiene, giustamente, che sia fatica sprecata se non sarà preceduta da una ristrutturazione significativa del debito tuttora esistente, prima di aggiungerne altro.
Un recente sondaggio ha inoltre indicato che i ¾ degli imprenditori tedeschi preferirebbe l’uscita dall’euro della Grecia piuttosto che continuare a tenerla a galla. Aggiungiamoci i crescenti nervosismi da parte di paesi del Nordeuropa e di Spagna e Portogallo. Ed infine non dimentichiamo che presto anche Cameron si presenterà col cappello in mano a trattare concessioni per la Gran Bretagna, minacciando di uscire dall’Unione Europea col referendum.
E’ difficile pensare che lo sgangherato condominio Europa riesca a fronteggiare insieme queste due grane (sempre che nel frattempo non ne nascano altre) senza perdere pezzi.
Ecco spiegato lo scoramento dei mercati, che hanno ricominciato ad affondare il Bund e tutto l’obbligazionario europeo, andandone a prezzare i maggiori rischi che si cominciano a percepire.
Il bund è tornato ad un rendimento di 0,68%, dopo aver toccato in mattinata anche lo 0,74%, mentre il nostro BTP rende l’1,87% con lo spread a 119 punti base.
Anche i rendimenti americani stanno decollando, con il decennale che ha raggiunto il 2,25%, ai massimi da inizio anno.
In questo contesto le borse azionarie non possono certo ignorare le tensioni del reddito fisso. In Europa è stato l’indice tedesco a pagare più di tutti (-1,72%), seguito da quello francese. Il mercato ha dimostrato di non avere motivazioni sufficienti per annullare il segnale ribassista consegnatoci. Aumentano le probabilità di vedere il raggiungimento degli obiettivi ribassisti in area 11.000 per il Dax e 21.500 per il nostro FIB.
Tuttavia i dati preliminari sul PIL di Germania (leggermente inferiore alle attese) e Francia (decisamente superiore al consenso), diffusi stamane alle 8, potrebbero dare oggi un po’ di ossigeno rialzista all’azionario europeo, almeno nella mattinata.

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