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Si scoprono gli effetti collaterali del QE
08/05/2015 11:45

Ieri ho chiuso il commento con queste parole, per una volta profetiche: “L’Europa avrà una partenza difficile, poi si vedrà. Se nel derby Grecia-Eurozona arrivasse un goal greco, potrebbe esprimersi un rimbalzo.”
E’ successo esattamente questo. Una partenza difficile, anche a causa del terzo tonfo consecutivo da    -3% dell’indice cinese Shanghai Composite. Perdite oltre il punto percentuale sulle principali borse azionarie europee ed ennesimo sciacquone da paura sul Bund, che poco prima di mezzogiorno è arrivato ad esprimere addirittura un rendimento a 0,80%, seguito dagli altri titoli di stato (BTP arrivato fino ad un massimo di rendimento di 2,06%. A far da contraltare c’era l’euro che sparava al rialzo sul dollaro ed è arrivato ad un soffio da 1,14. Poi, sono bastate le solite voci di riavvicinamento tra Grecia ed euroburocrati, è tornata la speranza di un accordicchio salvafaccia alla riunione dell’11 maggio, in grado di fornire due mesi d’ossigeno alle casse greche, e la musica è cambiata. Il panic selling di pochi minuti prima si è trasformato in panic buying e tutto a ricomprare quel che prima si vendeva a piene mani. Il rendimento del bund è tornato intorno a 0,60% e così ha chiuso la giornata, mentre anche il BTP ritrovava compratori ed il rendimento tornava a fine seduta a 1,75%.
Le borse azionarie recuperavano e, grazie alla tenuta degli indici USA nel pomeriggio, riuscivano a terminare in positivo la seduta, trainate dai bancari. Come capita sempre, quando sono i bancari a dettare il tempo al rialzo, il nostro indice ha chiuso tra i migliori in campo nella squadra europea (+0,8%), preceduto solo dall’indice greco, che ha festeggiato con un +3% le rinnovate speranze di salvataggio della Grecia.
Movimenti come quelli descritti sul mercato obbligazionario sono la spia di un’enorme aumento di volatilità, che deriva dal nervosismo che ha pervaso i mercati, consci che forse si era esagerato nell’attribuire alle banche centrali poteri taumaturgici infiniti.
Il fatto che in Europa le Banche Centrali comprino 60 miliardi al mese di titoli di stato è molto significativo in situazioni normali e se gli altri operatori assecondano il movimento prodotto dalla manipolazione legalizzata di Draghi &C., o addirittura, come è successo nelle prime fasi dell’EuroQE,
si uniscono speculativamente al carro dei compratori.
Ma quando sul mercato emerge la convinzione che i rendimenti sono troppo bassi, la mancanza di liquidità che si è generata sui book di mercato, può amplificare le correzioni, facendo assumere ai movimenti proporzioni gigantesche.
In questo tourbillon di saliscendi da paura è soprattutto il piccolo risparmiatore ad essere travolto, anche se nei prossimi giorni non escludo affatto di leggere notizie di hedge fund o magari qualche banca finiti nei guai a causa di speculazioni sballate.
Una considerazione a parte la merita l’euro. I movimenti dell’euro sembrano da giorni ignorare completamente l’esito delle trattative greche e seguire invece la variazione dei rendimenti dei bond europei.
Nei giorni di liquidazione del Bund l’euro si è apprezzato sul dollaro, fino a raggiungere ieri quasi 1,14 nei momenti di maggior panic selling sul bund. Appena i rendimenti del bund sono tornati indietro, subito è arretrato anche l’euro, che a fine seduta europea quotava abbondantemente sotto 1,13.
Anche stamane, mentre continua la correzione del bund, con un recupero di quotazioni e simmetrico arretramento del rendimento, l’euro ha continuato ad indebolirsi, scendendo fin sotto quota 1,12.
Tutto ciò a prescindere dalle voci sull’esito delle trattative tra Grecia ed Eurozona.
E’ come se ormai i mercati considerassero la Grecia un corpo estraneo all’euro. Anzi, addirittura sembra che salvare la Grecia faccia male alla credibilità della moneta unica e della Germania, mentre farla affondare dà smalto alla moneta unica ad al prestigio di chi in Europa comanda.
Potrebbero essere solo correlazioni tattiche, poiché in realtà un vero e proprio fallimento della Grecia nessuno sa che cosa comporterebbe.
Intanto i mercati azionari si avviano a terminare la settimana sopra i minimi di ieri, ma anche ben sotto i massimi di inizio settimana.
Questo non significa altro che un invito alla prudenza ed a non dare nulla per scontato.

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