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Azzerati gli entusiasmi del QE
06/05/2015 08:39

Dai mercati azionari è giunta ieri un’indicazione precisa: la correzione continua.
Unanimemente, sia la borsa cinese (-4%), fin dal mattino, che quelle europee (-2,52% il Dax tedesco, -2,38% Eurostoxx50, -2,76% il Ftse-Mib, -2,74% l’Ibex spagnolo), e, per finire, anche quelle americane (-1,18% SP500) hanno chiaramente indicato la loro volontà di estendere la correzione iniziata la scorsa settimana. Avendo accertato l’incapacità di negare il segnale ribassista inviato dai mercati giovedì scorso, le borse hanno iniziato una seconda gamba correttiva sfruttando come pretesto l’allontanamento delle ipotesi di accordo tra Eurogruppo e Grecia per sbloccare l’ultima tranche da 7,2 miliardi di aiuti promessi a coronamento del piano di assistenza deliberato nel 2012 e prorogato fino a fine giugno.
La pietra dello scandalo arriva perciò ancora una volta dalla Grecia, proprio mentre sembrava ritornato quasi completamente il sereno tra Tsipras e gli euroburocrati, dopo i cedimenti di Tsipras e le rassicurazioni della Merkel, al punto che i ben informati davano quasi per scontata la ratifica al vertice dell’11 maggio dell’accordo tampone per iniettare quel po’ di liquidità necessario per tenere a galla la Grecia fino a fine giugno.
A lanciarla è stato il Fondo Monetario Internazionale, che ha manifestato parecchie perplessità sulla credibilità della Grecia, dopo che i conti provvisori presentano una preoccupante incapacità del governo di raggiungere gli obiettivi già sottoscritti.
Per dare un’idea della distanza tra impegni e realtà cito il saldo primario del bilancio pubblico. Ricordo che è il risultato tra incassi ed esborsi annuali senza tener conto degli interessi pagati per il servizio del debito pubblico. Ebbene, gli accordi sottoscritti da Samaras prevedevano per il 2015 un avanzo primario del 3% del PIL. I dati provvisori stimano che per l’anno corrente il risultato dovrebbe invece essere un deficit di 1,5% del PIL. 4,5 punti di Pil di differenza, motivati dai mancati introiti fiscali per colpa di chi ha smesso di pagare le tasse e dal blocco dell’attività produttiva per le incertezze sul futuro della Grecia. Paiono oggettivamente troppi per consentire ai creditori di dormire sonni tranquilli.
Proprio per questo il FMI ha fatto balenare l’eventualità di non partecipare ad ulteriori esborsi per mancanza delle condizioni di sostenibilità del debito greco, che è visto dalle previsioni della Commissione UE in salita a fine anno fino al 180% del PIL e che per il FMI andrebbe ristrutturato. Se teniamo presente che metà dei 7,2 miliardi da dare alla Grecia dovrebbero arrivare proprio dal FMI, si capisce bene quale bastone sia arrivato tra le ruote delle colombe. I falchi possono così tornare a volare nel cielo delle trattative, che è molto difficile che approdino a buon fine l’11 maggio e sui mercati si comincia a temere che tra qualche giorno la Grecia dovrà scegliere se rimborsare la tranche di debito da pagare al FMI il 12 maggio, oppure pagare stipendi e pensioni. E’ la classica alternativa del moribondo e già si intravedono gli avvoltoi pronti a calare sul cadavere greco.
Con questi chiari di luna sono continuate le vendite sui bond europei. Tutti, in modo assai più corale dei giorni scorsi. Mentre fino a ieri sembrava che l’accanimento dei venditori si concentrasse soprattutto sui Bund tedeschi, eccessivamente comprati da molti mesi, al punto da arrivare il 20 aprile quasi al rendimento zero, ieri sono stati presi di mira in modo spettacolare anche quelli dei cosiddetti “periferici” (Italia e Spagna). Mentre il Bund è arrivato a rendere lo 0,52%, il rendimento sul BTP italiano è salito a 1,84%, con lo spread che ha recuperato ben 22 punti ed è tornato a 132 punti base.
Un’accelerazione che ha cancellato del tutto l’euforia provocata dalla manovra di QE di Draghi.
Siamo infatti oltre i rendimenti di inizio anno, quando il mercato attendeva il QE e stava scontandone i prodigiosi effetti. E questo vale non solo per il nostro BTP, ma anche per il Bund, che ieri ha realizzato i massimi di quest’anno.
Le vendite hanno coinvolto anche i mercati azionari, per la classica correlazione esistente tra andamento dei titoli di stato e bilanci bancari, pesantemente condizionati dalle valutazioni dei bond. Il minicrollo dei bond ha subito innescato copiose vendite sui bancari ed i listini che ne ospitano tanti, come il nostro Ftse-Mib, hanno terminato la giornata tra i peggiori.
E per finire anche in USA la seduta ha visto vendite incessanti con chiusura sui minimi. Qui le convulsioni sulla Grecia hanno decisamente meno presa, ma ieri è arrivato un inatteso dato sulla bilancia commerciale USA di marzo, assai peggiore delle attese. Le conseguenze potrebbero essere una revisione al ribasso del PIL USA del primo trimestre, che potrebbe addirittura diventare negativo.
 In conclusione credo che dovremmo attenderci l’arrivo del Dax sull’obiettivo previsto dalla figura di testa e spalle ribassista (area 11.000) e dell’indice USA SP500 nell’area compresa tra 2.075 e 2.050. Qui, molto probabilmente, qualche sorta di reazione dovrebbe avvenire. Non dimentichiamo che le banche centrali continuano a comprare.
La correzione potrà continuare e magari accelerare fino a trasformarsi in qualcosa di peggiore solo se verranno sfondati i livelli indicati. In mancanza, la distribuzione laterale potrebbe continuare ancora un po’ di settimane.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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