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Prime prove tecniche di crollo
05/05/2015 08:38

Ieri i mercati di Eurolandia hanno riaperto i battenti, mentre Londra e Tokyo hanno proseguito la vacanza.
La seduta è cominciata con un calo generalizzato sull’azionario, ma si è raddrizzata grazie alla buona vena dell’indice Dax tedesco, che ha effettuato il classico pullback dopo aver completato giovedì scorso una figura di testa e spalle ribassista, con obiettivo l’area 11.000.
Wall Street ha iniziato molto bene, sull’onda del rimbalzo di venerdì scorso, ed è arrivata subito con l’indice SP500 a testare l’area chiave di 1.120, al di sopra della quale non è mai riuscito a chiudere una seduta, nonostante i precedenti 4 tentativi. Ebbene, neanche stavolta ce l’ha fatta, perdendo slancio col passare delle ore e chiudendo la seduta abbondantemente sotto.
Il breakout è al momento impossibile o soltanto rinviato ad oggi?
Questa è la domanda a cui la seduta odierna dovrà rispondere .
In Europa la situazione appare ancora molto incerta, dato che i segnali correttivi inviati la scorsa settimana non sono stati negati dai timidi rimbalzi delle ultime due sedute.
Quel che invece ha stupito tutti è il tonfo del Bund tedesco, anche ieri preda dei venditori. Il future ha chiuso in accelerazione ribassista a 155, 53, sfondando anche l’importante supporto di 156 e raggiungendo un livello di ipervenduto di breve termine (quota 22 sull’oscillatore RSI a 14 sedute) che non si era più visto dopo giugno 2007. Avendo raggiunto ormai quasi la trendline rialzista che ha guidato tutto il movimento rialzista partito all’inizio del 2014, possiamo ipotizzare come molto probabile un rimbalzo. Però non c’è dubbio che il crollo, che ha portato i rendimenti sul decennale tedesco a sestuplicarsi in sole 9 sedute (da 0,077% del 20 aprile fino allo 0,453% di ieri), qualcosa ce lo deve pur annunciare sulle conseguenze che, quando arriverà, produrrà lo scoppio della bolla obbligazionaria ai danni di chi rimarrà immobile, ipnotizzato di fronte a ciò che non credeva possibile.
Ora stiamo vedendo le prime prove tecniche, che ci dicono che in un mercato diventato ormai decisamente illiquido per colpa degli acquisti delle banche centrali, non ci vuole poi molto a provocare enormi danni.
Intanto stamane assistiamo a prove tecniche di correzione anche da parte dell’indice cinese, dall’alto del suo rally, all’apparenza senza fine. L’ennesimo dato negativo (il PMI manifatturiero in pesante calo oltre le attese, comunicato ieri) produce oggi, a scoppio ritardato, una ventata di panic selling, con una perdita provvisoria dell’indice Shanghai Composite oltre il 3% mentre scrivo.
I tempi stanno veramente cambiando?

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