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Oggi il Focus si sposta in America
29/04/2015 08:32

Senza chiari motivi, così come non ve n’erano per la salita di lunedì scorso, le borse europee ieri hanno sostanzialmente restituito quasi tutti i guadagni del giorno precedente.
Non è colpa della Grecia, dove un mesto realismo sta prendendo il posto del sogno di libertà dall’austerità, che Tsipras aveva promesso ed i greci avevano provato a coltivare, dandogli il potere.
Ma la sovranità greca è da tempo nelle mani della burocrazia di Bruxelles e il braccio di ferro sta lentamente risolvendosi con l’accoglimento delle richieste dei creditori europei, che verranno accolte da Tsipras entro il 9 maggio e sancite da un probabile referendum popolare, per ottenere l’erogazione dell’ossigeno finanziario necessario per arrivare a fine giugno. Poi si vedrà. Del resto due mesi sono un periodo di tempo che per i mercati finanziari è abbastanza lungo, dato che la finanza moderna vive alla giornata e si accontenta di continui calci al barattolo.
Non è colpa nemmeno degl’indici USA, che ieri si sono ripresi un po’ ed attendono oggi una giornata campale al di là dell’Atlantico.
Nel pomeriggio avremo infatti la prima stima (advanced) del PIL USA del 1° trimestre 2015, che misurerà l’entità del rallentamento dell’economia americana avvenuto nella prima parte dell’anno. Quella sorta di pausa nella crescita, che gli esperti prevedono al tasso annualizzato di +1% e si sono già affrettati ad imputare al clima sfavorevole. Il dato influirà sulla discussione in seno al FOMC della Federal Reserve, riunito ieri ed oggi, e sulla stesura del comunicato ufficiale sulla politica monetaria che la FED diramerà alle 20. Ricordo che la FED conosce già il dato sul PIL, siccome i dati chiave vengono comunicati all’autorità monetaria sempre con un giorno di anticipo rispetto all’ufficializzazione “erga omnes”.
Se non avremo sorprese positive (positive per l'economia, si intende), la FED dovrebbe confermare in qualche modo una certa pazienza ed accreditare ulteriormente le attese prevalenti, che già prevedono il rialzo dei tassi non prima dell’autunno, mentre cresce il numero degli analisti che vede la data fatidica addirittura a fine anno.
Questo scenario potrebbe favorire il recupero dell’azionario americano e magari la rottura definitiva di quota 2.120, a cui nei giorni scorsi l’indice SP500 ha fatto più volte il solletico, senza mai riuscire ad abbattere.
E’ verosimile che il traino americano possa consentire anche ai mercati europei di riprendere il rialzo, così come ogni segnale di cedimento greco alle pretese dell’Eurogruppo.
Però in Europa non vedo più quell’entusiasmo acritico sulla manovra di Draghi e quegli acquisti ad occhi chiusi che si sono visti fino a poche settimane fa.
Qualcosa sta cambiando nella percezione del rischio in Europa?

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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