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L'accerchiamento di Tsipras
28/04/2015 08:32

La prima giornata della settimana borsistica ha mostrato due volti ben diversi.
Il primo, strascico delle inconcludenti manfrine della trattativa tra Eurogruppo e Grecia, ha visto i mercati azionari europei cedere terreno per tutta la mattinata, accompagnati dallo spread in risalita verso i 130 punti base. L’umore scontava le aumentate possibilità di default della Grecia, dopo che nel week-end erano trapelate indiscrezioni che in ambito UE si stia già studiando una sorta di “Piano B” per proteggere l’Eurozona in caso di fallimento della Grecia.
Anche queste voci fanno parte della strategia di accerchiamento di Tsipras che venerdì scorso aveva prodotto gli insulti a Varoufakis da parte di molti colleghi europei.
Il lavoro ai fianchi ha prodotto un primo risultato in tarda mattinata. Il governo greco ha sostituito il gruppo di lavoro delegato a trattare con l’Eurozona e la Troika, affidandone la guida al vice-ministro degli esteri Tsakalotos, anch’egli professore di economia ma molto più pacato di Varoufakis. A quest’ultimo resterà la supervisione delle trattative, ma non più un ruolo diretto.
E’ il primo passo verso l’accantonamento dello showman, così inviso alle controparti europee e forse anche invidiato per le sue doti istrioniche. Allo scalpo di Varoufakis indiscrezioni stampa hanno aggiunto la probabile rinuncia del Governo greco ad aumentare per legge i salari minimi, uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Siryza.
Il mercato ha prontamente reagito, interpretando questi segnali come un deciso cambio di atteggiamento da parte dei greci, che sembrano ora disposti a fare maggiormente sul serio nei confronti di una UE che sta perdendo la pazienza.
Tsipras pare decisamente all’angolo. Da un lato la UE gli ha bocciato ad una ad una tutte le sue promesse elettorali più ardite e popolari, quelle che gli hanno fatto vincere le elezioni.
Dall’altro il popolo greco, secondo i sondaggi, continua ad essere ambivalente, poiché in gran maggioranza rinnega l’austerità, ma con altrettanta maggioranza vuole rimanere nell’euro. Per di più il piatto piange, poiché il sequestro della cassa degli enti locali è ancora sospeso per l’opposizione di questi ultimi ed i soldi stanno finendo. La stessa BCE venerdì scorso ha manifestato una certa irritazione verso i greci ed ha minacciato di restringere le condizioni di finanziamento delle banche greche con i fondi di emergenza ELA, che sono oggi l’unica forma di aiuto che arriva alla Grecia.
E’ evidente che il sogno di Tsipras è fallito. Dovrà scegliere se ridursi a subire tutti i diktat della UE, come un Samaras qualunque, oppure sottoporre gli elettori una prova di forza.
Al momento sembra incapace di osare e la prima ipotesi sembrerebbe prevalere, almeno fino a giugno.
Per questo i mercati hanno subito fiutato il vento e di colpo si sono rimessi a salire, riducendo sensibilmente gli spread, sia in Grecia che negli altri periferici.
Spettacolare è stato il rimbalzo della borsa greca (+4,37%), ma tutte le borse europee hanno preso il volo per chiudere la seduta con rialzi ben oltre il punto percentuale.
I mercati, si sa, tendono a speculare ogni volta che ne hanno la possibilità. Inoltre il loro orizzonte è breve. Nessuno pensa che si stia andando verso soluzioni definitive, ma, piuttosto, verso il solito colpo al cerchio ed alla botte che serve a guadagnare tempo. E’ uno sport in cui le autorità europee sono maestre ed in cui trovano la loro legittimazione.  Tutti sanno che l’enorme manfrina che si sta svolgendo serve a sbarcare il lunario greco fino a giugno. I mercati ora speculano su questo.
Poi, in giugno, prima della scadenza del programma di aiuti UE (30 giugno), occorrerà iniziare un’altra partita, per varare un secondo programma di aiuti che sostituirà il precedente.
Questa partita sarà decisiva, poiché occorrerà impegnare gli stati dell’Eurozona a tirar fuori altri 40-50 miliardi di aiuti alle Grecia. E’ ben difficile che una decisione simile venga attuata senza precisi e pesanti impegni di effettuare altre riforme strutturali. E senza che l’Europa abbia la possibilità di verificarne puntualmente l’attuazione con meccanismi simili alla Troika. Lì verificheremo se l’Europa vorrà lo scalpo di Tsipras, dopo aver ottenuto quello di Varoufakis, e se le lobby tedesche, che premono per scaricare la Grecia, prevarranno sul desiderio della Merkel di mantenere intatto il dogma dell’irreversibilità dell’Euro. Allora la Grecia tornerà a preoccupare i mercati, per la gioia della grande speculazione.
In America neanche ieri SP500 è riuscito ad avere ragione di quota 2.120. Sembrava cosa fatta, dopo l’euforica partenza che ha portato l’indice fino a 2.126. Ma poi gli acquisti si sono sgonfiati, sono tornati i venditori e la chiusura è stata addirittura negativa, a 2.109. Quel che è peggio è che è stata disegnata una pericolosa candela outside, che spesso comporta un’inversione di trend.
L’attesa per il dato chiave relativo alla prima stima del PIL USA del 1° trimestre, in uscita domani, e per l’esito del meeting della FED, che, sempre domani, diramerà il classico comunicato sulla politica monetaria, impongono cautela.

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