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La partita greca finira' ai calci di Rigore
22/04/2015 08:33

L’incertezza occidentale, dovuta alla crisi greca e ai dubbi sul ritmo che la ripresa USA ha avuto nel primo trimestre, si contrappone alla incontenibile euforia che si respira in Asia, dove proprio stamane l’indice giapponese Nikkei ha superato di slancio i 20.00 punti, realizzando un nuovo massimo dell’anno, e la borsa cinese, sull’onda delle misure di allentamento monetario attuate dalla banca centrale, continua a macinare rialzi del 2% al giorno ed ha assorbito per intero il passo falso di lunedì scorso, segnando anch’essa il nuovo massimo annuale.
In Europa si fanno invece i conti con lo stallo greco. E’ ormai piuttosto chiaro che Tsipras per ora non ha intenzione di scavarsi la fossa politica in patria, accettando il diktat dell’Eurogruppo, che vuole il rispetto del memorandum firmato a suo tempo da Samaras, senza concessioni significative. Anzi, ritengo abbastanza improbabile che i negoziatori greci possano concedere ancora qualcosa senza una qualche sorta di investitura popolare (referendum o nuove elezioni). La misura adottata lunedì, che prevede la cassa centralizzata per gli enti locali, ha permesso di racimolare qualcosa più di un miliardo di euro aggiuntivi e consentirà al governo di pagare stipendi e pensioni di aprile. Però è stata una misura assai contestata ed evocatrice di controlli sui capitali che potrebbe far scappare dalla Grecia patrimoni che ancora non l’hanno fatto. Si è corso questo rischio per spostare in avanti di qualche giorno il bordo dell’abisso, che verrà messo alla prova il 12 maggio, quando dovrà avvenire la restituzione al FMI di una tranche di prestito da 800 milioni. La situazione di stallo creatasi rende del tutto inutile l’Eurogruppo di venerdì, che non risolverà alcunché, data la distanza tra le parti. Si lavora alacremente per autorizzare una trasfusione di sangue dalla UE alla Grecia nel successivo appuntamento intergovernativo europeo del 11 maggio. Sembra che la Merkel voglia concedere la restituzione di 1,9 miliardi di plusvalenze sui bond greci incassate dalla BCE. Se così fosse la circolazione sanguigna della Grecia sarebbe garantita fino a fine giugno.
Tutto ciò ovviamente non tiene conto della fuga di capitali, che potrebbe accelerare e causare l’insolvenza delle banche greche, rendendo assai più imminente la soluzione finale.
Insomma: la partita greca, già ai tempi supplementari, si sta avvitando in una inconcludente melina che sembra preludere alla lotteria dei calci di rigore. E siccome Tsipras è nemico del rigore ho uno strano presentimento.
Una sensazione che si rafforza osservando la debolezza che sembra pervadere sempre più i mercati finanziari periferici. Le borse di Italia, Spagna e Portogallo da qualche giorno sono costantemente sottoperformanti rispetto alle altre borse europee, di pari passo con l’inabissarsi di quella di Atene. Lo spread di Italia e Spagna è quasi raddoppiato dai minimi di inizio marzo e non riesce a ridiscendere verso quota 100, nonostante il QE di Draghi, che macina continui cali dei rendimenti sui bond sovrani più solidi. E’ di ieri il record storico dell’Euribor a 3 mesi, per la prima volta sceso in negativo.
Anche Wall Street non sembra particolarmente intonata. Dopo il rimbalzo di lunedì, ieri si è rivisto il segno meno sugli indici USA. Le trimestrali finora comunicate hanno dato una bella impressione riguardo agli utili. L’80% delle società che hanno presentato i conti hanno battuto le stime degli analisti. Assai meno bene però sono andate le cose riguardo al fatturato ed alla previsione sul futuro. Infatti meno del 50% ha battuto le stime di fatturato e molte hanno presentato un outlook incerto sui prossimi trimestri, a causa della forza del dollaro che penalizza la competitività delle imprese USA.
Il risultato è perciò che l’indice SP500 è ancora ben all’interno del triangolo di indecisione che accompagna la lateralità del mercato da quasi due mesi.
Non è un bel modo per entrare nel mese di maggio, tradizionalmente debole per gli indici azionari USA.

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