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Riparte la Catena della Sofferenza
17/04/2015 08:34

Mentre dagli USA arrivano dati ambigui, che immobilizzano l’andamento di SP500 e lo inchiodano a fine seduta ai valori del giorno precedente, in Europa arriva una pioggia di vendite su tutti i settori ed una grandinata sul settore bancario, che impone un significativo stop ai sogni di gloria dei listini europei.
E’ questa la rapida sintesi della giornata borsistica di ieri, che ha riportato sotto i riflettori ciò che i mercati azionari sembravano in questi mesi aver rimosso, nella caparbia ricerca di motivazioni per salire: quelle che ieri ho chiamato “domande difficili” sul destino della Grecia e sull’eventuale effetto contagio che un default greco provocherebbe in Eurozona.
Partiamo dagli Usa, dove la giornata dell’indice azionario più significativo (SP500) è stata sostanzialmente tranquilla e tutta trascorsa sotto i massimi della seduta precedente e chiusa in leggerissimo calo (-0,08%).
Compratori e venditori sono stati in equilibrio. I primi attratti dalle ottime trimestrali arrivate ieri (Netflix, Goldman Sachs e Citigroup), i secondi spaventati dai dati macro deludenti sui sussidi di disoccupazioni, cresciuti più delle attese, e sui nuovi cantieri edili, ben al di sotto della aspettative.
L’eventuale test della resistenza è quantomeno rinviato.
La cronaca della seduta europea di ieri ci parla invece di perdite generalizzate da parte di tutte le borse azionarie, trascinate al ribasso dal settore bancario, che, dopo qualche giorno di performance anonime, ieri ha subito più di altri la sensazione che il default greco si fa sempre più concreto. Parecchie tegole sono cadute in testa a chi nutriva speranze di salvataggio per i greci. Anche il tedesco Schaeuble si è unito al vice-presidente della Commissione UE nell’affermazione che la prossima settimana non verrà raggiunto alcun accordo con la Grecia nella riunione dell’Eurogruppo. Il Fondo Monetario Internazionale ha inoltre rifiutato di riscadenzare il rimborso del prestito da 747 milioni di euro che la Grecia deve rimborsare al FMI il 12 maggio. E Per finire è arrivato anche l’abbassamento del rating da parte di Standard&Poor’s sul debito greco a CCC+ con outlook negativo.
I mercati continuano perciò a vendere la Grecia. I titoli di stato biennali hanno visto ieri il rendimento schizzare in alto oltre il 28%, con ben 4 punti percentuali di rialzo rispetto al giorno precedente, mentre il decennale è arrivato a rendere il 13,2%. Anche il mercato grigio dei credit default swap sta dando un responso piuttosto pessimistico sugli sforzi per trovare un accordo che eviti il fallimento. Le probabilità di fallimento della Grecia, incorporate negli scambi di ieri, ha ormai raggiunto l’80%. Per non parlare poi degli allibratori inglesi. Il celebre William Hill non accetta più scommesse a favore dell’uscita della Grecia dall’Euro entro il 2015.
L’accelerazione della presa di coscienza sulla “tragedia greca” ha dispiegato in modo ben visibile quella che possiamo chiamare “la catena della sofferenza”, ovvero quella serie di effetti concatenati che già abbiamo visto in passato e che rappresenta il riflesso condizionato dei mercati quando percepiscono un pericolo di crisi imminente.
Se la fuga dalla Grecia e lo smobilizzo delle posizioni ancora aperte su quel paese rappresenta il primo anello, il secondo è costituito dalle vendite sul settore bancario, che viene ritenuto vulnerabile alle perdite che la ristrutturazione del debito greco, comunque avvenga, porterà in dote. Ieri sono state pesantemente vendute tutte le banche d’Europa. Persino quelle tedesche, che qualche scheletro greco nell’armadio debbono ancora averlo. Il terzo anello è il pesante calo dei listini, soprattutto di quelli dove il settore bancario è molto pesante. I listini sono anche stati colpiti da generalizzate prese di beneficio sui titoli che nelle scorse settimane di allegria avevano meglio performato. Si pensi, in Italia, al caso di Saipem, che all’inizio della seduta è arrivata a guadagnare +3,8%, mentre a fine giornata il risultato è stato -4%.
Il quarto anello della catena è il ritorno sotto i riflettori dell’inquisizione di quei paesi che un tempo venivano chiamati PIGS, poi, più benevolmente, sono diventati “i periferici”: si tratta di Italia, Spagna e Portogallo; la Grecia sotto i riflettori è già da sei mesi.
E’ già qualche giorno che, sui mercati obbligazionari di questi paesi, rendimenti e spread col Bund dei stavano lentamente salendo. Ieri si è assistito ad un’accelerazione significativa, anche se per ora la situazione non sembra ancora eccessivamente preoccupante, dato che la risalita avviene da livelli infimi, schiacciati dalla politica manipolativa della BCE, che compra a piene mani i titoli di stato che altri operatori hanno cominciato a vendere con una certa insistenza. Sta di fatto che il rendimento dei titoli obbligazionari decennali dei periferici ha ricominciato a peggiorare in modo evidente. Il rendimento del nostro BPT è risalito di 12 punti base in un solo giorno arrivando a superare l’1,36% (l’11 marzo aveva toccato il minimo sotto 1,13%). In Spagna la salita è stata di 15 punti base ed è arrivata a 1,40%. In Portogallo il rendimento è schizzato addirittura di 40 punti base, arrivando al 2.12%. Tutto ciò si confronta con la discesa del rendimento del Bund, che ieri ha toccato l’ennesimo minimo storico, questa volta addirittura sotto lo 0,10%, e dimostrato che è ripreso con un certo vigore anche il “Fly to Quality”, cioè la ricerca di porti sicuri dove mettere i soldi in caso di tempesta, che è appunto il quinto anello della catena della sofferenza.
E’ forse ancora presto per affermare che sia partito il treno speculativo contro l’intero ventre molle dell’Eurozona. Ma non lo è per constatare che i mercati, per la prima volta da parecchio tempo, hanno riattivato in modo concorde ed evidente quella catena di correlazioni che ho illustrato, che ha turbato i sonni degli investitori nel 2011 e 2012 e che da parecchio tempo sembrava incautamente dimenticata. In tal modo hanno seminato qualche dubbio sulla sicumera dei soloni, che negli ultimi mesi hanno quasi invocato il fallimento controllato ed indolore della Grecia e regalato alla pubblica opinione troppe facili rassicurazioni sul potere taumaturgico di Draghi, baluardo inespugnabile, almeno fino a quando la speculazione non assumerà le sembianze di una graziosa e ginnica fanciulla in grado saltargli sul tavolo e rovesciargli in testa coriandoli di vendite di bond periferici.
Io non ho mai accettato questa ipotesi rassicurante, come sanno i miei lettori. Ora vedo che sui mercati comincia ad aumentare il numero ed il peso delle perplessità.
Buttare a mare un paese come la Grecia avrà effetti finanziari, ma ancor più politici, di entità tutt’altro che lieve. E’ di ieri la notizia che Tsipras ha deciso di compare armi dai russi, tanto per far capire che, se l’Europa non li vuole, c’è qualcun altro che aspetta i greci a braccia aperte.
Credo proprio che non sarà facile, né tantomeno indolore, come credono i falchi tedeschi, sbarazzarsi della Grecia tanto in fretta.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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