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Parecchie situazioni arrivate al bivio
13/04/2015 09:57

La settimana dopo Pasqua ha visto ancora i mercati europei galoppare a nuovi massimi annuali, raggiunti da quasi tutti i principali (per il tedesco Dax i massimi fatti sono addirittura storici). La crescita da inizio anno è ormai intorno al 26% per il Dax e per il nostro Ftse-Mib, che sono i migliori del gruppo.
Desta sensazione anche il rialzo dell’indice cinese Shanghai Composite, che ha ormai superato anche quota 4.100 ed il suo 26% di rialzo l’ha fatto praticamente nelle sole ultime 4 settimane.
La Cina sta vivendo un momento di pura follia speculativa, trascinata dalle attese di nuove manovre di espansione monetaria da parte della Banca Centrale, man mano che i dati sull’economia reale continuano a peggiorare. Gli ultimi, usciti proprio stamane, parlano di un forte calo sia dell’export che dell’import e di una revisione al ribasso da parte della Banca Mondiale delle stime di crescita per quest’anno ed il prossimo, intorno al 7%. La reazione della borsa è stata entusiastica e l’indice si sta avviando a chiudere la seduta odierna con un rialzo superiore al 2%.
Assai meno chiara è la situazione in USA, dove continua il braccio di ferro tra rialzisti e ribassisti. La scorsa settimana ha visto i rialzisti recuperare un minimo di fiducia e resistere alla pressione delle vendite, che all’inizio del mese aveva fatto temere lo sfondamento dei supporti all’indice SP500.
La reazione ha riportato l’indice oltre quota 2.100, e potrebbe ora anche spingerlo a testare il lato superiore del triangolo di indecisione che ingabbia l’indice americano da inizio febbraio, e che questa settimana transiterà intorno ai 2.110 punti.
Molto dipenderà dalle trimestrali, che vedono questa settimana alcuni grossi calibri (Intel, American Express, Citigroup, Goldman Sachs, General Electric) presentare i conti del primo trimestre.
Anche il prezzo del petrolio si trova confinato da parecchie settimane all’interno di un’area di indecisione, questa volta di forma rettangolare, tra il livello di 44 e quello dei 54 dollari al barile. La scorsa settimana si è avvicinato al bordo superiore, ma non è riuscito a sfondare. Ricordo che l’uscita da questo trading range proietterebbe un possibile movimento di circa 10 dollari, in grado di influire anche sull’andamento dell’economia reale e degli altri mercati.
L’ultimo bivio piuttosto significativo si presenta di fronte al cambio Euro-Dollaro. Dopo aver completato il 16 marzo scorso una profonda gamba ribassista, che ha portato il cross euro-americano, quasi senza alcuna sosta intermedia, da 1,40 del maggio 2014, fino al minimo di 1,0456, per qualche settimana ha effettuato il classico rimbalzo tecnico, che ha alleggerito la pressione sull’euro e testato più volte l’area intorno a 1,105. L’ultimo mancato tentativo di sfondamento del 6 aprile ha generato la ripresa di convinzione dei compratori di dollari e riportato il cambio ormai a poco più di un centesimo dal minimo di marzo.
Questa settimana è verosimile che avvenga il test dei minimi, che, con l’esito che ci presenterà, ci dovrebbe anticipare se la FED alzerà i tassi a giugno oppure no.
Personalmente vedo più probabile una tenuta del minimo ed un rimbalzo dell’euro un po’ più convinto di quello che abbiamo visto in marzo. Il motivo è che, se le trimestrali saranno deboli e annunceranno un PIL piuttosto fiacco, il dato reale si confronterà con segnali di ripresa che nel frattempo stanno arrivando dall’Eurozona e gli eccessi di pessimismo sull’Europa e di ottimismo sull’America potrebbero riequilibrarsi.
Ovviamente avviso che questa è un’ipotesi che deriva dalla logica macroeconomica sottostante. Mai come in questo periodo l’economia reale è stata relegata in un angolino nascosto dei pensieri degli investitori, per lasciare spazio ai voli pindarici della speculazione, galvanizzata dalle mosse delle banche centrali, come un toro davanti al torero.
Già. Ma come finiscono di solito le corride?

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