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Mercati appesi alle trimestrali
09/04/2015 08:38

I mercati si sono fatti guardinghi all’apertura ufficiale della stagione delle trimestrali americane, che ha visto ieri Alcoa presentare, prima tra le big, i suoi conti relativi al primo trimestre 2015.
Le borse europee, imitate poi anche da quella americana, nell’attesa, hanno vivacchiato per tutta la seduta intorno alla parità, con piccoli scostamenti ed hanno archiviato una seduta abbastanza anonima. Del resto non ci sono stati driver significativi per animare la seduta, dato che il prezzo del petrolio, arrivato sul bordo superiore del trading range 44-54 dollari, ha deciso di tornare un po’ indietro. Anche l’euro si è stabilizzato tra 1,08 e 1,09 contro il dollaro. Dati macro significativi ieri non se ne sono visti e neanche la pubblicazione delle minute dell’ultimo incontro della FED a marzo sono riuscite a chiarire le idee al mercato sulle intenzioni future della FED. Infatti i membri del FOMC sono divisi tra l’ipotesi di alzare i tassi a giugno e quella di rinviare il rialzo al secondo semestre. Personalmente ritengo probabile che fino all’autunno la Fed non muoverà foglia, per due motivi: innanzitutto perché, se c’è divisione, prevale l’opinione del Governatore. La Yellen è la madre di tutte le colombe e dovrebbe far pendere la bilancia dal lato del rinvio. In secondo luogo perché si è ribadito che la mossa dipenderà dai dati economici. Il primo trimestre si avvia ad essere ufficialmente fotografato come un trimestre di crescita molto debole, se non azzerata, per cui anche i dati consiglieranno l’attesa.
A proposito di dati, rilevo che Alcoa ha battuto le stime degli analisti sugli utili, ma ha mancato quelle sul fatturato. Se volessimo trarre un’indicazione generale da una singola società, cosa statisticamente assai inopportuna, avremmo un responso incerto, che farebbe pensare ad una stagione di utili nervosa, con società migliori e società peggiori delle attese.
Va detto, comunque, che le attese degli analisti non sono affatto rosee. Al momento si prevede, per il complesso delle società quotate del paniere SP500, un calo degli utili nel primo trimestre 2015, rispetto al precedente, tra il -3 e il -4%. Il pessimismo degli analisti si è fatto via via più marcato, se pensiamo che a gennaio le stime parlavano di una crescita intorno al +5,5% e che la campagna delle trimestrali del 4° trimestre 2014 registrò una crescita degli utili del +7,8% rispetto al trimestre precedente.
Sembrerebbe quindi giustificato il fiatone dell’indice americano, che non riesce a staccarsi dai valori di fine 2014, nonostante che tutt’intorno gli altri indici segnino performance stellari da inizio anno.
E’ anche vero, però, che se le società USA riuscissero a ripetere la prestazione che spesso hanno mostrato in passato, cioè battere in modo significativo le attese degli analisti, e se la FED facesse capire in modo più chiaro l’intenzione di procrastinare ancora i tempi del rialzo dei tassi, potremmo assistere ad un ritorno di fiducia degli investitori e magari alla realizzazione di nuovi massimi storici anche da parte di SP500.
Per ora, però, l’incertezza domina e comincia lentamente a contagiare anche le altre borse.
Ovviamente è cosa ben diversa essere incerti da 3 mesi, come la borsa americana, dall’essere incerti da un giorno o due, dopo essere saliti all’inverosimile da mesi, come succede alle borse europee.

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