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Situazione Mattarella
02/02/2015 09:12

Mentre si dipanavano le prime puntate della telenovela greca, che ci accompagnerà ancora per alcune settimane, e giungeva a conclusione la lunga partita a scacchi per l’elezione del nostro Capo dello Stato, venerdì i mercati si sono concentrati nuovamente sull’America, dove è stata pubblicata la prima stima del PIL 4° trimestre 2015.
Il dato era atteso perché il terzo trimestre aveva mostrato un’accelerazione irripetibile della crescita americana, ad un ritmo del 5% annualizzato, roba da paese emergente in perfetta salute.
Il problema era proprio comprendere quanto fosse irripetibile e quanto consolidato fosse invece lo zoccolo duro che la compone, dopo i citati eccessi del 3° trimestre, che hanno fatto da contraltare al crollo produttivo del primo (quel calo del PIL di circa il 2% attribuito al gelo, ricordate?).
Gli analisti si spingevano ad ipotizzare mediamente una crescita del 3,2%. Invece il dato, provvisorio come ogni stima “advanced”, ci parla di una crescita decisamente inferiore: +2,6%. Se verrà confermata dalle prossime stime più precise, il dato annuale si fisserà a +2,4%, che equivale grosso modo al 2,2% del 2013 ed al 2,3% del 2012.
Dagli USA giunge perciò l’impressione che, più che accelerare, la crescita si sia stabilizzata su livelli discreti ma non eclatanti. Decisamente superiori ai ritmi europei, ma non paragonabili ai tassi raggiunti nei precedenti cicli congiunturali, dove il 3% era il minimo, mentre oggi pare una chimera, nonostante la impressionante e inaudita dose di stimoli fiscali e monetari messi in campo questa volta da Obama prima e dalla FED poi.
Il dollaro forte comincia a pesare sulla bilancia commerciale (salgono le importazioni e rallenta l’export) e sottrae circa un punto alla crescita, compensando il forte aumento dei consumi, favoriti dalla discesa dei prezzi dell’energia. Le difficoltà che le imprese affrontano a far quadrare i conti si riflettono in un rallentamento degli investimenti ed in una diminuzione di fatturato ed utili, che impone agli analisti di non eccedere nelle stime nemmeno per il trimestre in corso.
Non sono notizie buone per un mercato azionario che per tutto il 2014, ma già nel 2013 e nel 2012, aiutato dall’ebbrezza monetaria del QE della FED, ha scontato notizie assai migliori di quelle che stiamo registrando. Ed infatti sui listini americani sono ripartite le vendite, dopo l’illusorio rimbalzo di giovedì. SP500 è tornato sui supporti a 1.995 e si prepara a difendere oggi il livello di 1.990, sotto il quale si aprirebbero le porte per una ulteriore discesa di oltre 100 punti.
La situazione europea continua ad essere meglio impostata, dato che i mercati rifiutano di incorporare nei prezzi qualsiasi ipotesi di contagio. Dalla Grecia, per precauzione, continua l’emorragia di capitali, sia dai conti correnti delle banche (alcune stime ipotizzano che in gennaio i prelievi dai depositi sulle banche greche ammontino a circa 20 miliardi) che dalle obbligazioni, che ormai hanno rendimenti vicini al 20% sui titoli triennali e superiori all’11% sui decennali.
Però il resto d’Europa ha rendimenti stabili. Addirittura il Bund tedesco ha realizzato il minimo assoluto di rendimento a 0,29%, grazie alla pubblicazione del dato sui prezzi dell’Eurozona pesantemente in calo.
L’Italia si consola con l’elezione del Capo dello Stato. Renzi ha stravinto la sua partita di poker con il pregiudicato e l’algido Angiolino, riuscendo contemporaneamente a spaccare i partiti dei due “nemici-amici” ed unire il suo attorno alla figura di Mattarella, la persona giusta per non fare ombra al protagonista. Per quel che può interessare, non riesco ad unirmi al coro degli entusiasti, che si spella le mani per aver riesumato dalla naftalina della Corte Costituzionale, dove era stato esodato prima della pensione, un grigio e mesto democristiano siciliano che può vantare solo il merito di non essersi fatto comprare dalla mafia e di non aver mai partecipato a Porta a Porta. Se basta questo per diventare Presidenti della Repubblica è segno che il nostro paese è ancora piuttosto lontano dalla normalità.
Intanto, per facilitare la “pacificazione” il primo atto di Mattarella è stato quello di invitare il pregiudicato ad assistere al suo giuramento. Poi, tra qualche giorno ci penserà Renzi ad approvare il famoso codicillo sulla modica quantità di frode fiscale ammessa dalla legge, che gli permetterà di ripulirsi la fedina penale e ci impedirà nuovamente di chiamarlo pregiudicato. Bentornata normalità!

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