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Appuntamento col Bazooka
22/01/2015 08:24

Eccoci giunti al tanto atteso appuntamento con il bazooka di Draghi.
Alle 14,30 i mercati vivranno un’esplosione di volatilità perché finalmente l’arma letale per creare inflazione verrà mostrata al popolo in trepida ed confidente attesa.
Alla faccia della riservatezza e del buon gusto di non inviare informazioni a mercati aperti, ieri è stata una ridda di pettegolezzi sui dettagli della manovra. Sappiamo già che sarà di 50 miliardi al mese e dovrebbe comprendere sia i deludenti acquisti di ABS e Covered Bond, sia la novità (per l’Europa, perché le altre principali banche centrali lo praticano già da anni) dell’acquisto di titoli di stato.
Quel che è ancora un po’ velato di incertezza è la durata del programma, che dovrebbe certamente partire da marzo. Si va da una ipotesi minimale “per tutto il 2015” (in tal caso si arriverebbe a 500 miliardi complessivi, un po’ poco rispetto alle attese dei mercati, che sarebbero delusi), ad una di “almeno un anno”, che lascerebbe libera la BCE di sospendere il programma nel corso del 2016 al raggiungimento degli obiettivi, fino a quella più generosa, ovvero “per tutto il 2015 e 2016”, che porterebbe il bilancio BCE ad una espansione anche superiore ai 1.000 miliardi ipotizzati finora da Draghi e garantirebbe alla grande speculazione oltre un anno di festeggiamenti.
Dovrebbe essere confermato il calcio nei denti alla Grecia, dato che non verranno acquistati bond di quel paese. La suddivisione degli acquisti dovrebbe essere equilibrata in proporzione alle quote di partecipazione dei singoli stati al capitale della BCE, che corrisponde più o meno al peso del PIL dei singoli stati rispetto a quello complessivo dell’Eurozona.  La quota italiana ammonta a circa il 12%, quella tedesca la 18%. Per l’Italia sarebbe stato preferibile che si guardasse all’ammontare del debito, ma dobbiamo scordarcelo. Verranno così premiati quelli a cui l’intervento non serve e penalizzati quelli che invece ne avrebbero maggiormente bisogno, in perfetto stile UE.
La parte meno sussurrata dai rumor riguarda la ripartizione del rischio tra la BCE e le Banche Centrali dei singoli stati. Si sa che, se tutti gli acquisti venissero fatti direttamente dalla BCE, il programma comporterebbe una assunzione collettiva del rischio sull’intero ammontare, attraverso la BCE. Eventuali perdite graverebbero sui singoli stati in proporzione alle loro quote BCE (i tedeschi hanno la quota maggiore). I paesi più deboli (Spagna, Italia e Portogallo) riceverebbero un chiaro aiuto dalla socializzazione del rischio. Ovviamente la Bundesbank si oppone e preferirebbe che gli acquisti venissero interamente fatti dalle Banche Centrali dei singoli paesi, le quali comprerebbero i titoli del proprio paese e prenderebbero il rischio di insolvenza del proprio paese.
Questa soluzione, anche se immediatamente il mercato potrebbe non pensarci più di tanto, a mio parere sarebbe devastante, poiché rappresenterebbe un passo indietro significativo nel processo di unione monetaria e potrebbe portare alla disgregazione dell’eurozona e alla ripresa delle speculazioni sugli spread ai primi segnali di crisi debitoria di qualche paese.
Data la situazione assai precaria del nostro debito pubblico, che è finora premiato, al di là dei nostri meriti, con una riduzione enorme dello spread, proprio grazie alla “garanzia Draghi”, che promise di  fare tutto il possibile per difendere l’Eurozona, introdurre un simile principio vanificherebbe gran parte dello “scudo protettivo” e potrebbe far risalire, forse prima di quanto ci aspettiamo, il nostro differenziale di rendimento rispetto al Bund.
Vedremo oggi quale compromesso verrà trovato tra queste due ipotesi estreme. Forse una parte di acquisti potrebbe essere fatta dalla BCE ed una parte dalle singole Banche Centrali. Il danno verrebbe ridotto, ma non annullato.
In ogni caso credo probabile che i festeggiamenti dei mercati, che sono in gran parte già avvenuti, incorporando nei prezzi le ipotesi più generose, se continuassero dopo l’ufficializzazione del programma, avrebbero una durata piuttosto limitata. Urge voltare pagina e volgere lo sguardo all’imminente voto greco, con tutte le sue possibili implicazioni. Se già nel pomeriggio odierno, o al massimo domani, non assistessi a cospicue prese di beneficio, qualunque sia la comunicazione ufficiale di Draghi, rimarrei molto stupito. Significherebbe che gli investitori sono già ubriachi prima che Draghi serva lo Champagne.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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