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Lo Tsunami svizzero
16/01/2015 08:34

Ieri i mercati hanno vissuto una giornata che possiamo definire “stravagante”, con comportamenti molto diversi a seconda delle aree geografiche ed ampia e confusa oscillazione da parte di quelli europei.
Per fare una rapida sintesi si parte dall’Asia, che ha visto un rialzo corale con punte piuttosto cospicue da parte dell’azionario indiano e di quello cinese, che hanno messo di buonumore l’inizio d giornata europea. Poi è arrivato, poco dopo le 10,30, lo tsunami svizzero. La Banca Centrale elvetica ha improvvisamente ed inaspettatamente deciso di abolire il legame valutario fisso tra Franco ed Euro, fissato dall’inizio del 2012 a quota 1,20. Contemporaneamente ha abbassato il tasso di riferimento sui depositi interbancari a -0,75%, per dissuadere gli investitori a comprare franchi come bene rifugio. L’autorità svizzera pensava che tutto ciò sarebbe bastato a far diventare il franco una valuta normale, ma evidentemente hanno sbagliato clamorosamente i calcoli. Il mercato, colto di sorpresa, ha reagito d’istinto precipitandosi a comprare franchi e, in men che non si dica, la valuta svizzera si è rivalutata del 14% sia sul dollaro che sull’euro. L’euro poi, dal canto suo, dopo lo schiaffo di credibilità subito dal franco, ha continuato a scendere anche sul dollaro per tutta la seduta, scivolando addirittura sotto 1,16 (minimo del 2005), per poi chiudere su quel supporto.
Immediata è stata anche la reazione negativa sulla borsa svizzera, che è letteralmente colata a picco, arrivando a perdere poco dopo le 12,30 fino al 14%, per chiudere poi la giornata in parziale recupero a -8,7%. Le altre borse europee hanno vissuto un momento di pazzia, come quelli che si vedono quando vengono annunciati attentati devastanti e poi subito smentiti. In un attimo hanno perso intorno ai 3-4 punti percentuali dai valori pre-annuncio, piombando in terreno piuttosto negativo, per poi recuperare tutto altrettanto in fretta e, dopo un’oretta di riflessione, innestare il turbo rialzista. Il pomeriggio è stato tutto al rialzo e la seduta è terminata con guadagni medi intorno ai 2 punti percentuali.
L’America invece ha fatto storia a sé. Lo tsunami svizzero non ha impattato perché, quando i mercati azionari USA hanno aperto i battenti, era già passato ed anche perché, francamente, la Svizzera per gli americani è poco più che uno strano paese difficile da individuare sulle cartine geografiche.
Negli USA hanno guardato assai più alle trimestrali bancarie, che hanno deluso, ed al prezzo del petrolio, che dopo essere salito fin oltre i 50 dollari, ieri ha ricominciato a scendere, annullando quasi tutto il bel rimbalzo di due giorni.
Perciò i venditori hanno continuato a dominare, realizzando quella rottura ribassista di quota 2.000 da parte dell’indice SP500, che il giorno prima era stata evitata con il rimbalzo finale.
La giornata odierna apre in modo piuttosto paradossale, con i grafici che ci indicano, per l’America, una probabile estensione della correzione (quota 1.890 potrebbe essere l’obiettivo di SP500), mentre quelli europei sembrano lanciati a tornare ai massimi di dicembre (10.093 per il Dax tedesco, che è anche il massimo storico; 19.352 per il nostro Ftse-Mib).
E’ evidente che uno scenario simile è piuttosto difficile che si realizzi. Il magnetismo che attrae gli indici azionari riallineerà gli scenari. Per cui dovremmo assistere ad un po’ di correzione in Europa oppure alla negazione del segnale ribassista da parte di SP500. L’Asia e soprattutto la Cina continuerà a fare storia a sé.
 Il grafico dell’Euro-dollaro in questi ultimi tempi assomiglia molto a quello del petrolio. Ora i mercati sono alle prese con il livello chiave di 1,16. Se verrà rotto al ribasso in modo chiaro, la prospettiva diventerà il ritorno verso la parità, nel medio lungo periodo. Non credo comunque che sarà così facile penetrare stabilmente sotto 1,16, dati gli eccessi ribassisti che si vedono sugli oscillatori.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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