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Contrordine: il calo del petrolio fa bene
19/12/2014 08:39

I mercati azionari, grazie al via libera dato dal discorso accomodante di nonna Yellen dopo il FOMC della Federal Reserve, hanno riesumato l’euforia dei bei tempi e stanno recuperando con gran fretta la strada perduta nella prima parte del mese di dicembre. Anche ieri è continuato in modo rabbioso il recupero, che ha riportato l’indice SP500 (+2,40%) ormai nuovamente a pochissima distanza dai massimi storici. Anche l’Europa ha messo a segno un ampio e corale rimbalzo con Eurostoxx50 a +3,33%, il Dax a +2,79% e il Ftse-Mib a +2,37%.
Il prezzo del petrolio, se è vero che per ora non ha voglia di rimbalzare, almeno ha smesso per due giorni di segnare nuovi minimi. Il calo della tensione ha così favorito la stabilizzazione del rublo intorno ai 60 dollari e l’estensione del rimbalzo della borsa russa, rassicurata anche dalla Conferenza Stampa di Putin, che ha sottolineato le ingenti riserve valutarie del paese, ha garantito che la situazione è sotto controllo e non ha usato toni eccessivamente minacciosi nei confronti dell’Occidente. Ciò fa pensare innanzitutto che il default russo non è dietro l’angolo, come i mercati cominciavano a temere ad inizio settimana, e che per ora non sembra che Putin voglia prendere rivincite militari che compensino le batoste economiche.
Capita l’antifona, anche in occidente è stato tutto un susseguirsi di contrordini rispetto a quel che si sentiva solo pochi giorni fa. Il calo del petrolio, da minaccioso per la stabilità, è diventato favorevole alla crescita, acquisendo sull’argomento il punto di vista di Yellen. La pazienza che la FED ha promesso nel riportare verso la normalità la politica monetaria è stata interpretata come un via libera alla risalita delle borse. Le voci, che in Europa danno per ormai imminente a gennaio la partenza del Quantitative Easing anche sui titoli di stato, si sono fatte sempre più insistenti, convincendo i mercati a scontarne anticipatamente gli effetti con una salita isterica dei prezzi delle azioni e una discesa altrettanto frettolosa del valore dell’euro, che ieri è tornato ben sotto 1,23 sul dollaro, perdendo in due giorni oltre due figure.
Insomma: un voltafaccia clamoroso, che riporta d’attualità una possibile chiusura d’anno sui massimi, con somma gioia da parte della grande speculazione e dell’industria del risparmio gestito, ma con enorme perplessità per chi cerca un po’ di logica in quel che accade ogni giorno sui mercati.
Personalmente ritengo che questi fenomeni tellurici rappresentino la fase finale del lungo ciclo rialzista, che dura ormai da quasi 6 anni. L’aumento di volatilità sui massimi storici è spesso un segnale anticipatore della fine di un ciclo. Quel che si vede ora sul grafico di SP500 ha parecchie somiglianze con quel che capitò alla fine del 2007. Se l’indice USA non riuscisse a superare i massimi assoluti di 2.079 avremmo la riproposizione quasi esatta del movimento di allora, che precedette il crollo del 2008.
La storia non si ripeta mai uguale, ma i cicli primari si esauriscono sempre con un aumento di volatilità e la creazione di divergenze tra l’andamento dei prezzi e l’andamento degli indicatori di forza.
Proprio quel che si sta verificando ora. E’ in questa fase che le cosiddette “mani forti” distribuiscono al popolo entusiasta i titoli accumulati all’inizio del ciclo rialzista. Ovviamente non sappiamo quanto ci metterà il mercato a maturare l’inversione di tendenza primaria. Non dimentichiamo che mai come oggi l’opera di manipolazione dei prezzi e della realtà è stata così intensa. Mai come ora le banche centrali hanno assunto una posizione così smaccatamente favorevole alla ulteriore crescita della bolla speculativa in atto. Pertanto chi volesse giocare d’anticipo, scommettendo sul ribasso imminente, commetterebbe un errore. Ma anche chi volesse continuare credere nel rialzo senza limiti, di tempo e di spazio.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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