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La difficile partita greca
12/12/2014 08:38

Il calo del petrolio sembra non finire mai. Ieri, suL contratto future del greggio WTI, trattato a Chicago, è stata abbattuta anche la soglia psicologica dei 60 dollari e collezionata l’ennesima giornata negativa di una serie che, dal giorno in cui l’OPEC ha decretato di non voler salvare i prezzi con tagli produttivi, ha visto un unico tentativo di rimbalzo il primo giorno di dicembre. Sono stati raggiunti livelli ormai estremi di eccesso ribassista, che dovrebbero favorire almeno una stabilizzazione, se non un recupero. Tuttavia in questi casi occorre essere molto cauti, poiché l’andamento di questa materia prima ha assunto chiaramente l’aspetto di un coltello che cade. Come sa chiunque è dotato di buon senso, è bene non cercare di afferrare un coltello mentre sta cadendo, poiché si rischia di stringere la lama anziché l’impugnatura. Molto meglio aspettare che giunga a terra e si stabilizzi.
L’effetto petrolio ha ammosciato il rimbalzo dei mercati azionari americani, che nella parte iniziale di seduta appariva gagliardo, trascinato da un buon dato sulle vendite al dettaglio e dalla voglia di dimenticare subito la scivolata del giorno prima per riprendere in fretta il rally di fine anno.
Ma nella seconda parte della seduta sono tornate le vendite che hanno rimangiato 2/3 del rialzo, riducendolo ad un rimbalzino che ha segnato un altro massimo decrescente, incapace, per ora di comunicare una vera intenzione di invertire il trend correttivo di breve periodo.
L’Europa aveva approfittato della buona cera iniziale di Wall Street, riuscendo a chiudere in positivo, anche se con variazioni minime, sui principali indici. Grazie al traino americano il contesto europeo ha potuto accantonare momentaneamente il dramma greco, che ieri ha visto la borsa azionaria di Atene cedere un altro -7,35% e portare il saldo delle ultime 3 giornate ad un rotondo -20%. Lo sfondamento del supporto di 860 da parte dell’indice azionario greco apre la strada per l’arrivo in area 800, dove si trova l’ultimo importante baluardo che lo separa dall’abisso dei minimi raggiunti nel corso della grande crisi del 2012, a quota 475. Intanto il rendimento del titolo di stato decennale ellenico è salito a 8,8% ed il triennale ha superato il 10%, aggravando ulteriormente l’inversione della curva dei rendimenti, che testimonia la fuga degli investitori dalla Grecia ed è sempre un segnale anticipatore di un possibile default.
In Grecia si gioca una partita difficile. Tsipras, il leader del partito Syriza di sinistra radicale, in testa nei sondaggi elettorali, tenta di convincere i mercati ed i burocrati UE che non ha nessuna intenzione di uscire dall’euro, ma “solo” di rinegoziare il debito estero greco in mano a UE, BCE e FMI (si tratta di circa 240 miliardi che verrebbero tagliati a 100) e di cancellare buona parte dei sacrifici imposti dalla troika al popolo greco. I mercati ovviamente non credono per ora che i tedeschi ed i suoi satelliti accetterebbero un sacrificio simile, non solo per la dimensione della cancellazione del debito che contiene, ma soprattutto perché creerebbe un precedente per altri furbacchioni dell’area mediterranea e sancirebbe di fatto il principio dell’unione fiscale europea, che i tedeschi accetterebbero solo quando tutti avessero fatto per bene i compiti a casa del risanamento, diventando così virtuosi come loro. Ma tutti sono anche coscienti che se saltasse la Grecia, verrebbe messo a soqquadro il fragile equilibrio raggiunto nell’eurozona e si scatenerebbe nuovamente l’effetto domino su Spagna, Italia e, forse, questa volta, anche sulla Francia.
D’altra parte Samaras soffia sul fuoco, approfittando del crollo dei mercati per ricordare la pericolosità dei suoi avversari politici e convincere i Razzi greci dell’opposizione moderata, che debbono essere parecchi, a votare il suo candidato il 29 dicembre, quando basterà trovare 25 voti aggiuntivi a quelli della sua maggioranza per eleggere il Capo dello Stato, evitare le elezioni anticipate e conquistarsi un paio d’anni di tranquillità politica per portare a termine il lavoro con la Troika.
Il poker continuerà fino al 29 dicembre e la volatilità, fino ad allora, sarà assicurata.

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