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Torna l'incubo Grecia
10/12/2014 08:35

Ogni giorno ha la sua pena, per la sgangherata carretta chiamata Eurolandia.
Come se non bastassero le alternanze di illusioni e delusioni provocate da Draghi, che continua a sfogliare la margherita del QE, ieri ha fatto irruzione nell’immaginario collettivo l’incubo Grecia, che da qualche tempo mancava dai radar delle preoccupazioni europee. Anzi, ultimamente, dato il ritorno alla crescita ed il raggiungimento del pareggio di bilancio, veniva citata da molti come esempio di successo delle cure della Troika.
Invece nella serata di lunedì ecco piombare sui mercati l’improvvisa accelerazione dello show-down imposto dal premier Samaras, che ha anticipato di due mesi le elezioni del Capo dello Stato, che si terranno a partire dal 17 dicembre.  
Come sa chiunque ha rapporti di prima mano da parte di chi vive in Grecia, i risultati di bilancio sono ottenuti a costo di una grave crisi sociale, che si nutre di quotidiana protesta popolare, anche violenta. L’attuale maggioranza che sostiene il governo di Samaras, secondo i sondaggi, se si votasse oggi, sarebbe spazzata via dai partiti che si oppongono alla macelleria sociale imposta dall’austerità della Troika. Syriza, la formazione politica di sinistra radicale, che in 3 anni è passata dal 5% al 34% dei consensi, e si è imposta come primo partito greco già nelle elezioni europee del maggio scorso, andrebbe al governo con un programma che rinnegherebbe gli impegni presi con l’Europa e negozierebbe una ristrutturazione del debito a spese dell’UE e del FMI senza la quale potrebbe uscire dall’euro.
Si tratta di uno scenario che potrebbe essere evitato se Samaras riuscisse ad evitare elezioni nei prossimi 2 anni, riuscisse a portare a termine il bail-out della Troika ed ottenere segnali consistenti di ripresa economica, risalendo così la china dei consensi.
A complicare le cose però c’è  la prevista elezione del Capo dello Stato, che avrebbe dovuto tenersi nel prossimo mese di febbrio. Secondo la costituzione greca, se l’elezione del Capo dello Stato a maggioranza qualificata non avviene entro la terza votazione, il Parlamento deve essere sciolto e si devono immediatamente indire elezioni anticipate. I voti necessari per eleggere il Capo delo Stato sono 180 e la maggioranza ne ha 155. Samaras ha deciso di cercare i 25 voti necessari tentando il tutto per tutto della elezione anticipata, facendo leva sull’attaccamento alla poltrona parlamentare dei 45 deputati dell’opposizione moderata. L’impresa potrebbe riuscire. Anche in Grecia ci sono i Razzi, come in Italia. Ma se non riesce, saranno elezioni politiche immediate ed i primi mesi del 2015 rischiano di riaprire per la zona euro una crisi peggiore delle precedenti, questa volta con il rischio effettivo di implosione della moneta unica.
La sorpresa per la mossa ardita di Samaras e la difficoltà nell’interpretarne le possibilità di successo, ha provocato una corsa alle vendite in Grecia, come è naturale, dove la Borsa ha perso quasi il 13%, peggior ribasso dal 1987, mentre i titoli di stato governativi a 3 anni sono schizzati in zona pericolo, con il rendimento sopra l’8%. L’effetto domino si è subito allargato agli altri paesi europei, con forti cali, superiori al -2%, per le borse tedesca e francese, e soprattuto ai periferici dell’eurozona, con l’Italia che ha fatto -2,81% sul Ftse-Mib e la Spagna -3,18%.
L’apertura americana è stata contagiata dallo scenario europeo ed anche dalla stretta monetaria decisa a sorpresa dalla Banca Centrale cinese per fermare l’euforia presente sl mercato azionario, che ha provocato un forte dietro-front nella seconda parte della seduta di Shanghai, passato dal rialzo delle prime battute fino ad un -5% finale.
Come spesso accade, tuttavia, i nervi americani si sono rivelati più saldi di quelli europei, e, dopo un brutto inizio, gli indici USA hanno recuperato quasi tutto il calo (il Nasdaq ha addirittura chiuso positivo). Oggi la palla passa nuovamente alle borse europee, che devono decidere se riprendere un po’ di compostezza e fidarsi dell’azzardo di Samaras, oppure accentuare la preoccupazione di ieri ed approfondire la correzione. Nelle fasi iniziali dovrebbe prevalere la volontà di rimbalzo, tuttavia la giornata potrebbe subire lo shock di altre dichiarazioni politiche provenienti dall’eurozona in grado di spaventare i mercati.
Tecnicamente l’indice tedesco Dax ieri ha negato la rottura rialzista dei massimi assoluti, tornando sotto i minimi del Draghi–day della scorsa settimana. Però rimane sopra la trendline rialzista che guida il rally di fine anno. Anche Eurostoxx50, che nei giorni scorsi non è riuscito a tornare sopra i massimi dell’anno, ieri si è aggrappato all’analoga trendline, con un po’ più di difficoltà.
Il nostro Ftse-Mib è molto più debole ed è ritornato sotto la media mobile a 50 giorni. Si aggrappa ora alla speranza di rimanere sopra 19.200, che portebbe essere l’ultimo baslurdo in grado di impedire il ritorno a 18.450.

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